(aggiornato il 5 marzo 2026)
Fonte: Istat – Conti economici annuali e trimestrali
L’ammontare delle unità di lavoro annue a tempo pieno (Ula), si ottiene dividendo il numero di ore lavorate per quelle previste dal contratto collettivo di riferimento (un lavoratore in servizio dal 1° gennaio al 31 dicembre è considerato una unità, mentre un dipendente occupato part-time conterà per una frazione, se lavora 6 mesi, varrà 0,5 Ula). L’andamento delle Ula, tiene conto implicitamente delle varie tipologie di lavoro atipico e fornisce risposte più precise per la valutazione delle politiche di intervento sul mondo del lavoro, rispetto a quanto si riesce a desumere considerando gli occupati.
Anno 2025
Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – 2007-2025 (indice 2007=100)

Occupati e Unità di lavoro annue – 1995-2025 (migliaia di unità)

Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)

L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007 (prima della grande crisi finanziaria), nel 2025 gli occupati sono cresciuti del 6,9%, mentre il Pil (+1,9%) e le unità di lavoro annue (+3,8%) sono a un livello inferiore.
Nel 2025 le Ula sono risultate pari a 25,5 milioni, in aumento di 1,3% (300 mila unità in più in un anno), a fronte di una crescita del Pil di solo 0,5%. L’aumento delle unità di lavoro superiore ai volumi prodotti implica per il secondo anno consecutivo un calo della produttività del lavoro, o, comunque, uno spostamento della produzione su settori a minor valore aggiunto, invertendo un trend di aumento della produttività sperimentato durante l’emergenza Covid.
Il rapporto tra Ula e numero di occupati è risalito a 94,9%, ma è ancora lontano dall’invertire la tendenza di una marcata e persistente precarietà nel mondo del lavoro. Fino al 2002, il numero di occupati era persino inferiore alle unità di lavoro (ogni individuo lavorava mediamente più di quanto previsto).
I dipendenti, che rappresentano il 71%, sono aumentati di 1% ed è più accelerata la ripresa dei lavoratori indipendenti (+1,8%), anche se restano ancora quattrocento mila unità in meno rispetto al 2008 (-5,5%).
Tra i settori, la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (73%) cresciuti di 1,8%. Nel terziario, aumenta in particolare di 128 mila unità l’occupazione nel settore pubblico (+2,7%), di 63 mila unità nelle attività artistiche, riparazione di beni, altri servizi (+5,4%) e di 60 mila unità nei collaboratori domestici (+4,1%).
Ancora in crescita il settore delle costruzioni (+2,3%), nonostante la fine degli incentivi sull’edilizia, con un aumento di 425 mila unità rispetto al 2019. In calo l’industria in senso stretto (-1,1%), con una riduzione di 656 mila rispetto al 2008 (-14,7%), come anche gli occupati in agricoltura.
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Terzo trimestre 2025
Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – 2007-2025 (indice 2007=100)

Occupati e Unità di lavoro annue – 1995-2025 (migliaia di unità)

Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)

L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007 (prima della grande crisi finanziaria), nel terzo trimestre 2025 gli occupati sono cresciuti del 6,7%, mentre le unità di lavoro annue (+4,1%) e il Pil (+1,7%) sono a un livello inferiore.
Negli ultimi 8 trimestri (da ottobre 2023), le unità di lavoro crescono più del Pil e la tendenza si va accentuando.
L’aumento delle unità di lavoro superiore ai volumi prodotti implica un calo della produttività del lavoro, o, comunque, uno spostamento della produzione su settori a minor valore aggiunto, invertendo un trend di aumento della produttività sperimentato durante l’emergenza Covid.
Nel terzo trimestre 2025 le Ula sono risultate pari a 25,6 milioni, in aumento congiunturale di 0,6%, a fronte di un aumento molto più contenuto del Pil (+0,1%).
Il rapporto tra Ula e numero di occupati sale a 95,4%, ma ancora insufficiente per invertire la tendenza di una marcata e persistente precarietà nel mondo del lavoro. Fino al 2002, il numero di occupati era persino inferiore alle unità di lavoro (ogni individuo lavorava mediamente più di quanto previsto).
I dipendenti, rappresentano il 71% e registrano una variazione di 56 mila unità (+0,3%), mentre è più accentuata la ripresa dei lavoratori indipendenti (+1,2%), anche se rispetto al 2008 sono andate perdute 320 mila unità (-4,2%).
Tra i settori, la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (73%) cresciuti di 0,6%. Nel terziario, aumenta in particolare di 87 mila unità l’occupazione nel commercio, trasporto, alloggio e ristorazione.
In crescita l’industria in senso stretto (+0,4%), che rispetto al 2008 ha perso 591 mila unità (-13,2%), per la progressiva terziarizzazione dell’economia. Tiene anche il settore delle costruzioni (+0,6%) e riprendono a crescere anche gli occupati in agricoltura (+0,7%).
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Secondo trimestre 2025
Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – 2007-2025 (indice 2007=100)

Occupati e Unità di lavoro annue – 1995-2025 (migliaia di unità)

Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)

L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007 (prima della grande crisi finanziaria), nel secondo trimestre 2025 gli occupati sono cresciuti del 6,3%, mentre il Pil (+1,3%) e le unità di lavoro annue (+3,2%) sono a un livello inferiore.
Negli ultimi 7 trimestri (da ottobre 2023), le unità di lavoro crescono più del Pil e la tendenza si va accentuando.
L’aumento delle unità di lavoro superiore ai volumi prodotti implica un calo della produttività del lavoro, o, comunque, uno spostamento della produzione su settori a minor valore aggiunto, invertendo un trend di aumento della produttività sperimentato durante l’emergenza Covid.
Nel secondo trimestre 2025 le Ula sono risultate pari a 25,3 milioni, in aumento congiunturale di 0,2%, a fronte di un calo del Pil (-0,1%).
Il rapporto tra Ula e numero di occupati sale a 94,9%, ma ancora insufficiente per invertire la tendenza di una marcata e persistente precarietà nel mondo del lavoro. Fino al 2002, il numero di occupati era persino inferiore alle unità di lavoro (ogni individuo lavorava mediamente più di quanto previsto).
I dipendenti, rappresentano il 71% e non registrano alcuna variazione di unità, mentre è più accentuata la ripresa dei lavoratori indipendenti (+0,7%), anche se rispetto al 2008 sono andate perdute 431 mila unità (-5,6%).
Tra i settori, la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (73%) cresciuti di 0,1%. Nel terziario, aumenta in particolare di 25 mila unità l’occupazione nel commercio, trasporto, alloggio e ristorazione e di 21 mila unità nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, servizi di supporto.
In crescita l’industria in senso stretto (+0,6%), che rispetto al 2008 ha perso 631 mila unità (-14,2%), per la progressiva terziarizzazione dell’economia. Cala il settore delle costruzioni (-0,1%) e in misura più rilevante continuano a diminuire gli occupati in agricoltura (-0,6%).
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Primo trimestre 2025
Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – 2007-2025 (indice 2007=100)

Occupati e Unità di lavoro annue – 1995-2025 (migliaia di unità)

Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)

L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007 (prima della grande crisi finanziaria), nel primo trimestre 2025 gli occupati sono cresciuti del 6,5%, mentre il Pil (+1,4%) e le unità di lavoro annue (+3,1%) sono a un livello inferiore.
Nell’ultimo periodo (6 trimestri), le unità di lavoro crescono più del Pil e la tendenza si è accentuata a inizio 2025.
L’aumento delle unità di lavoro superiore ai volumi prodotti implica un calo della produttività del lavoro, o, comunque, uno spostamento della produzione su settori a minor valore aggiunto, invertendo un trend di aumento della produttività sperimentato durante l’emergenza Covid.
Nel primo trimestre 2025 le Ula sono risultate pari a 25,3 milioni, in aumento congiunturale di 0,7%, a fronte di una crescita del Pil di solo 0,3%.
Il rapporto tra Ula e numero di occupati è stabile a 94,6% e ben lontano dall’invertire la tendenza di una marcata e persistente precarietà nel mondo del lavoro. Fino al 2002, il numero di occupati era persino inferiore alle unità di lavoro (ogni individuo lavorava mediamente più di quanto previsto).
I dipendenti, rappresentano il 72%, con un aumento in linea con la media, mentre è più accentuata la ripresa dei lavoratori indipendenti (+0,9%), anche se rispetto al 2008 sono andate perdute 500 mila unità (-6,5%).
Tra i settori, la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (73%) cresciuti di 1%. Nel terziario, aumenta in particolare di 90 mila unità l’occupazione nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, servizi di supporto e di 59 mila unità nel commercio, trasporto, alloggio e ristorazione.
In leggera crescita il settore delle costruzioni mentre è invariata l’industria in senso stretto, che rispetto al 2008 ha perso 659 mila unità (-14,7%), per la progressiva terziarizzazione dell’economia. Continuano a diminuire gli occupati in agricoltura.
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Occupazione – Unità di lavoro annue 2024
Occupazione – Unità di lavoro annue 2023
Occupazione – Unità di lavoro annue 2022
Occupazione – Unità di lavoro annue 2021
Occupazione – Unità di lavoro annue 2020