Previsioni macroeconomiche

(aggiornato il 3 ottobre 2021)
Fonte: Ministero dell’Economia e Commissione europea

Confronto previsioni crescita (Pil reale) principali istituzioni – Anni 2021-2022 (valori percentuali)
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 Nota aggiornamento Def 2021

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica –  Nota aggiornamento al Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2021-2022 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2021 (quadro programmatico), Def 2021, Spring Forecast 2021, Autumn Forecast 2020. Anni 2020-2024 (valori percentuali rispetto al Pil)
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La Nota di aggiornamento di settembre, ha rivisto sostanzialmente le stime iniziali, per tenere conto del miglioramento del quadro macroeconomico.

La crescita nei primi 6 mesi del 2021 si è rivelata più consistente di quanto si poteva prevedere a inizio anno, soprattutto per la ripresa dei consumi interni, che hanno beneficiato di minori restrizioni per l’emergenza sanitaria.

Tutto lascia ritenere che il Pil possa crescere quest’anno del 6%, ben oltre il 5% della stima estiva della Commissione europea (summer forecast) che ancora non incorpora appieno le mutate condizioni. 

Anche le prospettive per gli anni a venire sembrano incoraggianti, tuttavia la NaDef tiene in scarsa considerazione il tema della sostenibilità, raramente citata nel testo e mai associata alla crescita del Pil.

Rispetto al Def l’indebitamento nominale aumenta in termini assoluti di 2,7 miliardi (da 165,1 a 167,8), ma si riduce in rapporto al Pil, facendo registrare persino un miglioramento al 9,4% rispetto al 9,6% del 2020. In particolare rispetto ad aprile, crescono le imposte dirette di 6,6 miliardi, le dirette di 3,4, i contributi di 5, mentre diminuiscono di 5,1 miliardi le altre entrate in conto capitale. Tra le spese aumentano gli altri trasferimenti in conto capitale di 8,4 miliardi, i consumi intermedi di 4, gli interessi passivi di 2,9 e i redditi da lavoro di 2 (nonostante il mancato rinnovo dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti), mentre si riducono di 4,7 miliardi gli investimenti pubblici e di 2,6 i contributi in conto capitale.

Anche i dati di finanza pubblica corretti per il ciclo economico sono stati completamente rivisti e l’output gap (tra il Pil reale e quello potenziale) al -4,1%, è ora inferiore alle stime della Commissione europea, con l’indebitamento strutturale, al -7,6% quest’anno e al -5,5% nel 2022.

Appare anche meno catastrofica la situazione del debito pubblico, che lo scorso anno era balzato al 155,6%, ma che avrebbe intrapreso fin dal 2021 un percorso di discesa che dovrebbe portarlo a 146,1% nel 2024.   Il ritmo di discesa è comunque troppo lento per soddisfare la ‘regola del debito’ prevista nel Fiscal Compact (sebbene il Patto di Stabilità e Crescita sia al momento congelato e potrebbe essere rivisto prima della sua riattivazione). In termini assoluti, il debito pubblico aumenterà nel 2021 di 158 miliardi di euro giungendo a 2.731 miliardi, per poi crescere fino a 2.900 nel 2024.

 

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Spring Forecast 2021

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico) e Spring Forecast. Anni 2021-2022 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2020, Def 2021 (quadro programmatico), Autumn 2020 e Spring 2021 Forecast. Anni 2020-2024 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Le stime di Primavera 2021 della Commissione europea confermano il percorso di recupero in atto, dopo la caduta del 2020. Tuttavia la Commissione europea prevede per l’Italia una crescita del Pil inferiore rispetto a quella ipotizzata nel Def.
Il Pil (reale) aumenterà del 4,5% nel 2021 e del 4,8% nel 2022, senza tuttavia recuperare pienamente il livello pre-Covid del 2019.
Per il 2021 l’Italia farà registrare una crescita in linea con quella dell’Eurozona (+4,3%) e superiore a quella della Germania (+3,4%), che tuttavia ha avuto un calo ben più contenuto nel 2020.
La Commissione stima un deflatore più contenuto nel 2021 e 2020, che si riflette su un livello del Pil nominale alla fine del prossimo anno inferiore di 20 miliardi.

Loutput gap (differenza tra Pil potenziale e Pil reale), è ancora fortemente negativo nel 2021 (-4,8 punti), per poi ridursi sensibilmente nel 2022 (-1,4 punti).
La Commissione europea ha sospeso anche per il 2021 il Patto di stabilità e crescita, incluso il percorso di rientro verso il pareggio di bilancio in termini strutturali.
L’Italia – come del resto gli altri Paesi – registrerà un disavanzo primario (-8,4% nel 2021 e -2,8% nel 2022) e una spesa per interessi elevata (3,3%  nel 2021 e 2,9% nel 2022, i valori più alti dell’eurozona), con la conseguenza che l’indebitamento nel 2021 sarà di 11,7% del Pil, ben maggiore degli altri Paesi, per poi dimezzarsi  nel 2022.
Note dolenti provengono dal debito pubblico, in quanto sfiorerà il 160% rispetto al Pil alla fine di quest’anno, con un aumento di circa 4 punti, per poi ridiscendere di 3 nel 2022, facendo saltare tutte le prospettive di rientro previste dalla regola del debito. Le previsioni della Commissione europea sono in linea con quelle governative del Def.

 

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DEF 2021

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico), Anni 2021-2024 (milioni di euro e valori percentuali)
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(*) Previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def di settembre 2019

Evoluzione del debito pubblico – Def 2020, Nota def 2019, Autumn Forecast, Def 2019 Anni 2018-2022 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Il 2021 dovrebbe essere l’anno della ripartenza per l’economia dopo il crollo del 2020 dovuto all’emergenza sanitaria.
Dopo il calo dell’8,9% del 2020, il Pil recupererà il 4,5% nel 2021, ovvero il 5,6% a prezzi correnti (quasi 100 miliardi di euro). Con l’ulteriore crescita prevista per il 2022 si dovrebbe poter tornare ai livelli pre-crisi.
Si tratta di valutazioni che, come sottolineato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, hanno “fortissimi elementi di incertezza, indotti dall’unicità dell’evento pandemico in corso e dalla mancanza di informazioni relative a un precedente storico cui fare riferimento”.
I vincoli di bilancio previsti dal Patto di Stabilità e Crescita restano sospesi, concedendo spazio a politiche espansive per sostenere i settori tuttora in difficoltà.
L’indebitamento netto, dovrebbe salire all’11,8% nel 2021, ben oltre il 5,3% ipotizzato nella Nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre, anche per effetto dei due scostamenti aggiuntivi da 32 e da 40 miliardi  autorizzati dal Parlamento. Nel 2024, alla fine dell’orizzonte di previsione dovrebbe collocarsi al 3,4%.
L’output gap, che misura la differenza tra la crescita potenziale e quella reale, è previsto al -4,9% per quest’anno, con un lieve aumento della crescita potenziale, un indicatore fortemente discrezionale. Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), è un obiettivo ormai non più alla portata, anche in considerazione del fatto che, a seguito dell’epidemia, lo Stato ha dovuto assicurare in via prioritaria la tenuta economica e sociale del Paese.
Il debito pubblico (in rapporto al Pil) aumenterà nel 2021 a 159,8% (quasi 170 miliardi di maggior debito). Per gli anni successivi, il percorso di riduzione potrebbe anche avviarsi a un ritmo consistente, ma il target indicato dal Fiscal compact (anch’esso al momento sospeso) non è in questo momento ipotizzabile.

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Autumn Forecast 2020

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Nota aggiornamento Def (quadro programmatico) e Autumn Forecast. Anni 2020-2022 (valori percentuali)
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Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2020, Def 2020 (Quadro nuove politiche), Autumn 2020 e Spring 2020 Forecast. Anni 2019-2023 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Le Stime di autunno 2020 della Commissione europea, uscite a distanza di quasi un mese dalla Nota di aggiornamento al Def, incorporano anche gli effetti della recrudescenza nella diffusione del contagio da Sars-Cov2.
Più in generale la Commissione europea vede per l’Italia un 2020 più nero, con un minor recupero nel 2021, causato dal trascinamento negativo della fine di quest’anno.
Il Pil (reale) diminuerà del 9,9% nel 2020 (il dato peggiore dopo il 12,4% della Spagna), per poi risalire del 4,1% nel 2021, mentre per l’Eurozona alla caduta più contenuta (-7,8%) farà seguito una ripresa in linea con quella italiana (+4,2).
La Commissione stima un deflatore più alto nel 2020 e nel 2021, che si riflette su un livello del Pil nominale alla fine del prossimo anno inferiore di 43 miliardi rispetto alla Nadef.

A differenza degli scorsi anni, l’output gap (differenza tra Pil potenziale e Pil reale), è ben maggiore secondo la Commissione, per la quale alla fine del 2022, l’Italia per uscire dal ciclo negativo avrebbe ancora da recuperare il 3,4% (appena lo 0,2% per il Governo).
La Commissione europea ha sospeso per il 2020-2021 il Patto di stabilità e crescita, incluso il percorso di rientro verso il pareggio di bilancio in termini strutturali, che dovrà essere adattato alla situazione che si è venuta a creare.
L’Italia – come del resto gli altri Paesi – registrerà un disavanzo primario (-7,3% nel 2020 e -3,7% nel 2021) e una spesa per interessi elevata (3,6%  nel 2020 e 3,4% nel 2021, 2 punti in più dell’eurozona), con la conseguenza che l’indebitamento nel 2020 sarà di 10,8% del Pil, mentre negli anni successivi la stima governativa è più ottimistica.
Note assai dolenti provengono dal debito pubblico, in quanto arriverà a sfiorare il 160% rispetto al Pil alla fine di quest’anno, con un aumento di quasi 25 punti (circa 200 miliardi). La Commssione europea non prevede che il debito scenderà nei due anni successivi e la stima alla fine del 2022 diverge di quasi 6 punti.

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Spring Forecast 2020

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro con nuove politiche) e Spring Forecast. Anni 2020-2021 (valori percentuali)
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(*) quadro con nuove politiche

Evoluzione del debito pubblico – Nota Def 2019, Def 2020 (Quadro tendenziale e Nuove Politiche), Autumn 2019 e Spring 2020 Forecast. Anni 2018-2022 (valori percentuali rispetto al Pil)
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Le Stime di primavera 2020 della Commissione europea accentuano gli effetti  dello shock economico attualmente in corso rispetto al quadro del Def che incorpora le nuove politiche (decreto legge in corso di emanazione, per il quale il Parlamento ha già autorizzato lo sforamento di ulteriori 55 miliardi di indebitamento).
Più in generale la Commissione europea vede per l’Italia un 2020 più nero, ma con un maggior recupero nel 2021.
Il Pil (reale) diminuerà del 9,5% nel 2020 per poi risalire del 6,5% nel 2021, andandosi a collocare a un livello prossimo a quello previsto nel  Def (-8% e +4,7% rispettivamente nei due anni).
Per il 2020 l’Italia farà registrare la peggiore caduta del prodotto dopo la Grecia (-9,7%), accumulando ulteriore ritardo nei confronti dei principali partner: Germania (-6,5%), Francia (-8,2%). La perdita media dell’Eurozona è -7,7% e quella dell’Unione europea (incluso il Regno Unito) -7,5%.
La Commissione stima un deflatore in linea nel 2020 ma più contenuto nel 2021, che si riflette su un livello del Pil nominale alla fine del prossimo anno inferiore di 10 miliardi.

A differenza degli scorsi anni, l’output gap (differenza tra Pil potenziale e Pil reale), è segnatamente maggiore secondo la Commissione, per la quale dopo la ripresa del 2021, l’Italia per uscire dal ciclo negativo avrebbe ancora da recuperare il 3,9% (per il Governo 2,6%).
La Commissione europea ha sospeso per il 2020 il Patto di stabilità e crescita, incluso il percorso di rientro verso il pareggio di bilancio in termini strutturali, che dovrà essere adattato alla situazione che si è venuta a creare.
L’Italia – come del resto gli altri Paesi – registrerà un disavanzo primario (-7,4% nel 2020 e -2,1% nel 2021) e una spesa per interessi elevata (3,7%  nel 2020 e 3,6% nel 2021, i valori più alti dell’eurozona), con la conseguenza che l’indebitamento nel 2020 sarà di 11,1% del Pil, più alto delle stime governative, salvo dimezzarsi e convergere nel 2021.
Note assai dolenti provengono dal debito pubblico, in quanto schizzerà al 158,9% rispetto al Pil alla fine di quest’anno, con un aumento di quasi 25 punti, per poi ridiscendere di 5 nel 2021, facendo saltare tutte le prospettive di rientro previste dalla regola del debito.
I confronti con le previsioni antecedenti (Nota di aggiornamento al Def 2019, Autumn Forecast della Commissione europea) sono scarsamente significativi, se non per evidenziare come sia drasticamente mutata in pochissimo tempo la situazione.

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DEF 2020

Previsioni dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica – Def (quadro programmatico), Anni 2018-2022 (milioni di euro e valori percentuali)
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(*) Previsioni contenute nella nota di aggiornamento al Def di settembre 2019

Evoluzione del debito pubblico – Def 2020, Nota def 2019, Autumn Forecast, Def 2019 Anni 2018-2022 (valori percentuali rispetto al Pil)
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L’emergenza sanitaria provocata dal contagio da coronavirus ha fortemente condizionato il Documento di economia e finanza, che non solo è stato presentato con circa 15 giorni di ritardo, ma per la prima volta è limitato alle previsioni per l’anno in corso e quello successivo, data l’estrema incertezza dell’evolversi della situazione.
A causa dello shock economico attualmente in corso i confronti con le previsioni antecedenti (Nota di aggiornamento al Def 2019, Autumn Forecasts della Commissione europea) sono scarsamente significativi, se non per evidenziare la portata del crollo economico.
Il Pil diminuirà dell’8% nel 2020, ovvero del 7,1% a prezzi correnti, poco meno di 130 miliardi di euro. Nel 2021 è previsto un rimbalzo del 4,7%, insufficiente a recuperare il livello pre crisi, con -3,7% rispetto al 2019 e  -7,5% rispetto al livello massimo raggiunto nel 2007.
Anche gli obiettivi di finanza pubblica risultano completamente stravolti e la Commissione europea ha sospeso per il 2020 il rispetto dei vincoli di bilancio previsti dal Patto di Stabilità e Crescita.
L’indebitamento netto, dovrebbe attestarsi al 7,1% nel 2020 secondo il quadro tendenziale, ma salirà al 10,4% con i nuovi interventi a supporto dei settori economici e delle famiglie, per circa 55 miliardi di ulteriore deficit che saranno autorizzati dal Parlamento. Nel 2021, dovrebbe poi dimezzarsi al 5,7%.
L’output gap, che misura la differenza tra la crescita potenziale e quella reale, è previsto al -6,7% per quest’anno, con una diminuzione dello 0,9% della crescita potenziale, un indicatore fortemente discrezionale, che se aveva poco in condizioni normali, oggi è completamente aleatorio. Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), è un obiettivo ormai non più alla portata, anche in considerazione del fatto che in questo momento lo Stato deve assicurare in via prioritaria la tenuta economica e sociale del Paese.
Il debito pubblico (in rapporto al Pil) esploderà nel 2020 a 151,8% secondo il quadro tendenziale, ma è destianto ad aumentare al 155,7% con le nuove misure in corso di approvazione. Per gli anni successivi, il percorso di riduzione potrebbe anche avviarsi a un ritmo consistente, ma il target indicato dal Fiscal compact (anch’esso al momento sospeso) non è in questo momento ipotizzabile.

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Previsioni macroeconomiche – anno 2019

Previsioni macroeconomiche – anno 2018

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