(aggiornato il 7 settembre 2025)
L’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, prevista dal D.lgs 118/2011 è divenuta pienamente operativa a partire dal Rendiconto 2016. Il Conto del bilancio, il Conto economico, lo Stato patrimoniale e il Piano degli indicatori e dei risultati sono pubblicati sul sito internet di ciascuna Regione e Provincia autonoma nella sezione Amministrazione trasparente –> Bilanci subito dopo l’approvazione del Rendiconto annuale, che deve avvenire entro il 31luglio dell’anno successivo. Il Piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto degli enti locali (di seguito Piano degli indicatori o Piano), è un sistema di rapporti statistici normalizzati, costruiti secondo criteri e metodologie comuni, che consente di confrontare in maniera omogenea numerosi aspetti dei bilanci regionali. Ciascuna categoria che compone il Piano degli indicatori è stata trasformata in punteggi standardizzati, dai quali si ricava un indicatore sintetico della capacità di amministrazione delle regioni [1].
Rendiconto 2023
L’analisi del rendiconto di gestione delle Regioni si pone l’obiettivo di:
– aggregare i dati del bilancio finanziario ed economico-patrimoniale delle Regioni per offrire un quadro di sintesi di un importante settore della finanza locale;
– valorizzare il contenuto informativo del Piano degli indicatori, anche in un’ottica di confronto sintetizzata mediante una graduatoria della capacità amministrativa delle Regioni;
– rendere facilmente accessibili e scaricabili da un unico portale i dati di bilancio.
Sintesi dei principali risultati
Le Regioni a statuto ordinario, sono state istituite circa 50 anni fa con Legge 281/1970; in questo periodo a cavallo di due secoli si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e con l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, i bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (di seguito per semplicità si userà la dicitura regioni) diventano sovrapponibili e direttamente confrontabili.
La metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2024 per l’approvazione del Rendiconto 2023: si tratta di buona parte del nord, più Toscana, Abruzzo, Calabria e Sardegna. Entro la fine dell’anno risultano completati anche quelli della maggior parte delle restanti regioni. A marzo 2025 è stato approvato il rendiconto della Basilicata e della Campania.Restano bloccati i rendiconti della Sicilia fino a quando non saranno sanati i rilievi mossi nel 2022 dalla sezione regionale della Corte dei conti sul rendiconto 2020 ed è stato considerato il bilancio approvato in via provvisoria dalla Giunta. Il Molise non pubblica il piano degli indicatori e, laddove non è stato possibile ricostruirli a partire dai dati di bilancio pubblicati, sono stati ripetuti i valori del 2022.
Nel 2023 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 228 miliardi di euro.
Le entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa (167 miliardi) sono cresciute di 10 miliardi (+6,5%). In misura più marginale crescono anche le entrate in conto capitale (+2,6%), che con 14,9 miliardi rappresentano il 6,5% del totale, con un ulteriore aumento dei contributi agli investimenti che riflettono anche i finanziamenti del Pnrr.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 83,2% del valore accertato, in aumento di 3 punti.
Gli impegni di spesa delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 221 miliardi di euro, di cui l’83% sono uscite correnti, con 158 miliardi per trasferimenti correnti, in gran parte destinati al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 69% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è il 77%, con la Valle d’Aosta al 94% e la Calabria al 59%.
Le regioni vantano 12,7 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 44,5 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 8 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale (tutti in Lazio e Campania) e 53 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2023, è ripreso il percorso di risanamento delle finanze: il disavanzo è sceso da 31,2 a 26,6 miliardi di euro, per la crescita del risultato di amministrazione, in particolare per l’aumento del saldo di cassa e dei residui attivi al netto di quelli passivi.
Il patrimonio netto (cumulato) è ora positivo per 16 miliardi di euro, ma ci sono regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-20 miliardi), il Piemonte (-9 miliardi), la Campania (-5 miliardi).
Le regioni hanno debiti finanziari per 152 miliardi di euro complessivi, con in testa il Lazio (28,7 miliardi), la Lombardia (21,5 miliardi), il Piemonte (14,9 miliardi), la Campania (14,8 miliardi), la Sicilia (13 miliardi) e la Puglia (10,5 miliardi).
Su ogni residente grava mediamente un debito di 1.021 euro nei confronti dell’amministrazione regionale (35 in meno del 2022). L’indebitamento pro-capite è massimo nel Lazio (3.835 euro), Piemonte (2.089 euro) e Molise (1.504 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 98 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.491 euro), Valle d’Aosta (2.232 euro) e Provincia autonoma di Trento (1.502 euro), nelle quali rientra anche il personale sanitario.
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 391 euro (49 in più in un anno), di cui solo il 14% sotto forma di investimenti diretti e il restante 86% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata del 12% (come l’anno precedente), oscillando tra il 23% della provincia autonoma di Trento e il 4% di Marche e Lazio.
Nel 2023, i pagamenti delle fatture commerciali sono mediamente in regola (3 giorni prima della scadenza). Ritardi si registrano ancora in Molise (146 giorni, in peggioramento di 76), Abruzzo (32 giorni, migliora di 44), Basilicata (14 giorni), Calabria (10 giorni) e Campania (3 giorni).
Il piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto delle regioni, nella sua articolazione, possiede un potenziale informativo che appare fortemente sottostimato, sia dai revisori contabili che dalla Corte dei conti.
Attraverso una procedura di standardizzazione statistica degli indicatori presenti nel piano è possibile assegnare un punteggio sintetico che rappresenta la capacità di amministrazione di ogni regione in relazione alle altre.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione conferma al primo posto il Friuli Venezia Giulia con 7,6 punti, seguito da Liguria (+5,5) e Sardegna (+5,4). Il Veneto scende dal secondo al quarto posto e la Lombardia dal quarto al decimo posto.
Ultima in classifica torna a essere il Molise (-17,5 punti), con innumerevoli criticità strutturali e risale così di una posizione il Lazio (-8,7) mentre si conferma terzultimo l’Abruzzo (-5,6).
Rapporto completo 2023
Indicatore sintetico 2023 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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Rendiconto 2022
Sintesi dei principali risultati
Le Regioni a statuto ordinario, sono state istituite circa 50 anni fa con Legge 281/1970; in questo periodo a cavallo di due secoli si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e con l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, i bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (di seguito per semplicità si userà la dicitura regioni) diventano sovrapponibili e direttamente confrontabili.
La metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2023 per l’approvazione del Rendiconto 2022: si tratta di buona parte del nord, più Toscana, Umbria, Abruzzo e Sardegna. Entro la fine dell’anno risultano completati anche quelli della maggior parte delle restanti regioni. A marzo 2024 è stato approvato il rendiconto della Basilicata e a dicembre quello del Molise.Restano bloccati i rendiconti della Sicilia fino a quando non saranno sanati i rilievi mossi nel 2022 dalla sezione regionale della Corte dei conti sul rendiconto 2020.
Nel 2022 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 219 miliardi di euro.
Aumentano del 49% le entrate in conto capitale, che con 14,5 miliardi rappresentano il 6,6% del totale. In aumento i contributi agli investimenti da 9 a 13,8 miliardi di euro, che riflettono anche i finanziamenti del Pnrr.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 82% del valore accertato, un punto meno del 2021.
Gli impegni di spesa delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 212 miliardi di euro, di cui l’83% sono uscite correnti, con 155 miliardi per trasferimenti correnti, in gran parte destinati al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 70% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è il 76%, con la Valle d’Aosta al 95% e la Calabria al 53%.
Le regioni vantano 16 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 39,7 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 4,7 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale (tutti in Campania) e 55 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2022, si è arrestato il percorso di risanamento delle finanze: il peggioramento del disavanzo, che sale a 31,2 miliardi di euro, 2,5 in più del 2021, nonostante la crescita del risultato di amministrazione, è da imputare esclusivamente alla reiscrizione di 6 miliardi di maggiori accantonamenti nel Fondo anticipazioni liquidità del Lazio.
Il patrimonio netto (cumulato) è ora positivo per 5,9 miliardi di euro, ma ci sono regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-20 miliardi), il Piemonte (-9,4 miliardi), la Campania (-6,3 miliardi), la Sicilia (-4 miliardi).
Le regioni hanno debiti finanziari per oltre 150 miliardi di euro complessivi, con in testa il Lazio (28,2 miliardi), la Lombardia (22 miliardi), la Campania (15,9 miliardi), il Piemonte (14,8 miliardi), la Sicilia (13 miliardi) e la Puglia (10 miliardi).
Su ogni residente grava mediamente un debito di 1.056 euro nei confronti dell’amministrazione regionale (49 in meno del 2021). L’indebitamento pro-capite è massimo nel Lazio (3.915 euro), Piemonte (2.081 euro) e Basilicata (1.822 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 93 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.256 euro), in Valle d’Aosta (2.044 euro) e nella Provincia autonoma di Trento (1.488 euro), nelle quali rientra anche il personale sanitario.
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 342 euro (99 in più in un anno), di cui solo il 10% sotto forma di investimenti diretti e il 90% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata del 12% (in aumento di due punti), oscillando tra il 26% della provincia autonoma di Trento e il 4% del Lazio.
Nel 2022, i pagamenti delle fatture commerciali sono mediamente in regola (4 giorni prima della scadenza). Ritardi si registrano ancora in Abruzzo (76 giorni), Molise (69 giorni, in peggioramento di 72) e Basilicata (11 giorni, migliora di 28).
Il piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto delle regioni, nella sua articolazione, possiede un potenziale informativo che appare fortemente sottostimato, sia dai revisori contabili che dalla Corte dei conti.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione conferma al primo posto il Friuli Venezia Giulia (+7,1), seguito da Veneto (+5,9) e Liguria (+5,2). La Lombardia risale al quarto posto, mentre la provincia autonoma di Bolzano scivola in dodicesima posizione (era quarta nel 2021).
Ultima in classifica è ora il Lazio (-12), gravato da una pesante situazione finanziaria accumulata nel tempo e risale di una posizione il Molise (-9,9) mentre il terzultimo posto va all’Abruzzo (-6).
Rapporto completo 2022
Indicatore sintetico 2022 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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Rendiconto 2021
Sintesi dei principali risultati
Le Regioni a statuto ordinario, sono state istituite circa 50 anni fa con Legge 281/1970; in questo periodo a cavallo di due secoli si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e con l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, i bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (di seguito per semplicità si userà la dicitura regioni) diventano sovrapponibili e direttamente confrontabili.
La metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2022 per l’approvazione del Rendiconto 2021: si tratta di buona parte del nord, più Toscana e Sardegna. A luglio 2024 il Molise ha approvato nuovamente il rendiconto 2021, annullando la versione precedente dopo le contestazioni della Corte dei Conti sul 2020. Restano bloccati i rendiconti della Sicilia (e manca il piano degli indicatori) fino a quando non saranno sanati i rilievi mossi nel 2022 dalla sezione regionale della Corte dei conti sul rendiconto 2020.
Nel 2021 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 209 miliardi di euro.
Diminuiscono le entrate in conto capitale e, in particolare, i contributi agli investimenti passati da 9,7 a 9 miliardi di euro.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 83% del valore accertato, come nel 2020.
Gli impegni di spesa delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 202 miliardi di euro, di cui l’84,3% sono uscite correnti, con 150 miliardi per trasferimenti correnti, in gran parte destinati al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 69% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è l’82%, con la Valle d’Aosta al 96% e la Calabria al 64%.
Le regioni vantano 15,7 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 29,4 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 4,1 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale (tutti in Campania) e 43,5 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2021, è proseguito il percorso di risanamento delle finanze: Il miglioramento del disavanzo, che scende a 28,7 miliardi di euro, 1,9 in meno del 2020, è quasi completamente da imputare alla crescita del risultato di amministrazione.
Il patrimonio netto (cumulato) è negativo per 1 miliardo di euro, con regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-21 miliardi), il Piemonte (-9,9 miliardi), la Campania (-7 miliardi), la Sicilia (-6,8 miliardi).
Le regioni hanno debiti finanziari per quasi 150 miliardi di euro complessivi, con il Lazio (27,9 miliardi), la Lombardia (19 miliardi), la Campania (17,3 miliardi), il Piemonte (17,2 miliardi), la Sicilia (12, miliardi) e la Puglia (9,6 miliardi).
Su ogni residente grava mediamente un debito di 1.106 euro nei confronti dell’amministrazione regionale, (216 in meno del 2020). L’indebitamento pro-capite è massimo nel Lazio (3.978 euro) e Piemonte (2.145 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 90 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.189 euro), in Valle d’Aosta (2.011 euro) e nella Provincia autonoma di Trento (1.410 euro), nelle quali si aggiunge anche il personale sanitario.
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 243 euro (29 in meno dello scorso anno), di cui solo il 13% sotto forma di investimenti diretti e l’87% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata di appena il 9% (in calo di due punti), oscillando tra il 20% della provincia autonoma di Trento e l’1% delle Marche.
Nel 2021, per il primo anno i pagamenti delle fatture commerciali sono mediamente in regola (6 giorni prima della scadenza). Ritardi si registrano ancora in Abruzzo (62 giorni, in peggioramento di 46), Basilicata (40 giorni), Campania (10 giorni), Calabria (6 giorni).
Il piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto delle regioni, nella sua articolazione, possiede un potenziale informativo che appare fortemente sottostimato, sia dai revisori contabili che dalla Corte dei conti.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione vede al primo posto il Friuli Venezia Giulia (+8,2), seguito da Veneto (+5,6) e Liguria (+5,2). La Lombardia, seconda nel 2020, è scivolata in settima posizione.
Ultima in classifica è per il secondo anno il Molise (-8,3), come pure immutato è il penultimo posto del Lazio (-7,1) e il terzultimo dell’Abruzzo (-6,8).
Rapporto completo 2021
Indicatore sintetico 2021 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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Rendiconto 2020
Sintesi dei principali risultati
Le Regioni a statuto ordinario, sono state istituite circa 50 anni fa con Legge 281/1970; in questo periodo a cavallo di due secoli si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e con l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, i bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (di seguito per semplicità si userà la dicitura regioni) diventano sovrapponibili e direttamente confrontabili.
La metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2021 per l’approvazione del Rendiconto 2020: si tratta di buona parte del nord, più Toscana e Sardegna. La sezione regionale della Corte dei conti, con deliberazione n.2/2022 del 3 dicembre 2022 ha sospeso il giudizio sulla parifica del Rendiconto della Sicilia e i rilievi non sono stati ancora sanati. In Molise, invece, il risultato di amministrazione è stato rettificato a maggio 2024, sempre a seguito di pronunciamenti della Corte dei Conti.
Nel 2020 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 204 miliardi di euro; quasi due terzi di esse sono le risorse destinate al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
Le difficoltà di bilancio conseguenti all’emergenza sanitaria per il propagarsi del Covid e il conseguente lockdown, hanno generato un aumento di trasferimenti correnti e contributi agli investimenti in favore delle Regioni, da parte dello Stato.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 83% del valore accertato, 4 punti in più rispetto al 2019.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 69% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è l’83%, con il Friuli Venezia Giulia al 94% e la Lombardia al 66%.
Le regioni vantano 16,9 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 28,8 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 5,9 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale e 38 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2020, è proseguito il percorso di risanamento delle finanze: Il miglioramento del disavanzo, che scende a 30,6 miliardi di euro, 1,7 in meno del 2019, è quasi completamente da imputare alla crescita del risultato di amministrazione.
Il patrimonio netto (cumulato) è negativo per 1 miliardo di euro, con regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-21,2 miliardi), la Campania (-7,8 miliardi), la Sicilia (-7,7 miliardi), il Piemonte (-6,2 miliardi).
Le regioni hanno debiti finanziari per 146 miliardi di euro complessivi, con il Lazio (28,3 miliardi), la Campania (17,5 miliardi), la Lombardia (17,4 miliardi), il Piemonte (12,4 miliardi) e la Puglia (11 miliardi).
Su ogni residente (neonati inclusi) grava mediamente un debito di 1.321 euro nei confronti dell’amministrazione regionale. L’indebitamento pro-capite è massimo in Valle d’Aosta (5.745 euro) e Lazio (3.945 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 89 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.049 euro), in Valle d’Aosta (1.943 euro) e nella Provincia autonoma di Trento (1.359 euro), nelle quali si aggiunge anche il personale sanitario.
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 272 euro (15 in più dello scorso anno), di cui solo l’11% sotto forma di investimenti diretti e l’89% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata di appena l’11% (un punto in più rispetto al 2019), oscillando tra il 26% della provincia autonoma di Trento e il 3% di Emilia Romagna e Piemonte.
Le fatture commerciali sono pagate mediamente 2 giorni dopo la loro scadenza, ma in Molise i fornitori devono attendere 123 giorni, in Basilicata 75, in Campania 48 e in Calabria ed Abruzzo 16.
Il piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto delle regioni, nella sua articolazione, possiede un potenziale informativo che appare fortemente sottostimato, sia dai revisori contabili che dalla Corte dei conti.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione vede al primo posto il Friuli Venezia Giulia (+7,5), seguito da Lombardia (+5,8) e Liguria (+5,5). La provincia autonoma di Bolzano, prima nel 2019, è scivolata in quinta posizione.
Ultima in classifica è per il secondo anno il Molise (-10,3), come pure immutato è il penultimo posto del Lazio (-5,7), mentre terzultima è l’Abruzzo (-5,5).
Rapporto completo 2020
Indicatore sintetico 2020 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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Rendiconto 2019
Sintesi dei principali risultati
Le Regioni a statuto ordinario, sono state istituite circa 50 anni fa con Legge 281/1970; in questo periodo a cavallo di due secoli si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e con l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio degli enti locali, i bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (di seguito per semplicità si userà la dicitura regioni) diventano sovrapponibili e direttamente confrontabili.
La metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2020 per l’approvazione del Rendiconto 2019: si tratta di tutto il nord, più Toscana e Sardegna. Il rendiconto della Sicilia è stato approvato solo a settembre 2021 (più di un anno di ritardo) e non sono ancora disponibili quelli di Abruzzo e Basilicata.
Nel 2019 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 186,3 miliardi di euro; quasi due terzi di esse sono le risorse destinate al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 82% del valore accertato, 2 punti in più rispetto al 2018.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 68% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è l’81%, con il Friuli Venezia Giulia al 95% e la Calabria al 66%.
Le regioni vantano 23,1 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 25,8 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 7,1 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale e 34,8 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2019, è proseguito il percorso di risanamento delle finanze: Il miglioramento del disavanzo, che scende a 35,6 miliardi di euro, 4,2 in meno del 2018, è quasi completamente da imputare alla crescita del risultato di amministrazione, più che raddoppiato in un anno.
Il patrimonio netto (cumulato) è positivo per 736 milioni di euro, ma ci sono regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-21,1 miliardi), la Campania (-7,3 miliardi), il Piemonte (-6,4 miliardi), la Sicilia (-4,7 miliardi).
Le regioni hanno debiti finanziari per quasi 150 miliardi di euro complessivi, con il Lazio (27,8 miliardi), la Lombardia (21,5 miliardi), la Campania (17,7 miliardi), il Piemonte (12,5 miliardi) e la Sicilia (12,1 miliardi).
Su ogni residente (neonati inclusi) grava mediamente un debito di 1.401 euro nei confronti dell’amministrazione regionale. L’indebitamento pro-capite è massimo in Valle d’Aosta (5.835 euro) e Lazio (3.910 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 93 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.100 euro), in Valle d’Aosta (1.981 euro) e nella Provincia autonoma di Trento (1.398 euro).
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 255 euro (16 in più dello scorso anno), di cui solo l’11% sotto forma di investimenti diretti e l’89% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata di appena il 10% (un punto in più rispetto al 2018), oscillando tra il 26% della provincia autonoma di Trento e il 3% dell’Emilia Romagna.
Le fatture commerciali sono pagate mediamente 6 giorni prima della loro scadenza, ma in Campania i fornitori devono attendere 34 giorni, in Sicilia 18, in Calabria 10 e in Piemonte 6.
Al 31 dicembre 2019 le Regioni avevano fatture scadute per 467 milioni di euro, non ancora pagate a 5.214 imprese, per un importo medio di circa 90 mila euro per impresa. In Campania sono incagliati 310 milioni di euro, altri 212 in Sicilia e 177 in Veneto.
Il piano degli indicatori e dei risultati di rendiconto delle regioni, nella sua articolazione, possiede un potenziale informativo che appare fortemente sottostimato, sia dai revisori contabili che dalla Corte dei conti.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione vede al primo posto il Friuli Venezia Giulia (+5,5), seguito da Liguria (+5,1) e Veneto (+4,8). La provincia autonoma di Bolzano, prima nel 2018, è scivolata in quarta posizione.
Ultima in classifica è la Campania (-7,6), che perde tre posizioni rispetto al 2018, immutato il penultimo posto del Lazio (-7,3), mentre terzultima è la Sicilia (-6,2).
Rapporto completo 2019
Indicatore sintetico 2019 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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Rendiconto 2018
L’analisi del rendiconto di gestione delle regioni e province autonome (di seguito regioni), è alla sua prima edizione.
Obiettivi del progetto sono:
– aggregare i dati del bilancio finanziario ed economico-patrimoniale delle Regioni per offrire un quadro di sintesi di un importante settore della finanza locale;
– valorizzare il contenuto informativo del Piano degli indicatori, anche in un’ottica di confronto sintetizzata mediante una graduatoria della capacità amministrativa delle Regioni;
– rendere facilmente accessibili e scaricabili da un unico portale i dati di bilancio .
Sintesi dei principali risultati
Ricorre nel 2020 il cinquantenario dalla istituzione delle Regioni a statuto ordinario, avvenuta con la Legge 281/1970; un periodo a cavallo di due secoli durante il quale si sono succeduti diversi interventi normativi, tra cui due revisioni del dettato costituzionale.
Oltre la metà delle regioni ha sostanzialmente rispettato il termine del 31 luglio 2019 per l’approvazione del Rendiconto 2018: si tratta di tutto il nord, più Toscana, Umbria e Sardegna.
Nel 2018 le entrate accertate delle regioni italiane (al netto del conto terzi e delle partite di giro), ammontano a 182,7 miliardi di euro; quasi due terzi di esse sono le risorse destinate al finanziamento delle aziende sanitarie e ospedaliere.
La percentuale di riscossione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa (Titolo 1) è pari al 80% del valore accertato, 2 punti in più rispetto al 2017.
L’ordinamento nazionale ha affidato alle regioni la gestione del servizio sanitario, che quindi assorbe una quota rilevante del bilancio. Le spese per la tutela della salute incidono mediamente per il 68% del totale.
La capacità di pagamento degli impegni di spesa per la tutela della salute (Missione 13) è l’85%, con la Sardegna al 98% e la Calabria al 64%.
Le regioni vantano 28 miliardi di euro di crediti da tributi destinati al finanziamento della sanità e 24 miliardi da trasferimenti e contributi da amministrazioni pubbliche (per lo più lo Stato centrale); a loro volta hanno accumulato debiti per 7,4 miliardi nei confronti di enti del servizio sanitario nazionale e 32,2 miliardi verso altre amministrazioni pubbliche (per lo più comuni, province e città metropolitane).
Poiché le regioni rappresentano il principale ente di snodo nel flusso dei trasferimenti e dei contributi tra i vari apparati dello Stato nelle sue articolazioni territoriali, l’accumulo di crediti da ricevere e di conseguenti debiti per somme da trasferire, rappresenta forse la principale causa di inefficienza nella gestione della finanza pubblica.
Nel 2018, è proseguito il percorso di risanamento delle finanze: Il miglioramento del disavanzo, che scende a 35,6 miliardi di euro, 4,2 in meno del 2017, è quasi completamente da imputare alla crescita del risultato di amministrazione, più che raddoppiato in un anno.
Il patrimonio netto (cumulato) è negativo per 7,4 miliardi di euro, ma ci sono regioni in situazione ‘fallimentare’, come il Lazio (-21,6 miliardi), la Campania (-9,5 miliardi), il Piemonte (-6,6 miliardi), la Sicilia (-5,3 miliardi).
Le regioni hanno debiti per quasi 150 miliardi di euro complessivi, con il Lazio (27,5 miliardi), la Lombardia (23,5 miliardi), la Campania (18,8 miliardi), il Piemonte (13,7 miliardi) e la Sicilia (12,4 miliardi).
Su ogni residente (neonati inclusi) grava mediamente un debito di 1.530 euro nei confronti dell’amministrazione regionale. L’indebitamento pro-capite è massimo in Valle d’Aosta (5.929 euro), Lazio (3.841 euro), Sardegna (2.666 euro).
Ogni dipendente regionale costa mediamente 90 euro per cittadino, ma sono molti di più nella Provincia autonoma di Bolzano (2.019 euro), in Valle d’Aosta (1.950 euro) e nella Provincia autonoma di Trento (1.388 euro).
Gli investimenti complessivi pro capite sono stati di 239 euro (13 in più dello scorso anno), di cui solo il 12% sotto forma di investimenti diretti e l’88% attraverso contributi agli investimenti erogati agli enti locali oppure a imprese; l’incidenza degli investimenti sul totale della spesa corrente e in conto capitale è stata di appena il 9% (invariata rispetto al 2017), oscillando tra il 26% della provincia autonoma di Trento e il 2% dell’Emilia Romagna.
Le fatture commerciali sono pagate mediamente 3 giorni prima della loro scadenza, ma in Sicilia i fornitori devono attendere 30 giorni, in Piemonte 26, in Campania 18 e in Calabria 17.
Al 31 dicembre 2018 le Regioni avevano fatture scadute per 906 milioni di euro, non ancora pagate a 7.166 imprese, per un importo medio di 126 mila euro per impresa. In Campania sono incagliati 310 milioni di euro, altri 212 in Sicilia e 177 in Veneto.
L’indicatore sintetico della capacità di amministrazione vede al primo posto la Provincia autonoma di Bolzano (+7,1), che nel 2018 scavalca il Friuli Venezia Giulia (+6); al terzo posto ma a notevole distanza la Liguria (+3,7), che ha guadagnato due posizioni.
Ultima in classifica è la Sicilia (-7), che conferma la posizione del 2017, immutato anche il penultimo posto del Lazio (-5,8) e il terzultimo della Campania (-5,2).
Rapporto completo 2018
Indicatore sintetico 2018 e schede per regione
Open data
Per ogni Regione è possibile accedere alle serie annuali dei dati(*) di rendiconto.
(*) Nel caso degli indicatori, i dati potrebbero non coincidere con quelli pubblicati dalla Regione se è stata effettuata una correzione. Altre eventuali discordanze sono imputabili ad errori di trascrizione
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