Alloggi per studenti universitari fuori sede, le promesse mancate del Pnrr

di Franco Mostacci e Monica Montella

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 4 maggio 2026

Con il Pnrr si promettevano 60 mila posti letto per studenti fuori sede. Oggi, a pochi mesi dalla scadenza, ne sono stati realizzati solo una frazione ed è divenuta una delle misure più controverse e sintomatica delle difficoltà incontrate nella realizzazione degli interventi.

Il tema è molto sentito: la carenza di studentati per ospitare i giovani che vanno a studiare lontano da casa, li costringe a rivolgersi al mercato privato delle locazioni e pagare affitti spesso insostenibili, soprattutto nelle grandi città. Negli ultimi anni, la protesta contro il “caro prezzi” è sfociata più volte in provocatorie tendopoli allestite all’interno degli atenei.

Nella sua formulazione iniziale, il Pnrr sembrava in grado di risolvere il problema, con 960 milioni di euro stanziati per la ‘Riforma della legislazione sugli alloggi per studenti e investimenti negli alloggi per studenti’, sotto forma di prestiti. Nelle intenzioni dell’esecutivo, la misura si basava su un’architettura innovativa ed originale, con l’obiettivo di incentivare la realizzazione, da parte dei soggetti privati, di nuove strutture di edilizia universitaria attraverso la copertura anticipata, da parte del MUR, degli oneri corrispondenti ai primi tre anni di gestione delle strutture stesse e triplicare i posti per gli studenti fuorisede, portandoli da 40mila a oltre 100 mila entro il 2026.

I primi due traguardi sono stati conseguiti nei termini previsti. A dicembre 2021 sono state introdotte agevolazioni, semplificazioni e deroghe alle norme vigenti (la Legge 338/2000 e il Decreto Legislativo 68/2012). A dicembre 2022 è entrata in vigore la riforma della legislazione sugli alloggi per gli studenti.

Ma quando si è trattato di passare alle vie di fatto, le cose si sono complicate, nonostante la nomina di un Commissario straordinario. I bandi per l’acquisizione di manifestazioni di interesse non hanno riscosso particolare successo e non è stato possibile raggiungere l’obiettivo di aggiungere 7.500 posti entro dicembre 2022.

A quel punto, per non perdere i finanziamenti, l’Italia ha chiesto e ottenuto dalla Commissione europea di tramutare l’obiettivo fallito in un traguardo, in cui si garantiva quanto meno al 30 giungo 2023 l’aggiudicazione di contratti iniziali per la creazione di posti letto supplementari, con un rinvio al 30 giugno 2026 per la realizzazione dei 60 mila posti aggiuntivi inizialmente previsti. Un gioco delle tre carte, se si considera che ad oggi nessuno di quei progetti usufruisce più di finanziamenti del Pnrr.

A fine 2023 il Governo ha rilanciato, aumentando il finanziamento da 960 milioni a 1,198 miliardi, anche per fronteggiare l’aumento dei prezzi delle costruzioni.

A febbraio 2024 è partito un nuovo bando, quello attualmente in essere, destinato ai soggetti gestori delle residenze, gli unici responsabili della realizzazione degli interventi. Il contributo di circa 20 mila euro per ciascun nuovo posto letto è relativo alla sola gestione di residenze studentesche e non sono previsti finanziamenti per costruzioni e/o ristrutturazioni di immobili, che restano a carico dei soggetti beneficiari.

Ancora una volta le adesioni sono andate a rilento, con 59 progetti a dicembre 2024, 110 a marzo 2025 e 179 a giugno 2025 per meno di 400 milioni di euro. Il Governo è dovuto correre ancora una volta ai ripari e chiedere alla Commissione europea un ulteriore annacquamento della misura.

Con le modifiche approvate a novembre 2025, sono stati dimezzati sia lo stanziamento che l’obiettivo da raggiungere, divenuto di 30 mila posti entro giugno 2026. In parallelo è stato finanziato con 599 milioni di euro un Fondo per gli alloggi destinato agli studenti, affidato a Cassa Depositi e Prestiti, sempre per l’erogazione a soggetti pubblici o privati di un contributo economico a fondo perduto, fino a 20.000 euro per ogni nuovo posto letto, da completare però entro maggio 2027.

Studenti universitari fuorisede (anno accademico 2019-2020) e contributi erogati al 26 febbraio 2026 per il Fondo Riforma Housing universitario (bando n. 481/2024) per Regione

Fonte: elaborazione su dati Regis (Italia Domani – Catalogo Open Data); Allegato al DM 1437/2022; Schede di progetto

Nell’anno accademico 2019-2020 (prima dell’inizio del Pnrr) gli studenti universitari fuorisede erano 717 mila, quasi la metà del totale. I posti letto disponibili negli studentati erano meno di 50 mila, il 6,3% della domanda (solo il 4,5% al Sud).

Al 26 febbraio 2026 su Regis sono presenti 292 progetti per la realizzazione, entro il primo semestre di quest’anno, di 28.963 nuovi posti letto per 578 milioni di euro. La scala dell’intervento appare insufficiente rispetto alla dimensione del fenomeno.

Nelle principali città il divario resta enorme: a Milano, a fronte di oltre 120 mila studenti fuori sede, i nuovi posti previsti sono poco più di 3 mila; a Roma 2.145 su quasi 60 mila; a Torino meno di 2 mila su oltre 50 mila; mentre a Bologna, uno dei principali poli universitari del Paese, gli interventi programmati sono 433. Anche nelle realtà dove l’investimento è più consistente, come Padova o Napoli, la copertura resta limitata a una quota marginale della domanda complessiva.

Questo significa che, anche nell’ipotesi — tutt’altro che scontata — di completare tutti gli interventi previsti, l’impatto sul mercato degli affitti studenteschi rischia di rimanere molto contenuto.

A fronte di queste criticità, anche l’avanzamento finanziario resta molto limitato, con una quota minima di risorse effettivamente erogate.

In molti casi, i cronoprogrammi indicati nelle schede di progetto non corrispondono alle date indicate su Regis. Lo stato di attuazione va a rilento, solo il 5% dei fondi è stato realmente speso (28 milioni di euro), meno di un progetto su dieci è completato, mettendo a serio rischio la possibilità di rispettare la scadenza del 30 giugno 2026.

Uno sguardo ai progetti finanziati conferma la frammentazione degli interventi e la difficoltà a realizzare nuove strutture su larga scala. Nel complesso, più che un piano organico di edilizia universitaria, emerge un insieme eterogeneo di interventi, spesso di piccola scala, che difficilmente potranno incidere in modo significativo sulla carenza di alloggi per studenti.

I soggetti attuatori sono per lo più privati, con 33 milioni affidati a Campus X srl che realizzerà 1.644 posti a Milano, Napoli, Torino, Trieste e Modena, mentre Cridola Investimenti ne realizzerà 1.191 a Padova, Pavia, Ferrara e Salerno per 24 milioni. Quasi del tutto assenti le Università e gli Enti regionali per il diritto allo studio, con il rischio che allo scadere dei 12 anni di vincolo della destinazione d’uso per gli immobili, i privati riutilizzino i posti letto per finalità ricettive ritenute più redditizie.

Anche il canone di locazione richiesto non sembra poi così favorevole per gli studenti. Pur essendo previsto uno sconto del 15% del valore medio di mercato definito dal Tavolo interistituzionale per la riforma dell’housing universitario, si parla pur sempre di 400 euro al mese in camera doppia che diventano quasi 600 in camera singola, con prezzi più alti nelle grandi città (a Milano si arriva anche a 850 euro) e mediamente maggiori in Sicilia e Sardegna.

In definitiva, ad oggi sono stati realizzati e messi a disposizione solo pochi nuovi alloggi per gli studenti universitari fuorisede e, con il passare del tempo, cresce il timore che l’obiettivo dei 60 mila posti letto aggiuntivi venga fortemente ridimensionato.

Nel frattempo, la finalità sociale che animava la misura — sostenere il diritto allo studio — rischia di indebolirsi, lasciando spazio a un modello sempre più orientato alla redditività degli operatori privati, tra contributi pubblici e crediti d’imposta.