Previsioni macroeconomiche

(aggiornato il 8 novembre 2018)
Fonte: Ministero dell’Economia e Commissione europea

Confronto previsioni crescita (Pil reale) principali istituzioni – Anni 2018-2019 (valori percentuali)
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Autumn Forecast 2018

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2018-2020 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2017 (quadro programmatico), Def 2018, Nota def 2018 (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2016-2021 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Duro il giudizio delle Stime autunnali 2018 della Commissione europea su crescita e conti pubblici italiani per i prossimi due anni, ma per il Ministro dell’economia  si tratta di “una defaillance tecnica” , dovuta a  “un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB)”.
Giova, però, ricordare, che le stime della Commissione rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact e del rispetto dei Trattati.
Il Pil (reale) aumenterà di 1,2% nel 2019 e di 1,3% nel 2020, tre decimali in meno di quanto previsto nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def (+1,5% e +1,6% rispettivamente). Anche la stima del deflatore è più contenuta, cosicchè il Pil nominale nel 2020 dovrebbe crescere del 2,7% anzichè del previsto 3,5% (26,3 miliardi in meno).

I valori nettamente più bassi dell’output gap (differenza tra Pil potenziale e Pil reale), dovuti a una diversa metodologia di calcolo, segnalano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido e si concluderebbe nel 2018 (-0,3%), laddove per il Governo italiano residuerebbe ancora un -1,9%.
Gli effetti sul saldo strutturale sono evidenti: secondo la Commissione  l’Italia non solo quest’anno sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-1,8%), ma anzichè rispettare l’obiettivo di medio termine di riduzione volta al raggiungimento del pareggio di bilancio, si avrebbe un pesante peggioramento (-3% nel 2019 e -3,5% nel 2020), ancor più marcato da quello ipotizzato dal Governo italiano.
La Commissione europea intravede una progressiva riduzione dell’avanzo primario e un aumento della spesa per interessi (unico caso nell’Eurozona), con la conseguenza che l’indebitamento nel 2019 sarà al 2,9% del Pil, per poi giungere a -3,1% nel 2020.
Note assai dolenti provengono, ancora una volta, dal debito pubblico in quanto la Commissione non intravede la promessa riduzione del rapporto debito/Pil, nè quest’anno, nè nei prossimi due . La differenza rispetto alla più recente stima italiana (peraltro peggiorativa delle precedenti) è di 1 punto percentuale nel 2019 e 3 punti nel 2020. La ‘regola del debito’, che prevede un progressivo rientro  del rapporto debito/Pil alla soglia del 60%, per il 2017 e 2018 non viene  rispettata neanche nell’ottica forward looking. Lo scarto è dell’ordine di 120-130 miliardi di euro, una cifra davvero impressionante che lascia presagire, anche alla luce della richiesta di chiarimenti inviata di recente dalla Commissione al Governo italiano, un imminente avvio della procedura di infrazione.

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Nota aggiornamento Def 2018

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Nota aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2018-2019 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2017 (quadro programmatico), Def 2018, Nota def 2018 (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2016-2021 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Per l’anno in corso, la Nota di aggiornamento al Def incorpora il rallentamento della crescita. Il Pil (reale) dovrebbe chiudere in aumento di 1,2% (anzichè l’1,5% inizialmente previsto ), a fronte di un +1,6% registrato nel 2017.

Rispetto al Def, l’indebitamento nominale passa da 28 a 32,5 miliardi di euro (da 1,6% a 1,8% di Pil, con possibilità di ulteriore peggioramento), per effetto di 3,9 miliardi di minori entrate (imposte dirette -3,9 miliardi, indirette -1,5 miliardi,  contributi -0,9 miliardi, altre entrate correnti +2,2 milardi); di 1,5 miliardi di minori uscite (consumi intermedi +1,7 miliardi, pensioni e prestazioni sociali -1 miliardo, redditi da lavoro dipendente -0,9 miliardi, investimenti -1,5 miliardi) e di 1,9 miliardi di maggiore spesa per interessi.

I numeri della Commissione europea (spring forecast) ancora non tengono conto delle nuove stime macroeconomiche, condizionando in parte il confronto. 

Sull’indebitamento strutturale, continua a pesare la diversa valutazione  tra la Commissione europea e il Governo italiano del Pil potenziale – e di conseguenza dell’output gap rispetto al Pil reale . Secondo quest’ultimo la fase recessiva ancora peserebbe in misura consistente e l’indebitamento strutturale (al netto della componente ciclica) sarebbe di -0,9%, ben inferiore  al -1,7% della stima ufficiale di Bruxelles. Rispetto al 2017 l’indebitamento strutturale – che dovrebbe convergere a zero per il noto vincolo del pareggio di bilancio – migliora di 0,2% e scende a -0,9% (ma secondo il quadro programmatico salirà a -1,7% in ciascuno dei prossimi tre anni).

La previsione del debito pubblico è stata rivista al rialzo di 3,4 miliardi di euro e nel 2018 dovrebbe così crescere di 50 miliardi, anche se  rispetto al Pil scenderebbe da 131,2% a 130,9%.  L’aumento previsto tra il 2018 e il 2021 supera i 150 miliardi di euro (nel Def dello scorso aprile ne erano stimati 42) . Permane una notevole differenza con le apettative e il ritmo di discesa è troppo lento per soddisfare la ‘regola del debito’ prevista nel Fiscal Compact: nel 2021 il rapporto debito/Pil sarà superiore di 3,8 punti di Pil rispetto all’obiettivo (circa 75 miliardi di euro), allontanandosi dal lento percorso di risanamento fiscale intrapreso. Una situazione che potrebbe perfino peggiorare se le misure espansive per la crescita e l’innovazione, previste nella prossima legge di bilancio e finanziate per lo più in deficit, non dovessero dare i frutti sperati.

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Spring Forecast 2018

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2018-2019 (valori percentuali)
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Le previsioni di primavera della Commissione europea prevedono una crescita di 1,5% per quest’anno, in linea con il Def di pochi giorni fa. Per il 2019 si stima, invece, un rallentamento (+1,2%), venendo meno il sostegno di investimenti ed esportazioni.

Più bassa anche la stima di crescita del Pil nominale per il 2019, a causa di una diversa valutazione del deflatore che secondo la Commissione sarà più contenuto di circa mezzo punto percentuale rispetto al Def.
I differenti criteri di calcolo per la stima dell’output gap (differenziale tra la crescita potenziale e quella effettiva), portano a una differente valutazione del saldo strutturale, che per la Commissione è in peggioramento al -1,7% nel 2018 e al -2% nel 2019, allontanando nel tempo il conseguimento del pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact.
Distante di 1 punto percentuale (circa 18 miliardi di euro) anche la valutazione dell’avanzo primario e dell’indebitamento netto per il prossimo anno. La Commissione non crede che potranno essere aumentate le entrate e ridotte le spese così come previsto dal Governo, anche per gli interventi di sterilizzazione degli aumenti dell’Iva.
La diversa consistenza del deficit si riflette sul debito pubblico, che secondo la Commissione comporterebbe un ritmo di riduzione del rapporto debito/Pil ben più lento di quanto previsto dal Governo (1,7 punti di differenza alla fine del prossimo anno). Il rispetto della regola del debito, che dovrebbe tendere al 60% di Pil a un ritmo ben definito, è praticamente irraggiungibile anche in un’ottica di prospettiva (‘forward looking’).  La crescita in Italia è ancora troppo lenta (+1,5% rispetto al +2,3% dell’Euro area nel 2018 e 1,2% contro 2% nel 2019) per motivi che appaiono ormai strutturali (produttività del lavoro +0,6%,  occupazione +1%,  disoccupazione 10,8%, a fronte dei rispettivi +1%, +1,3% e 8,4% dell’Eurozona) e ostacolano il raggiungimento degli obiettivi di risanamento fiscale.

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DEF 2018

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico). Anni 2018-2021 (milioni di euro e valori percentuali)
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(*) Previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def di settembre 2017

Evoluzione del debito pubblico – Def 2018, Nota def 2017 (quadro programmatico), Autumn Forecast. Def 2017. Anni 2016-2021 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Per le note vicissitudini politiche, il Def 2018, oltre ad essere stato diffuso con 15 giorni di ritardo, contiene solo il quadro tendenziale. Bisognerà  attendere il nuovo Governo per conoscere le misure programmatiche di politica fiscale, prima fra tutte la sterilizzazione dell’aumento delle aliquote Iva, che in assenza di interventi scatterebbe dal 1 gennaio 2019. Quest’anno dovrebbe anche concludersi il programma di acquisto mensile di titoli di Stato da parte della Bce (quantitative easing), con possibili ripercussioni sugli interessi passivi, la cui riduzione ha consentito in questi ultimi anni il contenimento del deficit. Il tasso di crescita del Pil, è confermato all’1,5% per il 2018, ma tenderà a scendere negli anni a venire, seguendo la tendenza mondiale, con una riduzione progressiva del gap negativo dell’Italia nei confronti dell’Eurozona. Gli obiettivi di finanza pubblica sembrano oltre modo ottimistici e non sarà certo una sorpresa se in futuro saranno ridimensionati, visto che si basano essenzialmente su un aumento dell’avanzo primario (maggiori entrate o minori spese) che passa da 1,5% nel 2017 a 3,7%  nel 2021. L’indebitamento netto, dovrebbe attestarsi al 1,6% nel 2018, per azzerarsi nel 2020, quando anche l’output gap segnerà sostanzialmente la fine del ciclo economico avverso. Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), dovrebbe realizzarsi anch’esso nel 2020, ma il ritmo di avvicinamento appare troppo lento e non si esclude – come già avvenuto lo scorso anno – che la Commissione europea chieda fin da subito un intervento correttivo.  Il debito pubblico è stazionario da due anni, ma non si intravede, se non nelle previsioni (sistematicamente smentite dalla realtà), l’avvio di un percorso credibile di rapida riduzione. L’Italia, quindi, continuerà a violare la regola sulla riduzione del debito, anche in ottica ‘forward looking’ (rispetto alle previsioni sui due anni successivi). Infatti,  secondo i numeri indicati nel Def, nel 2019 sarà superiore di 3,4 punti rispetto a quanto richiesto (una correzione da oltre 60 miliardi), che si potrebbero ridurre a 1,1 punti nel 2020 (25 miliardi) e 0,8 nel 2021 (15 miliardi).

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Autumn Forecast 2017

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2017-2019 (valori percentuali)
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Per la Commissione europea la crescita del Pil (reale) coincide con la previsione contenuta nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def per il 2017 (+1,5%), ma sarà inferiore negli anni a venire. Anche la stima del deflatore è più contenuta, cosicchè il Pil nominale nel 2020 dovrebbe crescere del 2,4% anzichè del previsto 3,4%.
I valori nettamente più bassi dell’output gap (dovuti a una diversa metodologia di calcolo) segnalano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido e si concluderebbe nel 2018, laddove per il Governo italiano residuerebbe ancora un -1,3%.
Gli effetti sul saldo strutturale sono evidenti: secondo la Commissione nel 2019 l’Italia non solo sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-2,4%), ma anzichè rispettare l’obiettivo di medio termine di riduzione volta al raggiungimento del pareggio di bilancio, si avrebbe addirittura un peggioramento. La posizione è ben lontana da quella ipotizzata dal Governo italiano.
La Commissione europea non crede che l’avanzo primario possa raddoppiare nei prossimi due anni (rispetto al Pil) e anche l’indebitamento nel 2019 sarà al 2% del Pil e non allo 0,9%.
Le note più dolenti provengono, ancora una volta, dal debito pubblico in quanto la Commissione non intravede per quest’anno la promessa riduzione del rapporto debito/Pil. La differenza tra le due stime sarebbe di 3 punti percentuali nel 2019. La ‘regola del debito’, che prevede un progressivo rientro  del rapporto debito/Pil alla soglia del 60%, per il 2016 non viene  rispettata neanche nell’ottica forward looking.

Le stime della Commissione rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact e divergono fortemente dal quadro programmatico della nota di aggiornamento al Def, che non trova riscontro nelle misure prospettate con la legge di Bilancio 2018-2020. Ancora una volta, il Governo italiano, con le elezioni alle porte, continua a rimandare il percorso di risanamento fiscale, senza peraltro riuscire a dare dinamismo alla crescita economica, che continua a rimanere la più modesta dell’Eurozona.

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Nota aggiornamento Def 2017

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Nota aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2017-2018 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2016 (quadro programmatico), Def 2017, Nota def 2017 (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2015-2020 (valori percentuali rispetto al Pil)
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A differenza degli scorsi anni la Nota di aggiornamento di settembre, presenta una situazione migliore delle stime inizialmente proposte ad aprile con il Def.

I motivi di questa inversione di tendenza sono essenzialmente due:
– le nuove stime Istat che hanno rivisto sostanzialmente al rialzo il Pil del 2015 e 2016;
– la crescita nei primi 6 mesi del 2017 che si è rivelata più consistente di quanto si poteva prevedere a inizio anno, soprattutto per il buon andamento del commercio mondiale.

L’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che incide negativamente sulle esportazioni, è mitigato dal prezzo favorevole del petrolio e dai tassi di interesse ancora prossimi allo zero. Nel complesso, le condizioni esterne dovrebbero consentire una crescita dell’1,5% per il 2017.

I numeri della Commissione europea (spring forecast) ancora non incorporano le nuove stime macroeconomiche, condizionando in parte il confronto. 

Rispetto al Def l’indebitamento nominale si riduce da 39,5 miliardi di euro (2,3% del Pil) a 36,4 miliardi di euro (2,1%), per effetto della manovra correttiva di primavera, con un aumento di 7,5 miliardi delle entrate superiore all’incremento di 4,4 miliardi delle uscite. In particolare crescono le imposte indirette di 5,1 miliardi, le dirette di 1,4 miliardi e i contributi di 1,6 miliardi, mentre diminuiscono le imposte in conto capitale di 1,1 miliardi. Tra le spese aumentano gli altri trasferimenti in conto capitale di 5,3 miliardi e i consumi intermedi di 0,9 miliardi, mentre si riducono di 1 miliardo le prestazioni sociali e di mezzo miliardo gli investimenti pubblici. Il mancato rinnovo dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti, dovrebbe consentire allo Stato di risparmiare sul 2017 (rinviando al 2018) la maggiore spesa di quasi 3 miliardi di euro previsti a legislazione vigente.

Sull’indebitamento strutturale, continua a pesare la diversa valutazione del Pil potenziale – e di conseguenza dell’output gap rispetto al Pil reale – tra la Commissione europea e il Governo italiano. Secondo quest’ultimo la fase recessiva ancora peserebbe in misura consistente e l’indebitamento strutturale (al netto della componente ciclica) sarebbe di -1,3%, rispetto   al -2% della stima ufficiale di Bruxelles. Rispetto al 2016 l’indebitamento strutturale – che dovrebbe convergere a zero per il noto vincolo del pareggio di bilancio – è in peggioramento di 0,4% (anziché migliorare come previsto dall’obiettivo di medio termine MTO).

La principale nota dolente resta il debito pubblico, anche se quest’anno dovrebbe scendere da 132% a 131,6%.  Per la prima volta, con la Nota di aggiornamento 2017, le proiezioni sono migliorative rispetto all’edizione precedente (figura in alto). Ciò nonostante permane una notevole differenza con le stime della Commissione europea e il ritmo di discesa appare ancora troppo lento per soddisfare la ‘regola del debito’ prevista nel Fiscal Compact: nel 2020 il rapporto debito/Pil sarà superiore di 1,1 punti di Pil rispetto all’obiettivo (circa 20 miliardi di euro). In termini assoluti, il debito pubblico aumenterà nel 2017 di 6,3 miliardi di euro in meno del previsto (obiettivo non facile da conseguire), arrivando a quota 2.259 miliardi, 41 in più del 2016. Anche negli anni successivi la sua crescita non si arresterà giungendo a 2.345 miliardi nel 2020.

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Spring Forecast 2017

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2017-2018 (valori percentuali)2017_springforecast

Le previsioni di primavera della Commissione europea prevedono una crescita di 0,9% per quest’anno, invariata rispetto alla Winter Forecast di pochi mesi fa e inferiore a quella contenuta nel Def (+1,1%). In pratica la Commissione non sposa l’ottimismo del Governo italiano per il 2017, ritenendo però che il 2018 sarà migliore.
Più basse nel biennio le stime di crescita del Pil nominale per una diversa valutazione del deflatore che secondo la Commissione sarà più contenuto di circa mezzo punto percentuale rispetto ai dati del Def.
I differenti criteri di calcolo per la stima dell’output gap (differenziale tra la crescita potenziale e quella effettiva), su cui il Governo italiano continua a fare pressioni affinchè siano rivisti, portano a una differente valutazione del saldo strutturale. che per la Commissione è in peggioramento al -2% nel 2017 e al -2,2% nel 2018, allontanando nel tempo il conseguimento del pareggio di bilancio previsto dal Fiscal Compact.
Distante di 1 punto percentuale (circa 18 miliardi di euro) anche la valutazione dell’avanzo primario per il 2018. La Commissione non crede che potranno essere aumentate le entrate e ridotte le spese così come previsto dal Governo.
Le note più dolenti provengono ancora dal debito pubblico in quanto la Commissione delinea un ritmo di riduzione del rapporto debito/Pil ben più lento di quanto previsto dal Governo. Nel 2017 sarà ancora in aumento di mezzo punto percentuale e il prossimo anno la discesa dovrebbe essere più lenta del previsto. Il rispetto della regola del debito, che dovrebbe scendere verso il 60% di Pil a un ritmo ben definito, è praticamente irraggiungibile anche in prospettiva (ottica ‘forward looking’).  La crescita in Italia è ancora troppo lenta (+0,9% rispetto al +1,7% dell’Euro area nel 2017) per motivi che appaiono ormai strutturali (produttività del lavoro +0,2%, crescita occupazione 0,7%,  disoccupazione 11,5%, a fronte dei rispettivi +0,6%, 1,2% e 9,4% dell’Eurozona) e ostacolano il raggiungimento degli obiettivi di risanamento fiscale.

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DEF 2017

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico). Anni 2017-2020 (milioni di euro e valori percentuali)
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(*) Previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def di settembre 2016

Evoluzione del debito pubblico – Def 2016, Nota def 2016 (quadro programmatico), Spring Forecast. Def 2017. Anni 2012-2020 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Il Def 2017 traccia un quadro delle prospettive macroeconomiche italiane tutt’altro che chiaro, tra la manovra correttiva per l’anno in corso e  le incertezze sulle misure da adottare, con la legge di stabilità 2018, per disinnescare l’aumento delle aliquote Iva, rinviato anno dopo anno. Senza contare il fatto che la politica monetaria espansiva adottata dalla Bce volge al termine, con un’inevitabile ripercussione sugli interessi passivi, la cui riduzione ha consentito in questi ultimi anni il contenimento del deficit. Il tasso di crescita del Pil, intorno all’1% per tutto l’orizzonte previsivo 2017-2020, non solo continuerà a scontare un gap vistoso rispetto ai principali partner europei, ma è anche subordinato al verificarsi di condizioni esterne favorevoli (commercio internazionale, prezzo del petrolio, cambio dollaro/euro). Come si legge nel Focus ‘Un’analisi di rischio (o di sensitività) sulle variabili esogene’ a pag. 29 del Def, un punto in meno di crescita della domanda mondiale potrebbe ridurre di due decimi di punto il Pil e un effetto simile si avrebbe se il prezzo del petrolio crescesse di 20 dollari al barile dal prossimo anno. Ma ancor più gravi sarebbero le ripercussioni sulla crescita italiana (circa mezzo punto di Pil) se il cambio dollaro/euro anzichè rimanere stabile al livello attuale di 1,06 tornasse sopra 1,12 (dov’era prima dell’elezione di Trump). Lo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio, pur riconoscendo che l’ipotesi tecnica di cambio costante nel quadriennio è in linea con quanto indicato dalla Commissione europea, ammette che “appare in contrasto con le attese del mercato”. Alla luce di queste considerazioni, appare evidente quanto siano aleatori gli scenari descritti sia nel quadro macroeconomico tendenziale che in quello programmatico (per il Fondo Monetario Internazionale la crescita 2017 dell’Italia sarà 0,8% e non 1,1%). Gli obiettivi di finanza pubblica sembrano oltre modo ottimistici e non sarà certo una sorpresa se in futuro saranno ridimensionati. L’indebitamento netto, con la correzione di due decimi in via di definizione, dovrebbe attestarsi al 2,1% nel 2017, per poi scendere a 1,2% l’anno prossimo, 0,2% nel 2019 e azzerarsi nel 2020, quando anche l’output gap segnerà la fine del ciclo economico avverso. Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), dovrebbe realizzarsi nel 2019, ma per quest’anno è previsto un ulteriore peggioramento a -1,5% (nella nota di aggiornamento al Def 2016 era invece stazionario a -1,2%).  Il percorso di discesa del debito pubblico finora è stato solo annunciato, per poi rivederlo sistematicamente al rialzo sia in livello che in rapporto al Pil (le stime invernali della Commissione europea sono di 2 punti superiori per il 2018). Sul 2017 grava anche la mannaia di 20 miliardi di euro che potranno essere  utilizzati per andare in soccorso delle banche commerciali affossate da spregiudicate politiche sulla concessione dei prestiti. Ma anche al netto di questo potenziale esborso, l’Italia continuerà a violare la regola sulla riduzione del debito, considerando che in un’ottica ‘forward looking’, nel 2020 il debito pubblico sarà al 125,7% del Pil, 2 punti in più di quanto richiesto, che corrispondono a una correzione da 37 miliardi di euro.

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Winter Forecast 2017

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Winter Forecast. Anni 2016-2018 (valori percentuali)
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Secondo la Commissione europea le previsioni di crescita del Pil italiano sono sostanzialmente in linea con quelle contenute nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def.
Rispetto all’Eurozona (2016: 1,7%; 2017: 1,6%; 2018: 1.8%), l’Italia continua, però, ad accumulare un ritardo nella ripresa, attribuibile a problemi strutturali.

Le differenti stime dell’output gap (circa 1 punto percentuale) evidenziano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido e si concluderebbe nel 2018, laddove per il Governo italiano residuerebbe ancora un -0,7%.
Gli effetti sul saldo strutturale sono evidenti: secondo la Commissione nel 2018 l’Italia non solo sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-2,5%), ma anzichè rispettare l’obiettivo di medio termine di riduzione volto al raggiungimento del pareggio di bilancio, si avrebbe addirittura un peggioramento. La posizione è ben lontana da quella ipotizzata dal Governo italiano, che prevede il pareggio di bilancio (strutturale) nel 2019.
Divergono anche le stime dell’indebitamento, in calo da -2,4% nel 2016 a -1,2% nel 2018 per il Governo (grazie all’avanzo primario) e in aumento nel triennio da -2,3% a -2,6% secondo, invece, la Commissione europea.
Da qui la richiesta di varare, al più presto, una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro (0,2% di Pil), in attesa di quella ben più corposa che ci attende per il 2018.
Sul debito pubblico la Commissione non intravede alcuna riduzione del rapporto rispetto al Pil: la differenza tra le due stime sarebbe di 3 punti percentuali nel 2018. La ‘regola del debito’, che prevede un progressivo rientro  del rapporto debito/Pil alla soglia del 60%, per il 2016 non è  rispettata neanche nell’ottica ‘forward looking’.
Le divergenze esistenti tra le stime della Commissione (il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact) e il quadro programmatico della nota di aggiornamento al Def, lasciano aperta la possibilità di apertura di una procedura per deficit eccessivi, che creerebbe non pochi problemi al nenonato Governo Gentiloni.

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Autumn Forecast 2016

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2016-2018 (valori percentuali)

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Per la Commissione europea le previsioni di crescita del Pil sono lievemente inferiori a quelle contenute nel quadro programmatico della Nota di aggiornamento al Def.
I valori nettamente più bassi dell’output gap (circa 1 punto percentuale) segnalano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido e si concluderebbe nel 2018, laddove per il Governo italiano residuerebbe ancora un -0,7%.
Gli effetti sul saldo strutturale sono evidenti: secondo la Commissione nel 2018 l’Italia non solo sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-2,4%), ma anzichè rispettare l’obiettivo di medio termine di riduzione volta al raggiungimento del pareggio di bilancio, si avrebbe addirittura un peggioramento. La posizione è ben lontana da quella ipotizzata dal Governo italiano.
Le note più dolenti provengono, ancora una volta, dal debito pubblico in quanto la Commissione non intravede alcuna riduzione del rapporto debito/Pil. La differenza tra le due stime sarebbe di 3 punti percentuali nel 2018. La ‘regola del debito’, che prevede un progressivo rientro  del rapporto debito/Pil alla soglia del 60%, per il 2016 non viene  rispettata neanche nell’ottica forward looking.
Le divergenze esistenti tra le stime della Commissione, che rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact, e il quadro programmatico della nota di aggiornamento al Def, mostrano  che il Governo italiano, per motivi di convenienza politica di breve termine, continua a rimandare il percorso di risanamento fiscale di anno in anno, senza peraltro riuscire a dare dinamismo alla crescita economica, che continua a rimanere tra le più modeste dell’Eurozona.

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Nota aggiornamento Def 2016

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Nota aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2016-2017 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2015 (quadro programmatico), Def 2016, Nota def 2016 (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2014-2019 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Anche quest’anno le cose non procedono come previsto (o auspicato) e il Governo, con la Nota di aggiornamento, ha dovuto rivedere al ribasso le stime per il 2016 inizialmente proposte con il Def della scorsa primavera.

La crescita – sempre che il Pil del secondo semestre non riservi qualche brutta sorpresa – sarà dello 0,8% anziché dell’1,2%, pur continuando a persistere condizioni esterne tutte abbastanza favorevoli (prezzo del petrolio, cambio euro/dollaro, tassi di interesse prossimi a zero), a parte il rallentamento del commercio internazionale che frena le esportazioni.

Le misure di politica fiscale del governo Renzi, a partire dalla riforma del mercato del lavoro, non hanno dato i frutti sperati e la scarsa perfomance dell’economia italiana, che continua a crescere meno dei principali partners europei, si riflette inevitabilmente sugli indicatori di finanza pubblica.

L’indebitamento nominale passa da 39,3 miliardi di euro (2,3% del Pil) a 40,8 miliardi di euro (2,4% abbondante, praticamente 2,5%), con una riduzione sia delle uscite (-1,7 miliardi), che delle entrate (-3,2 miliardi). Rispetto a quanto inizialmente previsto, lo Stato risparmierà circa 1 miliardo sugli stipendi dei pubblici dipendenti, a causa del mancato rinnovo dei contratti (stranamente, però, la cifra non viene recuperata negli anni successivi). Anche le pensioni costeranno quest’anno 500 milioni di euro in meno e altrettanti saranno risparmiati sulla spesa per interessi, mentre le spese in conto capitale si riducono di 2 miliardi (di cui uno in meno per gli investimenti). Crescono, invece, di 2,3 miliardi i consumi intermedi e le altre spese correnti, segno evidente del fallimento delle politiche di spending review. Dal lato delle entrate le imposte sono in flessione di 500 milioni di euro rispetto allo scorso anno, anche se le statistiche tributarie del Dipartimento delle Finanze continuano a registrare per il 2016 un trend in aumento.

Sull’indebitamento strutturale, continua a pesare la diversa valutazione del Pil potenziale – e di conseguenza dell’output gap rispetto al Pil reale – tra la Commissione europea e il Governo italiano. Secondo quest’ultimo la fase recessiva ancora peserebbe in misura consistente e l’indebitamento strutturale (al netto della componente ciclica) sarebbe di -1,2%, mezzo punto in meno della stima ufficiale di Bruxelles. Rispetto allo scorso anno l’indebitamento strutturale – che dovrebbe convergere a zero per il noto vincolo del pareggio di bilancio – è, comunque, peggiorato di 0,5% (anziché migliorare di 0,5% come previsto dall’obiettivo di medio termine MTO), andando oltre il margine di flessibilità concordato in sede europea.

Altra nota dolente è il debito pubblico, che  per la prima volta quest’anno doveva diminuire (in rapporto al Pil), ma che, invece, crescerà da 132,3% a 132,8%. Il punto di svolta è stato rimandato al 2017, ma il ritmo di discesa  è troppo lento per soddisfare la ‘regola del debito’ prevista nel Fiscal Compact e nel 2019 il rapporto debito/Pil sarà superiore di 1,8 punti di Pil rispetto all’obiettivo (circa 33 miliardi di euro). In termini assoluti, il debito pubblico aumenterà quest’anno di 7 miliardi di euro in più del previsto, arrivando a quota 2.220 miliardi, 48 in più del 2015. Anche negli anni successivi la sua crescita non si arresterà giungendo a 2.290 miliardi nel 2019.

Se questo è il quadro attuale di riferimento si può ben capire quanto possa essere ardua la partita del Governo italiano per convincere la Commissione europea a concedere una maggiore flessibilità per il 2017, che si traduce in maggior deficit e debito a carico delle generazioni future.

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Spring Forecast 2016

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2016-2017 (valori percentuali)2016_springforecast

Le previsioni di primavera della Commissione europea prevedono una crescita di +1,1% per quest’anno, leggermente inferiore a quella contenuta nel Def (+1,2%), ma decisamente più bassa di quella di pochi mesi fa della stessa Commissione (Winter Forecast, +1,4%). Siamo ancora all’inizio dell’anno, ma ancora una volta si assiste a una sequenza di stime al ribasso.
Per la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido di quanto previsto dal Governo (l’output gap è inferiore).
Di conseguenza il saldo strutturale peggiorerà da -1% del 2015 a -1,7% nel 2016 e 2017, rendendo sempre più improbabile il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale.
Le note più dolenti provengono, però, dal debito pubblico in quanto la Commissione delinea un ritmo di riduzione del rapporto debito/Pil ben più lento di quanto previsto dal Governo. Quest’anno, infatti, non si avrebbe nessuna riduzione (132,7%) e il prossimo ci sarebbe una limatura marginale. Il rispetto della regola del debito nel 2016 in un’ottica ‘forward looking’ è praticamente irraggiungibile. Per realizzarlo  il debito pubblico dovrebbe ridursi in un anno di oltre 90 miliardi di euro, passando da 131,8% del 2017 a 125,4%  nel 2018 (tenendo conto che le stime della Commissione rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact). Con una crescita così lenta la strada del risanamento fiscale per l’Italia è tutta in salita.

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DEF 2016

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico). Anni 2016-2019 (milioni di euro e valori percentuali)
2016_Def_tavola

(*) Previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def di settembre 2015

Evoluzione del debito pubblico – Def 2016  e Nota di aggiornamento al Def 2015 (quadro programmatico). Anni 2014-2019 (valori percentuali rispetto al Pil)2016_Def_figuradebito

Rispetto agli anni passati, i toni con i quali il Governo ha accompagnato il Def 2016 sono stati abbastanza dimessi. Le difficoltà sono evidenti, a giudicare dal peggioramento delle previsioni per il 2016 rispetto ai numeri forniti con la nota di aggiornamento dello scorso settembre. In questi mesi la situazione economica interna e internazionale si è deteriorata, arrestando una ripresa già di per sè fragile. Le tanto decantate riforme avviate dal governo Renzi non sembrano avere la forza sufficiente per imprimere una svolta all’economia italiana. La crescita per il 2016 è ora prevista all’1,2%, ma l’obiettivo potrebbe essere ben difficile da conseguire se, come si teme, il Pil del primo trimestre dovesse far segnare un modesto +0,1%. Non sono, quindi, da escludere – nei mesi a venire – ulteriori revisioni al ribasso. Le previsioni per gli anni 2017-2019 sono, poi, affette da un elevato grado di aleatorietà e si basano, comunque, su ipotesi attualmente molto favorevoli, che non è detto perdurino:  prezzo del petrolio ai minimi, cambio euro/dollaro che avvantaggia le esportazioni, tassi di interesse sui titoli di Stato prossimi allo zero. Appare preoccupante il mancato rispetto del Patto di Stabilità, che potrebbe esporre l’Italia all’apertura di una procedura per deficit eccessivi già nei prossimi mesi. Il pareggio di bilancio in termini strutturali che doveva essere conseguito a partire dal 2015, non sarà raggiunto neanche nel 2019 (-0,2%). E se le precedenti previsioni contenevano quanto meno rassicurazioni sul rispetto della regola del debito in un’ottica ‘forward looking’, il Def 2016 dice chiaramente che il rapporto debito/Pil sarà superiore di alcuni decimali al valore richiesto. D’altronde, tra il 2014 e il 2016 anzichè ridursi è rimasto praticamente stabile e poi dovrebbe intraprendere un percorso di discesa a un ritmo meno accentuato di quello precedentemente previsto (nel 2019 sarebbe al 123,8%, quattro punti in più di quanto  si diceva nella nota di aggiornamento al Def del 2015). Numeri che in ogni caso, come detto,  riflettono una visione comunque ottimistica del Governo e saranno probabilmente rivisti in peggio.

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Winter Forecast 2016

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Winter Forecast. Anni 2015-2017 (valori percentuali)2016_winterforecast

Evoluzione del debito pubblico – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico), Autumn e Winter Forecast. Anni 2014-2018 (valori percentuali rispetto al Pil)
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La Commissione europea rivede il leggero peggioramento le stime sul quadro macroeconomico italiano e sui fondamentali di finanza pubblica.
Rispetto alle previsioni del Governo (Nota di aggiornamento al Def – quadro programmatico) sono più basse le previsioni di crescita del Pil (nominale, reale e potenziale)
Per la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica (output gap) è più rapido e sarebbe quasi concluso nel 2017 (-0,3%).
Evidenti gli effetti sul saldo strutturale: secondo la Commissione nel 2017 l’Italia sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-1,4%), mentre per il Governo i compiti a casa sarebbero quasi completati (-0,3%).
Le note più dolenti provengono, però, dal debito pubblico in quanto la Commissione delinea un ritmo di riduzione del rapporto debito/Pil ben più lento di quanto previsto dal Governo. La differenza sarebbe di quasi 3 punti percentuali nel 2017. Ciò compromette il rispetto della regola del debito nel 2016 in un’ottica ‘forward looking’. Appare infatti molto difficile che il debito pubblico possa scendere in un anno di oltre 90 miliardi di euro, per portarsi da 130,6% del 2017 a 124,8%  nel 2018 (tenendo conto che le stime della Commissione rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact).
Un problema, quello della riduzione del debito pubblico, che va affrontato senza indugi fin da ora, mentre invece il governo italiano, si limita a prendere tempo spostando in avanti il percorso di risanamento fiscale.

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Autumn Forecast 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2015-2017 (valori percentuali)

2015_autumnforecast

Le previsioni di crescita del Pil e del deflatore diffuse dalla Commissione europea sono sostanzialmente in linea con il quadro programmatico previsto nella Nota di aggiornamento al Def.
Leggermente peggiore è la stima del Pil potenziale, differenza di tre decimi nel 2015, che si riduce a un solo decimo nel 2016-2017.
I valori nettamente più bassi dell’output gap (circa 1 punto percentuale) segnalano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido e sarebbe praticamente concluso nel 2017 (-0,2%).

Ciò ha effetti sul saldo strutturale: secondo la Commissione nel 2017 l’Italia sarebbe ancora ben lontana dal pareggio di bilancio strutturale (-1,4%).
Le note più dolenti provengono, però, dal debito pubblico in quanto la Commissione delinea un ritmo di riduzione del rapporto debito/Pil ben più lento di quanto previsto dal Governo. La differenza sarebbe di oltre 2 punti percentuali nel 2017. Ciò compromette il rispetto della regola del debito nel 2016 nell’ottica forward looking. Appare infatti molto difficile che il debito pubblico nel 2018 possa ridursi di 23 miliardi di euro.
Alla luce delle divergenze esistenti tra le stime della Commissione, che rappresentano il valore ufficiale di riferimento per la verifica del Fiscal Compact, e il quadro programmatico della nota di aggiornamento al Def, appare evidente che il governo italiano, per motivi di convenienza politica e senza alcuna credibilità internazionale, non affronta in alcun modo i problemi  di bilancio, limitandosi a spostare in avanti il percorso di risanamento fiscale.

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Nota aggiornamento Def 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2015-2016 (valori percentuali)
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Le recenti previsioni del Governo contenute nella nota di aggiornamento al Def sono poste a confronto con quelle della Commissione europea dello scorso aprile.
Ai fini della valutazione della riduzione dell’indebitamento strutturale e del raggiungimento dell’obiettivo di medio termine, fanno fede le stime della Commissione europea che saranno aggiornate in autunno.

L’output gap (la variazione tra Pil reale e Pil potenziale) diverge in misura sostanziale di mezzo punto percentuale sia nel 2015 che nel 2016 ed ha effetti sul saldo strutturale, cioè l’indebitamento al netto della componente ciclica e delle una tantum.
Il debito pubblico, assume un valore più contenuto nel 2015 rispetto alle stime della Commissione, che prevede, però, una più consistente riduzione nel 2016.

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Spring Forecast 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2015-2016 (valori percentuali)

2015_springforecast

Le previsioni di crescita del Pil della Commissione europea sono in linea con quelle del Def.
Si delinea, invece, un profilo differente per il deflatore, con effetti sulla variazione del Pil nominale (minore nel 2015 e maggiore nel 2016, secondo la Commissione).
Leggermente peggiore (un decimo di punto l’anno) è la stima del Pil potenziale.
I valori più bassi dell’output gap segnalano che, secondo la Commissione, il ritmo di uscita dalla crisi economica è più rapido.

Ciò ha effetto sul saldo strutturale (-0,7% nel 2014) che nel biennio migliora secondo il Def (da -0,5%  a -0,4%) ma peggiora secondo la Commissione (da -0,7% a -0,8%), anche per la previsione di un maggiore indebitamento nel 2016 (-2%). E’ così rimesso in discussione il percorso di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale.
Il debito pubblico (che non tiene ancora conto degli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulla rivalutazione delle pensioni), dovrebbe aumentare maggiormente nel 2015 secondo la Commissione, ma ridursi in misura più consistente nel 2016.
E’ da notare che rispetto alla precedente stima (Winter Forecast) la previsione del debito 2016 sul Pil si è ridotta da 131,9% a 130,6%, senza una valida motivazione macroeconomica. Nelle stime della Commissione si riduce anche la previsione del debito 2016 per Germania (da 68,9% a 68,2%), Francia (da 98,2% a 97%) e Spagna (da 102,5% a 101,4%),  mentre schizza in alto quello della Grecia (da 159,2% a 173,5%). Il motivo della revisione potrebbe, quindi, essere legato al rimborso dei prestiti salva Stati.

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DEF 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico). Anni 2015-2019 (milioni di euro e valori percentuali)
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Il quadro programmatico disegnato dal Governo è migliore rispetto alle ultime stime della Commissione, con una crescita di +0,7% per il 2015 e +1,4% per il 2016. Il deflatore del Pil dovrebbe crescere e tendere al target di inflazione della Bce, consentendo nel medio periodo una crescita nominale del Pil superiore al 3%, che riduce in termini relativi il peso del debito (la regola del debito prevista dal Fiscal Compact sarebbe rispettata nel 2016 secondo l’ottica ‘forward looking’). L’indebitamento netto è in diminuzione progressiva e si azzera nel 2018. Il Pil potenziale dovrebbe riprendere a crescere dal 2017. Si riduce anche l’output gap e il pareggio di bilancio (strutturale) è atteso per il 2017, anche se sussistono considerevoli differenze con le stime della Commissione.

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Winter Forecast 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Commissione europea (Winter 2015). Anni 2014-2016 (milioni di euro e valori percentuali)
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Il 5 febbraio 2015 la Commissione europea ha aggiornato le proprie stime (Winter Economic Forecast 2015).

Nonostante lo scenario macroeconomico sia ora più favorevole rispetto a qualche mese fa, per effetto del prezzo del petrolio, del tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro e dei tassi di interesse sul debito che si mantengono molto bassi, i benefici per l’economia italiana sembrano essere molto scarsi.

Invariata la stima della crescita per il 2015 (+0,6%) e in lieve miglioramento quella per il 2016 (+1,3%). La revisione al ribasso del deflatore provoca una previsione del Pil nominale inferiore alle stime di Autunno della Commissione e all’ultima nota di aggiornamento al Def.

La minore spesa per interessi migliora sia l’indebitamento che il debito pubblico, il cui andamento resta però crescente e devia dal Minimum Linear Structural Adjustment (MLSA), che consentirebbe di soddisfare nel 2015 la regola del debito.

La variazione del Pil potenziale è stata completamente rivista dalla Commissione europea, ma continua ad essere negativa nel triennio 2014-2016 (permangono tutte le perplessità sulle modalità di calcolo di questa grandezza fittizia). 

Il differenziale tra la produzione effettiva e quella potenziale (output gap) evidenzia che la fase negativa del ciclo economico non sarà ancora conclusa nel 2016.

Tra il 2014 e il 2016 l’Italia non conseguirà l’obiettivo di medio termine che corrisponde al pareggio di bilancio strutturale. Il miglioramento previsto nel 2015 (da -0,9 a -0,6) è inferiore al percorso di rientro (riduzione di almeno mezzo punto l’anno) e nel 2016 si avrà un nuovo peggioramento del deficit strutturale.

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Autumn Forecast 2015

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Commissione europea (Autumn 2014). Anni 2014-2016 (milioni di euro e valori percentuali)2014_stimeautunno_tav2

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Nota aggiornamento DEF 2014

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota di aggiornamento al Def (quadro programmatico). Anni 2014-2018 (milioni di euro e valori percentuali)2014_stimeautunno_tav1

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Spring Forecast 2014

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2014-2015 (milioni di euro e valori percentuali)

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