di Franco Mostacci e Monica Montella

Gli stanziamenti assegnati all’Italia nell’ambito del PNRR ammontano a 194,4 miliardi di euro, di cui circa 70 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 124,5 miliardi attraverso prestiti. Al 30 giugno 2026 devono essere rendicontati gli ultimi 35 traguardi (milestone) e 124 obiettivi (target) previsti dal Piano.
Le attività operative proseguiranno comunque fino al 31 agosto 2026, termine entro il quale dovranno essere completati gli interventi necessari per consentire le verifiche finali entro la fine dell’anno e ottenere l’erogazione dell’ultima rata, pari a 28,5 miliardi di euro. A seguito delle modifiche approvate a novembre 2025, sono stati introdotti nuovi strumenti finanziari per circa 24 miliardi di euro, con l’obiettivo di garantire la continuità degli investimenti e ridurre il rischio di perdita delle risorse. Tali strumenti consentiranno, in alcuni casi, di prolungare la realizzazione di specifici interventi anche oltre la scadenza formale del PNRR, mantenendo comunque la disponibilità dei finanziamenti.
Sul portale Italia Domani è stato pubblicato, a metà luglio, l’aggiornamento della banca dati ReGiS relativo allo stato di avanzamento del PNRR al 13 giugno 2026. A ridosso della scadenza del Piano, i dati disponibili evidenziano un quadro particolarmente critico, anche considerando l’eventualità che parte delle informazioni possa essere condizionata da errori, ritardi o incompletezze nei caricamenti effettuati dai soggetti attuatori. Secondo il quadro di sintesi riportato nella Tavola 1, a fronte di circa 191 miliardi di euro di interventi complessivi, di cui 174 miliardi già impegnati[1], il valore dei progetti attivi risulta pari a 171,3 miliardi di euro. I pagamenti effettuati ammontano invece a 102 miliardi di euro, pari al 59,5% del valore dei progetti attivi. L’andamento della spesa evidenzia inoltre un rallentamento nella fase finale del Piano: il ritmo medio dei pagamenti, anziché registrare un’accelerazione in vista della scadenza, è diminuito passando da circa 3,5 miliardi di euro al mese a circa 2,5 miliardi mensili.
L’ammontare complessivo dei progetti avviati e attualmente in fase di realizzazione è pari a 171,3 miliardi di euro, con una differenza di circa 23 miliardi di euro rispetto alla dotazione finanziaria complessiva prevista dal Piano. Tra gli interventi che risultano ancora non pienamente avviati o che presentano ritardi figurano diverse misure di rilevante valore economico. In particolare: la misura rafforzata Industria 4.0, con una dotazione di 4,7 miliardi di euro; il Fondo Rotativo Contratti di Filiera (FCF) destinato al sostegno dei contratti di filiera nei settori agroalimentare e collegati, per 2,8 miliardi di euro; gli interventi per lo sviluppo del biometano secondo i principi dell’economia circolare, con risorse da attivare pari a 2,2 miliardi di euro; lo strumento finanziario per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (ERP), con una dotazione di 1,4 miliardi di euro; il rafforzamento dell’efficienza dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, per 1,2 miliardi di euro; lo sviluppo dell’agrovoltaico, con risorse pari a 1,1 miliardi di euro; il regime di sovvenzioni per gli investimenti nelle infrastrutture idriche (FNISSI), per circa 1 miliardo di euro; la promozione delle energie rinnovabili attraverso Comunità Energetiche e autoconsumo, con quasi 800 milioni di euro; il Parco Agrisolare, con una dotazione di 789 milioni di euro (Tavola 2).
Tra le sette missioni che compongono il PNRR, quella con la dotazione finanziaria più elevata è la Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica, alla quale sono destinati 56,8 miliardi di euro. Di queste risorse, tuttavia, circa 10 miliardi non risultano ancora associati a progetti attivati.
Anche la Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, con una dotazione complessiva di 43,3 miliardi di euro, evidenzia un divario significativo: i progetti effettivamente attivati ammontano a 35,4 miliardi, con quasi 8 miliardi di risorse ancora prive di corrispondente attuazione progettuale. Nonostante ciò, la Missione 1 presenta il miglior livello di avanzamento finanziario, risultando l’unica ad aver superato la soglia del 70% dei pagamenti effettuati (Tavola 3).
Per quanto riguarda i soggetti titolari degli interventi, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dispone del maggior volume di risorse riferite ai progetti attivati, pari a 38,1 miliardi di euro, dei quali circa la metà risulta già pagata.
Performance migliori si registrano invece per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha effettuato pagamenti pari al 71,2% dei 25,8 miliardi di euro relativi ai progetti di competenza, e per il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove risultano già erogati il 71,2% dei 24,5 miliardi di euro complessivi (Tavola 4).
Dal punto di vista dello stato di avanzamento dei progetti: il 2,5% dei progetti, pari a 4,3 miliardi di euro, si trova ancora in una fase preliminare precedente all’avvio dell’esecuzione[2]; il 40,7%, corrispondente a 70 miliardi di euro, risulta completato; il 49,5%, pari a 85 miliardi di euro, è ancora in corso di realizzazione; il 7,3%, per un valore di 12,5 miliardi di euro, avrebbe dovuto essere già concluso ma risulta in ritardo (Tavola 5). Il confronto con le precedenti ricognizioni (Figura 2) evidenzia inoltre un progressivo aumento della quota di interventi in ritardo rispetto ai tempi previsti, segnalando una crescente difficoltà nella fase finale di attuazione del Piano.
Il quadro evidenzia quindi che, nonostante l’avanzamento complessivo del Piano, permangono alcune misure strategiche con risorse ancora da attivare o con livelli di attuazione inferiori alle aspettative, soprattutto nei settori della transizione energetica, delle infrastrutture, dell’agricoltura e dell’innovazione tecnologica.
Tra i progetti per i quali l’esecuzione non risulta ancora avviata, alcune importanti iniziative permangono in una situazione di sostanziale stallo. Tra queste figurano il Fondo Rotativo Contratti di Filiera (FCF), destinato al sostegno dei settori agroalimentare, della pesca e comparti collegati, con una dotazione finanziaria di 4 miliardi di euro; il rafforzamento delle smart grid, che prevede 391 milioni di euro a cui si aggiungono ulteriori 367 milioni nell’ambito della misura rafforzata, su un totale complessivo di 4 miliardi; i progetti dedicati all’idrogeno; gli interventi straordinari per la riduzione dei divari territoriali nella scuola secondaria e il contrasto alla dispersione scolastica; il potenziamento del sistema di formazione professionale terziaria; nonché gli interventi per la digitalizzazione degli ospedali e lo sviluppo della telemedicina a supporto dei pazienti cronici (Tavola 6).
Le missioni che presentano i maggiori ritardi nel completamento dell’esecuzione sono la Missione 6 – Salute, con una quota di ritardi pari al 16%, la Missione 7 – RePower EU, con l’11,5%, e la Missione 4 – Istruzione e Ricerca, con il 9,4% (Tavola 7).
A livello di singole misure, le principali criticità riguardano il “Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica”, con circa 1 miliardo di euro ancora in ritardo rispetto a una dotazione complessiva prossima ai 5 miliardi; il “Potenziamento dei nodi ferroviari metropolitani e delle linee ferroviarie interregionali e regionali”, con 787 milioni di euro interessati da ritardi su un totale di 6,5 miliardi; il “Piano asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia”, con 718 milioni di euro in ritardo su 4,4 miliardi; la misura “Casa come primo luogo di cura (Adi)”, con 585 milioni di euro; la digitalizzazione degli ospedali, con 436 milioni di euro (Tavola 8).
Tra i soggetti titolari delle misure, il Ministero dell’Istruzione e del Merito registra il maggiore ritardo nella fase di esecuzione, pari a 2,7 miliardi di euro su una dotazione complessiva di 17,9 miliardi. Seguono il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con 2,4 miliardi di euro su 38 complessivi e il Ministero della Salute con 2,4 miliardi su 15 (Tavola 9).
Per quanto riguarda i soggetti attuatori, Rete Ferroviaria Italiana evidenzia ritardi per 856 milioni di euro su un valore complessivo dei progetti pari a 22 miliardi. Criticità emergono inoltre presso alcune Regioni, in particolare Campania, Puglia e Calabria, nella realizzazione degli interventi sanitari, oltre che per Terna e Roma Capitale relativamente ai progetti di propria competenza (Tavola 10).
L’analisi territoriale dei progetti finanziati dal PNRR evidenzia i maggiori ritardi in Basilicata (15,9%), Campania (15,5%), Abruzzo (14,2%), Sardegna (13,9%), Lazio (13,4%) e Calabria (12,9%), valori superiori alla media regionale del 9,2%. Nel complesso, il Mezzogiorno presenta le maggiori difficoltà nell’avanzamento dei progetti (Tavola 11).
Tra i Comuni, Roma Capitale risulta il territorio destinatario del volume più elevato di finanziamenti, per oltre 7 miliardi di euro, con progetti che registrano ritardi nell’esecuzione per quasi 1 miliardo (Tavola 12).
Per quanto riguarda il collaudo, risulta completato il 28% dei progetti, rispetto al 25,6% rilevato al 26 febbraio 2026, per un valore complessivo di 48 miliardi di euro. Al contrario, il 3,1% dei progetti, corrispondente a 5,4 miliardi di euro, avrebbe dovuto essere già concluso ma risulta ancora in ritardo (Tavola 13). Considerando esclusivamente i progetti con esecuzione conclusa, per un valore complessivo di 70 miliardi di euro, il 9% non ha ancora avviato la fase di collaudo, il 68% l’ha completata, il 21% è in corso di verifica e il restante 2% presenta ritardi.
L’andamento dei pagamenti riflette lo stato di avanzamento e di completamento dei progetti (Tavola 14). Al 13 giugno 2026, i pagamenti hanno raggiunto il 60% dell’importo relativo ai progetti avviati. Tale percentuale aumenta fino a sfiorare il 90% nei casi in cui il collaudo risulta concluso, mentre si ferma al 42% per i progetti per i quali la fase di collaudo non è ancora iniziata.
Alla luce dello stato di avanzamento rilevato, il raggiungimento della chiusura dei progetti PNRR richiede un rafforzamento delle attività di monitoraggio, una maggiore capacità di coordinamento tra i soggetti coinvolti e l’adozione di misure straordinarie per accelerare le fasi finali di attuazione, rendicontazione e collaudo.
L’obiettivo deve essere il completamento sostanziale dei progetti, evitando che la fase finale del Piano sia caratterizzata da una perdita di efficacia degli investimenti già programmati.
La fase conclusiva del PNRR apre, inoltre, una nuova sfida di governance, legata al monitoraggio delle risorse trasferite agli strumenti finanziari. Tale scelta, introdotta con la revisione del Piano, rappresenta uno degli elementi che caratterizzeranno la fase successiva alla sua chiusura formale. Se da un lato consente di assicurare continuità agli investimenti oltre l’orizzonte temporale del PNRR, dall’altro introduce nuove esigenze sotto il profilo del monitoraggio.
A differenza dei tradizionali investimenti pubblici, il controllo dell’utilizzo delle risorse non può limitarsi al loro trasferimento agli strumenti finanziari, ma richiede la tracciabilità dell’intero ciclo di impiego dei fondi, fino ai beneficiari finali e ai risultati effettivamente conseguiti.
In sintesi, la chiusura del PNRR richiede una
fase finale orientata non più alla programmazione, ma alla gestione operativa
dell’uscita dal Piano, con priorità assoluta al completamento fisico degli
interventi, alla conclusione dei collaudi, alla certificazione delle spese e,
per le risorse trasferite agli strumenti finanziari, alla piena tracciabilità
del loro impiego e dei risultati conseguiti.
Tavola 1 – Prospetto riassuntivo(*)

Tavola 2 – Principali differenze tra stanziamenti e ammontare dei progetti attivati al 13 giugno 2026 per misura (euro)

Tavola 3 – Prospetto riassuntivo per missione al 13 giugno 2026 2026 (euro)

Figura 1 – Evoluzione dei Pagamenti (euro)

Tavola 4 – Pagamenti per soggetto titolare al 13 giugno 2026 (euro)

Tavola 5 – Stato dell’esecuzione dei progetti per fase al 13 giugno 2026 (euro)

Figura 2 – Completamento dell’esecuzione dei progetti per fase (euro)

Tavola 6 – Mancato avvio dell’esecuzione dei progetti per missioni e principali submisure al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 7 – Completamento nell’esecuzione dei progetti per Missione al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Figura 3 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per Missione (valori percentuali)

Tavola 8 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per missioni
e principali submisure al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 9 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per soggetto titolare al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 10 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per principali soggetti attuatori al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 11 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per Regione (territorio) al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 12 – Ritardo nell’esecuzione dei progetti per principali Comuni (territorio) al 13 giugno 2026 (numero, euro, valore percentuale)

Tavola 13 – Stato del collaudo dei progetti per fase al 13 giugno 2026 (euro)

Tavola 14 – Percentuale di pagamento per missione e fase di collaudo al 13
giugno 2026

[1] Il dato è riferito a febbraio 2026.
[2] Relativamente al mancato avvio dell’esecuzione, va precisato che tale classificazione è imputabile all’assenza di informazioni relative alle diverse fasi del progetto nel file ‘Iter_di_progetto’. Analizzando tali progetti rispetto allo stato di avanzamento dichiarato, la quasi totalità è ancora in corso e i relativi pagamenti coprono appena l’8,4% del valore complessivo (365 milioni di euro), confermando la presenza di situazioni problematiche.