Previsioni macroeconomiche

(aggiornato il 22 maggio 2026)
Fonte:Ministero dell’Economia e Commissione europea

Confronto previsioni crescita (Pil reale) principali istituzioni – Anni 2026-2027 (valori percentuali)

Spring forecast 2026

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro tendenziale) e Spring Forecast, Anni 2026-2027 (valori percentuali)

Evoluzione del debito pubblico – Dfp 2026, Dpfp 2025, Spring 2026 e Autumn 2025 Forecast, Anni 2025-2029 (valori percentuali rispetto al Pil)

Le stime di Primavera 2026 della Commissione europea riportano un quadro dell’economia italiana e dei conti pubblici sostanzialmente in linea con le previsioni governative ipotizzate nel Dfp 2026 (quadro tendenziale), tenuto conto dell’evoluzione dello scenario internazionale.
Il Pil (reale) in Italia potrebbe aumentare di 0,5% nel 2025 e 0,6% nel 2026, più lento della crescita dell’Eurozona rispettivamente pari a +0,9% e +1,2%, con la Germania e la Francia che dovrebbero avere un andamento più favorevole di quello italiano.
La Commissione stima un deflatore al +1,9% (appena più alto), che si riflette su un livello del Pil nominale di +2,4%, come nelle previsioni del Dfp.

Loutput gap (differenza tra Pil reale e Pil potenziale), è nettamente positivo nel 2026 (+0,5%) e nel 2027 (+0,4%).
Per l’Italia è ancora in essere la procedura di infrazione per deficit eccessivo, non essendo scesa sotto il 3% nel 2025.
Nel 2026-2027 si consoliderà l’avanzo primario dopo i pesanti disavanzi registrati nel 2020-2023 causati dall’emergenza pandemica.
La spesa per interessi è elevata (4,1% nel 2025 e 4,2% nel 2026 rispetto al Pil), 2 punti più della media dell’eurozona e ben superiori anche alla Grecia, con la conseguenza che, nonostante una politica fiscale restrittiva, l’indebitamento nel 2026-2027 calerà appena sotto il 3%.
Il debito pubblico , ha ripreso a crescere per il fardello generato dalla spesa per interessi e per l’effetto differito della riscossione dei crediti fiscali legati al Superbonus. Dovrebbe attestarsi a 138,5% del Pil alla fine del 2026 e a 139,2 nel 2027 (0,7 punti in più delle stime del Governo), in contrasto con le nuove regole europee che richiederebbero un percorso di riduzione di almeno un punto percentuale l’anno per i Paesi più indebitati.
Le stime di primavera della Commissione europea, confermano l’assenza di margini di manovra per far quadrare i conti pubblici, contrastare i rincari energetici e ridare slancio all’economia.

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Dfp 2026

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro tendenziale), Anni 2026-2029 (milioni di euro e valori percentuali)

(*) Previsioni contenute nel Dpfp di settembre 2026

Evoluzione del debito pubblico – Dfp 2026, Autumn Forecast 2025,
Dpfp 2025. Anni 2025-2029 (valori percentuali rispetto al Pil)

Con l’entrata in vigore delle nuove regole del Patto di stabilità europeo, il Documento di Finanza Pubblica (Dfp) non contiene più il quadro programmatico, con il quale il Governo iniziava a delineare la politica economica che intendeva intraprendere. In pratica, il Dfp si limita ad essere solo un ‘tagliando’ al Piano strutturale di bilancio varato a settembre 2024, che ha un orizzonte quinquennale.
Nel 2025 il Pil è cresciuto a ritmi modesti (+0,5%), di gran lunga inferiori a quelli dell’Eurozona (+1,4%). L’aumento dei prezzi, che aveva caratterizzato il biennio precedente, è parzialmente rientrato (+2% il deflatore del Pil) e il Pil nominale è aumentato di +2,5%.

Il difficile quadro internazionale (scenari di guerra, prezzi dei prodotti petroliferi, minacce di nuovi dazi, contrazione della produzione industriale a partire da quella tedesca), ha comportato una revisione al ribasso delle stime di crescita per l’anno in corso (+0,6% anzichè +0,7% del Dpfp), ma senza la risoluzione del conflitto in Iran, la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi.
Nel 2026, l’indebitamento netto, dovrebbe finalmente rientrare entro la soglia del 3%, consentendo all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, per la buona performance delle entrate fiscali, che consolidano l’avanzo primario a +1,2%, anche se gli interessi passivi continuano ad aumentare.
L’output gap, che misura la differenza tra la crescita reale e quella potenziale, è stabilmente positivo e tale resterà fino al 2029, con una crescita potenziale dell’economia italiana (un indicatore fortemente discrezionale), sempre più contenuta.
Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), è un obiettivo irraggiungibile nell’orizzonte di programmazione economica, dopo la forte deviazione dal percorso di rientro causata prima dall’epidemia e poi dal caro energia. L’indebitamento strutturale si ridurrà dal -3,6% del 2025 al -2,4% del 2027.
Il debito pubblico (in rapporto al Pil) continuerà a crescere anche quest’anno, sia per le minori entrate di cassa dovute alla maturazione dei crediti fiscali per gli interventi edilizi, sia per il pagamento degli interventi previsti dal Pnrr per i quali finora è stato incassato di più di quanto speso (la differenza a fine 2025 era di circa 50 miliardi). Il debito pubblico è ormai stabilmente sopra la soglia dei 3 mila miliardi e non si intravedono segnali di rallentamento, con le ovvie conseguenze in termini di interessi passivi da pagare annualmente. Il percorso di riduzione del rapporto debito/Pil dovrebbe avere inizio solo nel 2027, quando termineranno gli effetti dei crediti fiscali.

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Previsioni macroeconomiche – anno 2025

Previsioni macroeconomiche – anno 2024

Previsioni macroeconomiche – anno 2023

Previsioni macroeconomiche – anno 2022

Previsioni macroeconomiche – anno 2021

Previsioni macroeconomiche – anno 2020

Previsioni macroeconomiche – anno 2019

Previsioni macroeconomiche – anno 2018

Previsioni macroeconomiche – anno 2017

Previsioni macroeconomiche – anno 2016

Previsioni macroeconomiche – anno 2015

Previsioni macroeconomiche – anno 2014

 

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