Referendum 2026, perchè ha prevalso il NO nelle grandi città

di Franco Mostacci

L’analisi dei flussi elettorali rispetto al reddito nei quartieri delle grandi città, fornisce interessanti spunti di riflessione anche per la recente consultazione referendaria sulla riforma della giustizia.

Il confronto è reso possibile dalla distribuzione per codice di avviamento postale (276 zone) delle dichiarazioni Irpef per l’anno 2024 (redditi 2023) delle città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Palermo, Bologna e Firenze, incrociate con i risultati elettorali nelle corrispondenti 7.708 sezioni in cui si è votato.

Le modifiche costituzionali riguardanti la giustizia non era ritenuto un tema facilmente comprendibile e appetibile per gli elettori e, inoltre, trattandosi di un referendum confermativo della decisione parlamentare avvenuta con una maggioranza inferiore ai due terzi, non era richiesto alcun quorum per la validità delle elezioni.

Tuttavia, nonostante i timori sulla partecipazione al voto, la risposta degli elettori è andata ben oltre le aspettative, raggiungendo il 59% degli aventi diritto, di poco inferiore al 64% sfiorato alle politiche del 2022.

Con quasi il 54%, il NO ha prevalso nettamente ed è stato determinante l’apporto delle grandi città, in cui i contrari alla riforma costituzionale sono stati quasi un milione in più dei favorevoli, su una differenza totale di due milioni di voti.

Nelle 8 grandi città dove vive il 13% degli elettori e si concentra il 16% del reddito complessivo degli italiani, con un circa 31 mila euro per individuo a fronte di una media nazionale di 24 mila e trecento, ha votato il 61,8% degli elettori, quasi tre punti in più della media nazionale.

Rette di interpolazione dell’affluenza al voto al Referendum sulla Giustizia del 22-23 marzo 2026 nelle grandi città rispetto al reddito medio per zona


Fonte: elaborazione su dati del Dipartimento delle Finanze (statistiche fiscali), Ministero dell’Interno (Eligendo) e Uffici elettorali comunali

Si conferma la tendenza di una maggiore propensione al voto nel Nord e Centro Italia rispetto al Sud; con valori superiori al 70% a Bologna e Firenze e inferiori al 50% a Napoli e Palermo.

Poi, come riscontrato anche nelle precedenti tornate elettorali, l’affluenza nelle diverse zone delle città, cresce all’aumentare del reddito, con una tendenza più accentuata a Napoli, Palermo e Genova.

Rette di interpolazione dei favorevoli al Referendum sulla Giustizia del 22-23 marzo 2026 nelle grandi città rispetto al reddito medio per zona


Fonte: elaborazione su dati del Dipartimento delle Finanze (statistiche fiscali), Ministero dell’Interno (Eligendo) e Uffici elettorali comunali

Solo il 36,4% degli elettori delle grandi città ha votato in favore della riforma costituzionale sulla giustizia, dieci punti in meno della media nazionale. In tutte le città il consenso è stato maggiore nei quartieri a maggior reddito, superando il 50% solo in 9 zone, di cui 4 a Roma, 3 a Milano e 2 a Genova. Nella capitale si è sfiorato il 60% a Parioli, Villa Borghese (00197) e a seguire Tor di Quinto, Due Ponti, Ponte Milvio (00191), Barberini, Piazza di Spagna, XX Settembre (00187) La Storta, Isola Farnese, S. Maria di Galeria, Cesano (00123). Nel capoluogo meneghino il 55,9% di elettori di Brera, Castello (20121) ha votato Sì, che ha prevalso anche a Duomo, Crocetta (20122) e City Life, Pagano (cap 20145). A Genova i Sì prevalgono a San Giuliano (cap 16145) e Albaro (cap 16146) nella circoscrizione VIII. Sono, invece, 6 le zone, tutte di Napoli, in cui il No ha superato l’80%, tra tutte San Giovanni a Teduccio (80146) e Ponticelli, Barra (80147) nel Municipio 6 e Bagnoli (80124).

Incrociando il dato dell’affluenza con l’espressione del voto si può ritenere che il rigetto del quesito referendario sarebbe potuto essere anche più netto se si fosse registrata una maggiore partecipazione al voto nelle periferie delle grandi città, in cui la mobilitazione per il No ha il sapore di una risposta chiara al Governo, che ha trascurato i problemi che affliggono la gente comune per occuparsi di una riforma della giustizia incomprensibile ai più.