di Franco Mostacci

I voti del M5S alle elezioni regionali (file Excel)
Con il voto in Veneto, Campania e Puglia si è chiuso il ciclo dei rinnovi dei Consigli regionali inaugurato con le elezioni svoltesi in Sicilia nel 2022, in contemporanea con le politiche che hanno portato al Governo Meloni.
In questi quattro anni sono tornate al voto tutte le regioni ed è possibile, quindi, tracciare un quadro riassuntivo dei risultati raccolti dal Movimento 5 Stelle, a confronto con i due cicli precedenti.
Movimento 5 Stelle – Voti, percentuali e numero di Consiglieri eletti nelle elezioni amministrative regionali

Nelle elezioni regionali 2022-2025 il M5S ha raccolto 1,35 milioni di voti (il 6,5% dei voti di lista), riuscendo a eleggere 53 consiglieri (esclusi i 2 presidenti eletti, Todde in Sardegna e Fico in Campania), correndo quasi ovunque nella coalizione di centro sinistra, il cosiddetto “campo largo”, ad eccezione di Lazio, Piemonte e le province autonome di Trento e Bolzano.
Si tratta di un arretramento clamoroso rispetto alla precedente tornata elettorale, quando i voti raccolti furono 3,65 milioni (il 13,6% dei voti di lista), che consentirono di eleggere 99 consiglieri.
E’ andato in fumo il 63% dei consensi, quasi due elettori su tre, con 820 mila voti persi in Lombardia, 430 mila nel Lazio, 400 mila in Sicilia e 140 mila in Piemonte.
Tra le province, le uniche a registrare un miglioramento sono Cosenza (dove Tridico del M5S era il candidato presidente della coalizione di centro sinistra), Avellino e Olbia-Tempio Pausania.
Liquidare il crollo di voti con la motivazione della debolezza del M5S nelle elezioni amministrative appare riduttivo. Infatti, se da un lato è vero che storicamente raccoglie minori consensi rispetto alle politiche nazionali, dall’altro il confronto con le passate regionali, mostra un’evidente segnale di deterioramento del consenso.
Una delle cause è sicuramente da imputare all’aumento dell’astensionismo, che penalizza il M5S molto più degli altri partiti, anche in considerazione del fatto che il suo elettorato è caratterizzato da un reddito più basso e la partecipazione al voto cresce all’aumentare del reddito.
La scarsa attrattività attuale ha, però, radici più profonde, legate alla perdita del connotato anti sistema che aveva inizialmente caratterizzato il M5S. Dopo l’esperienza di Governo della scorsa legislatura, dove ha sperimentato alleanze con tutte le altre forze parlamentari, fatta eccezione per Fratelli d’Italia, non può più presentarsi come alternativa politica, tanto più che l’alleanza progressista si va radicando maggiormente, rappresentando l’unica chance di sconfiggere il centro destra alle politiche del 2027, visto l’attuale sistema elettorale.
Molti elettori hanno voltato le spalle al M5S (molti dei quali disertando le urne) e, nelle condizioni attuali, appare improbabile convincerli a tornare a barrare il simbolo pentastellato, inserito all’interno di una coalizione in cui è sempre più socio di minoranza.
I risultati delle elezioni regionali, sembrano evidenziare un inesorabile declino del M5S, per il quale non si intravedono segnali di un’inversione di tendenza.