La spesa dei Comuni per il sociale nel 2024

di Franco Mostacci

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La spesa per abitante destinata dai Comuni italiani al sociale è aumentata tra il 2016 e il 2024, soprattutto dopo il Covid e, negli ultimi due anni, per i maggiori investimenti finanziati dal Pnrr. Le differenze territoriali sono significative ed è più critica la situazione nel mezzogiorno, sia in termini di incidenza che di capacità di pagamento.

Servizi sociali: i compiti di comuni e regioni

Gli interventi di natura sociale, anche in ossequio al principio di sussidiarietà verticale, sono una delle funzioni che più caratterizzano l’azione di governo sul territorio di un Comune, in un’ottica di redistribuzione in favore dei ceti più deboli.

Con la legge quadro n. 238 del 2000 sulla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, i Comuni sono divenuti titolari delle funzioni amministrative per gli interventi sociali a livello locale, mentre le Regioni svolgono le funzioni di programmazione e coordinamento degli interventi sociali, integrandoli con quelli sanitari, formativi e per l’inserimento lavorativo. Nelle regioni a statuto speciale il bilanciamento dei ruoli tra gli enti territoriali può assumere forme diverse rispetto alle regioni a statuto ordinario.

Nel 2024 i Comuni italiani hanno impegnato quasi 12 miliardi di euro per i diritti sociali, politiche sociali e famiglia (missione 12 del bilancio comunale), il 13,7% degli 87 miliardi complessivi che compongono la spesa finale. A questi si aggiungono altri 5,5 miliardi di residui passivi, relativi a somme non pagate negli anni precedenti.

Le spese ricomprese nella missione 12 sono quelle riferite a interventi per infanzia, minori, asili nido; disabilità; anziani; soggetti a rischio di esclusione sociale; famiglie; diritto alla casa; rete dei servizi sociosanitari e sociali; cooperazione ed associazionismo; servizio necroscopico e cimiteriale.

Ripartizione della spesa sociale dei comuni italiani per programma di spesa – Impegni di spesa 2024(*) (euro)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) al 3 dicembre 2025 – (*) copertura del 97,9% della popolazione residente

La fetta maggiore è riservata a infanzia, minori e asili nido (28,8% del totale) e a seguire la rete dei servizi sociosanitari e sociali (15,1%) e i soggetti a rischio di esclusione sociale (14,9%)[1]. In aumento negli ultimi anni i fondi per la disabilità (13,4%), mentre quelli in favore degli anziani si sono ridotti dal 13,9% del 2016 al 9,8% del 2024, nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione.

L’andamento degli impegni di spesa per il sociale per ciascun residente è crescente tra il 2016 (148 euro per abitante) e il 2024 (205 euro per abitante). L’incremento maggiore (da 152 a 169 euro) si è avuto nel 2020 per fronteggiare l’emergenza Covid. L’aumento dell’ultimo biennio è in gran parte dovuto ai maggiori investimenti fissi resi possibili dagli interventi previsti e finanziati dal Pnrr[2].

L’aumento della spesa nel periodo è risultato pari al 39%, ma tenendo conto dell’inflazione, si registra una crescita reale di quasi il 20%, circa 2,5 per cento l’anno.   

Spesa pro capite(*) dei Comuni per il sociale – Impegni di spesa 2016-2024 (euro)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – (*) rispetto alla popolazione residente al 31 dicembre 2021

Le differenze territoriali

La spesa sociale non è uniforme sul territorio nazionale e mostra un’evidente situazione di svantaggio per i piccoli comuni.

Nel 2024 la spesa pro capite è di soli 157 euro nei Comuni con popolazione inferiore ai 10 mila abitanti e poco meno di 300 euro nelle città con più di 100 mila abitanti, dove le economie di scala giocano un ruolo determinante.

L’andamento territoriale mostra una spesa per abitante di 199 euro nel Nord ovest, 234 nel Nord est, 206 al Centro e appena 157 al Sud (con 124 euro in Campania e 152 in Calabria). Le Isole sono fortemente eterogenee, con il valore più alto d’Italia in Sardegna (504 euro) e uno inferiore alla media in Sicilia (191 euro).

Ma le differenze non si esauriscono qui.

La percentuale di spesa destinata al sociale rispetto alla spesa finale (spesa corrente, in conto capitale, per l’incremento di attività finanziarie) è alquanto stabile nel tempo e nel 2024 (13,7%) è tornata sopra i livelli prepandemici.

Escludendo i valori troppo alti (Sardegna e Friuli Venezia Giulia) o troppo bassi (Valle d’Aosta) di alcune regioni a statuto speciale in cui le competenze sono diversamente ripartite tra gli enti territoriali, una maggiore attenzione alle politiche sociali si riscontra tra i comuni dell’Emilia Romagna (16,1%), Puglia (15,4%) e Lombardia (14,7%). Le situazioni più penalizzate sono, invece, quelle di Abruzzo (9,3%), Campania e Calabria (9,8%).

Incidenza della spesa per il sociale dei Comuni rispetto alla spesa finale per regione(*) – Impegni di spesa 2016-2024 (valori percentuali)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – (*) Il dato 2016 della Valle d’Aosta è relativo al solo comune di Aosta che ha un’incidenza elevata e non rappresentativa dell’andamento regionale

La capacità di pagamento delle somme impegnate per interventi di natura sociale, comprensiva dei residui degli anni precedenti, non supera mai i due terzi del totale (67,7% nel 2024, il valore più alto del periodo). In questo particolare settore i ritardi nei pagamenti sono poco giustificabili, trattandosi per lo più di spesa corrente destinata a contrastare situazioni di disagio.

Incidenza della spesa (ordinate) e capacità di pagamento (ascisse) della spesa sociale dei Comuni nel 2024 (valori percentuali)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze)

Le differenze territoriali nella capacità di pagamento sono ben marcate. Le regioni del centro-nord e la Sardegna riescono a soddisfare oltre il 70% degli impegni di spesa (quadranti in alto), mentre tutte le regioni del sud, incluso il Lazio, non arrivano al 60%, con Campania e Calabria intorno al 40% (quadranti in basso).

Valori (euro pro capite) e indicatori (percentuali) del bilancio consuntivo dei Comuni per ripartizione geografica – 2024

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – (*) copertura del 96% della popolazione residente

La minore allocazione di interventi per il sociale al Sud (il 76% del valore nazionale pro capite) dipende da una serie di fattori. Pur potendo disporre di entrate in linea con la media nazionale, dati i vincoli e gli equilibri di bilancio, la scarsa capacità di riscossione (38,5%) ne limita fortemente l’utilizzo, causando una riduzione della spesa finale per abitante (in media 1.501 euro per italiano). Alla scarsità di risorse finanziarie, derivante anche da una maggiore incidenza degli interessi passivi sui debiti pregressi, si aggiungono poi le scelte di politica locali nel ripartire la spesa tra le diverse funzioni. Un ulteriore fattore negativo è costituito dalla ridotta capacità di pagamento, in quanto aumenta la massa dei residui passivi da smaltire negli anni successivi. Non appare, invece, rilevante la dimensione media comunale in termini di popolazione, che al Sud risulta in linea con quella degli altri Comuni italiani.


[1] Gli stanziamenti in favore dei soggetti a rischio di esclusione sociale raggiunsero gli 1,7 miliardi di euro nel 2020 (17,1%), l’anno del Covid, in cui furono distribuiti attraverso i Comuni buoni per la spesa alimentare destinati a famiglie indigenti
[2] Su tutti il Piano asili nido e scuole dell’infanzia (investimento M4C1-I1.01); il Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica (investimento M4C3-I3.03) e i Progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale (investimento M5C2.I2.01).