Occupazione – unità di lavoro annue

(aggiornato il 20 marzo 2022)
Fonte: Istat – Conti economici annuali e trimestrali

L’ammontare delle unità di lavoro annue a tempo pieno (Ula),  si ottiene dividendo il numero di ore lavorate per quelle previste dal contratto collettivo di riferimento (un lavoratore in servizio dal 1° gennaio al 31 dicembre è considerato una unità, mentre un dipendente occupato part-time conterà per una frazione, se lavora 6 mesi, varrà 0,5 Ula). L’andamento delle Ula, tiene conto implicitamente delle varie tipologie di lavoro atipico e fornisce risposte più precise per la valutazione delle politiche di intervento sul mondo del lavoro, rispetto a quanto si riesce a desumere considerando gli occupati.

Anno 2021

Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – 2007-2021 (indice 2007=100)
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Occupati e Unità di lavoro annue – 1995-2021 (migliaia di unità)
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Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)
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L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007, nel 2021 gli occupati sono scesi di poco (99,3), anche per il blocco dei licenziamenti durante la fase pandemica, mentre il Pil (93,4) e le unità di lavoro annue (92,8) mostrano che la ripresa economica nel 2021 non ha consentito ancora di recuperare la caduta di unità di lavoro dell’anno precedente.
Nel 2021 le Ula  sono risultate pari a 23,3 milioni, in aumento del 7,6% (circa 1,6 milioni di unità), a fronte di una crescita del 6,6% del Pil. Rispetto alla fase prepandemica mancano ancora 840 mila unita (-3,5%), mentre dal 2008 sono andate perdute 1,7 milioni di unità (-6,9%).
Il rapporto tra Ula e numero di occupati è risalito a 92,7%, ma è ancora ben lontano dall’invertire la tendenza di una marcata e persistente precarietà nel mondo del lavoro, che è andata aumentando negli ultimi anni. Fino al 2005, il numero di occupati era persino inferiore alle unità di lavoro (ogni individuo lavorava mediamente più di quanto previsto).
I dipendenti, che rappresentano il 72%, sono aumentati del 7,4%, mentre è più consistente la ripresa dei lavoratori indipendenti (+8%), con  1,1 milioni di unità in meno rispetto al 2008 (-14,5%).
Tra i settori, la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (72%), che ha recuperato in misura inferiore alla media (+6,3%). Nel terziario, crescono in particolare i servizi di alloggio e ristorazione (+11,9%), che però hanno avuto una riduzione del 26,5% dall’inizio dell’emergenza sanitaria; le attività amministrative e di supporto (+10,7%); le attività immobiliari (+10%).
Il settore delle costruzioni (+18,9%), grazie anche agli incentivi sull’edilizia, ha recuperato 258 mila unità di lavoro nel 2021, superando anche il livello del 2019. Buono anche il recupero dell’industria in senso stretto (+10,4%), anche se rispetto al 2008 si sono perse 784 mila unità (-17,5%). Anche l’agricoltura ha recuperato i livelli prepandemici.

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Terzo trimestre 2021

Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – T1/2008-T3/2021 (indice 2007=100)
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Occupati e Unità di lavoro annue – T1/1995-T3/2021 dati destagionalizzati (migliaia di unità)
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Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)
2021T3_occ_t1

L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007, nel terzo trimestre 2021 gli occupati hanno recuperato il livello di partenza (99,9), anche per il blocco dei licenziamenti durante la pandemia, mentre il Pil (94,8) e le unità di lavoro annue (92,7) devono ancora recuperare la forte caduta del primo semestre 2020.
Continuano a crescere nel terzo trimestre 2021 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) che aumentano di 334 mila unità (+1,5%).
Più contenuto l’aumento degli occupati (+0,4%), nonostante le misure di protezione dell’occupazione messe in atto dal governo durante il ‘lockdown’ (indennità di disoccupazione e divieto di licenziamento). Risale, pertanto, a 92,1 il numero di Ula per 100 occupati, dopo il minimo assoluto toccato nel secondo trimestre 2020 (78,6).
Rispetto al terzo trimestre del 2020, ci sono quasi 800 mila unità in più (+3,4%), ma ne mancano ancora 850 mila per raggiungere il livello pre-Covid e 1,7 milioni a confronto con il 2008 (inizio della precedente crisi economica).
I dipendenti rappresentano il 72% del totale e hanno ripreso l’1,9% su base congiunturale e il 4,3% in ottica tendenziale, con un rapporto di Ula su occupati ben lontano dall’obiettivo dell’occupazione a tempo pieno (85,8%).
I lavoratori indipendenti, sono appena 19 mila in più dello scorso trimestre (+0,3%) e meno di 100 mila rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Tra i settori la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (72%), che hanno recuperato 357 mila unità (+2,2), di cui 293 mila nel comparto commercio, trasporto, servizi di alloggio e ristorazione, ma ne mancano ancora all’appello quasi 1 milione rispetto alla situazione pre-Covid.
Anche l’industria in senso stretto (+66 mila unità, +1,8%) mostra chiari segnali di ripresa, ma non si può dire altrettanto per le costruzioni (stabili) e l’agricoltura (in flessione).

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Secondo trimestre 2021

Occupati, Unità di lavoro annue e Pil – T1/2008-T2/2021 (indice 2007=100)
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Occupati e Unità di lavoro annue – T1/1995-T2/2021 dati destagionalizzati (migliaia di unità)
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Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)
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L’andamento delle unità di lavoro a tempo pieno (Ula) segue molto più da vicino la variazione del Pil di quanto non faccia il conteggio degli occupati. Posto uguale a 100 il livello raggiunto nel 2007, nel secondo trimestre 2021 gli occupati sono scesi di poco (99,5), anche per il blocco dei licenziamenti ancora vigente, mentre il Pil (92,3) e le unità di lavoro annue (91,4) devono ancora recuperare la forte caduta del primo semestre 2020.
Continuano a crescere nel secondo trimestre 2021 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) che aumentano di 704 mila unità (+3,2%).
Più contenuto l’aumento degli occupati (+1,7%), nonostante siano in vigore le misure di protezione dell’occupazione messe in atto dal governo durante il ‘lockdown’ (indennità di disoccupazione e divieto di licenziamento). Risale, pertanto, a 91,2 il numero di Ula per 100 occupati, dopo il minimo assoluto toccato nel secondo trimestre 2020 (78,8).
Rispetto al secondo trimestre del 2020, ci sono quasi 3,5 milioni di unità in più (+18%), ma mancano ancora 1,2 milioni di unità per raggiungere il livello pre-Covid e oltre 2 milioni a confronto con il 2008 (inizio della precedente crisi economica).
I dipendenti rappresentano il 72% del totale e hanno ripreso il 3,5% su base congiunturale e il 16,3% in ottica tendenziale, con un rapporto di Ula su occupati ben lontano dall’obiettivo dell’occupazione a tempo pieno (84,9%).
I lavoratori indipendenti, sono 139 mila in più dello scorso trimestre (+2,2%) e quasi 1,2 milioni rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Tra i settori la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (71%), che hanno recuperato più di mezzo milione di unità (+3,4), di cui 300 mila nel comparto commercio, trasporto, servizi di alloggio e ristorazione.
Anche l’industria in senso stretto (+88 mila unità, +2,5%) le costruzioni (+40 mila unità, +2,5%)e l’agricoltura (+33 mila unità, +2,5%), mostrano chiari segnali di ripresa.

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Primo trimestre 2021

Occupati e Unità di lavoro annue – T1/1995-T1/2021 dati destagionalizzati (migliaia di unità)
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Unità di lavoro annue – dati destagionalizzati (migliaia di unità e valori percentuali)
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Riprendono a crescere nel primo trimestre 2021 le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) che aumentano di 71 mila unità (+0,3%). Diminuisce, invece, di 233 mila unità il numero di occupati nonostante siano in vigore le misure di protezione dell’occupazione messe in atto dal governo durante il ‘lockdown’ (indennità di disoccupazione e divieto di licenziamento). Risale, pertanto, a 90,2 il numero di Ula per 100 occupati, dopo il minimo assoluto toccato nel secondo trimestre 2020 (79).
Rispetto al primo trimestre del 2020, mancano 35 mila unità (-0,2%), mentre a confronto con il 2008 (inizio della precedente crisi economica) il calo è 2,7 milioni di unità (-10,9%).
I dipendenti rappresentano il 72% del totale e hanno ripreso lo 0,7% su base congiunturale, a fronte di un calo tendenziale (-0,7%), con un rapporto di Ula su occupati ben lontano dall’obiettivo dell’occupazione a tempo pieno (83,9%).
Si riducono i lavoratori indipendenti, che sono 36 mila in meno dello scorso trimestre (-0,6%).
Tra i settori la maggior parte delle unità di lavoro è concentrata nei servizi (71%), che hanno perso ulteriori 144 mila unità (-0,9%), con il commercio, trasporto, servizi di alloggio e ristorazione che si è ridotto di 308 mila unità (-5,8%).
Di una certa rilevanza nell’ultimo trimestre il rimbalzo dell’industria in senso stretto (+65 mila unità, +1,9%) e ancor più delle costruzioni (+111 mila unità, +7,6%). Bene anche l’agricoltura (+38 mila unità, +3%).

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Occupazione – Unità di lavoro annue 2020

Occupazione – Unità di lavoro annue 2019

Occupazione – Unità di lavoro annue 2018

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