Conti nazionali trimestrali

(aggiornato il 4 marzo 2017)

Fonte: Istat

Quarto trimestre 2016

Contributi alla variazione del Pil per aggregato macroeconomico – 2015 e  2016 (valori percentuali)
2016_Pil_T4_fig1

Contributi alla variazione del Pil per branca di produzione – 2015 e  2016 (valori percentuali)
2016_Pil_T4_fig2

Nel quarto trimestre 2016 il Pil è aumentato di 0,2%, con una variazione tendenziale e media annua entrambe di 1%.

Il Pil nominale, quello che viene preso a riferimento per i rapporti fondamentali sui conti pubblici, ha fatto invece registrare una variazione tendenziale +1,7% e media annua di +1,8%.

In entrambi i casi si parla di serie destagionalizzate e corrette per il numero di giornate lavorative.

La scomposizione della crescita tra gli aggregati macroeconomici, mostra un aumento nel quarto trimestre di +0,2% per consumi e investimenti, nella per la domanda estera netta e negativa di 0,2% per le scorte di magazzino.

L’analisi per branca produttrice mostra un contributo positivo di +0,2% dell’industria e negativo per l’agricoltura (-0,1%).

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Terzo trimestre 2016

Contributi alla variazione del Pil per aggregato macroeconomico – 2015 e  2016 (valori percentuali)
2016_pil_t3_fig1

Contributi alla variazione del Pil per branca di produzione – 2015 e  2016 (valori percentuali)
2016_pil_t3_fig2

Nel terzo trimestre 2016 il Pil è aumento di 0,3%, con una variazione acquisita di 0,9% sull’anno (l’obiettivo di crescita 2016 previsto nella Nota di aggiornamento al Def è stato fissato a 0,8%) .

Il Pil nominale, quello che viene preso a riferimento per i rapporti fondamentali sui conti pubblici, ha fatto invece registrare una variazione cumulata di +2% e acquisita  nell’anno di +1,8%.

Il deflatore del Pil (la variazione dei prezzi dell’intera economia) ha una variazione cumulata nei primi 9 mesi di +1,1%, come effetto combinato del deflatore dei consumi (invariato), degli investimenti (+0,6%, di cui +1,9% per i mezzi di trasporto ), delle esportazioni (-1%) e delle importazioni (-4%).

La scomposizione della crescita tra gli aggregati macroeconomici, mostra un aumento nel terzo trimestre di +0,1% per ciascuna componente della domanda interna (consumi, investimenti e scorte di magazzino), mentre scende  per la sola domanda estera netta (-0,1%).

L’analisi per branca produttrice mostra un contributo positivo di +0,2% dell’industria e di +0,1% dei servizi.

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Secondo trimestre 2016

Contributi alla variazione del Pil per aggregato macroeconomico – 2015 e  secondo trimestre 2016 (valori percentuali)
2016_Pil_T2_fig1

Contributi alla variazione del Pil per branca di produzione – 2015 e  secondo trimestre 2016 (valori percentuali)
2016_Pil_T2_fig2

Nel secondo trimestre 2016 il Pil è rimasto invariato, facendo registrare una variazione acquisita di 0,7% sull’anno. Per raggiungere l’obiettivo di crescita dell’1,2 previsto nel Def, nella seconda metà dell’anno il Pil  dovrebbe crescere a un tasso di 0,5% a trimestre, senza tener conto delle correzioni per gli effetti di calendario .

Il Pil nominale, quello che viene preso a riferimento per i rapporti fondamentali sui conti pubblici, ha fatto invece registrare una variazione cumulata nel primo semestre di +2,2% e acquisita  nell’anno di +1,6%.

La buona performance in termini nominali è dovuta a un aumento del deflatore del Pil (la variazione dei prezzi dell’intera economia) superiore alle aspettative.  La variazione cumulata nel primo semestre è infatti pari a +1,3%, come effetto combinato del deflatore dei consumi (invariato), degli investimenti (+0,7%, di cui +2,8% per i mezzi di trasporto ), delle esportazioni (-1,2%) e delle importazioni (-4,7%).

La scomposizione della crescita tra gli aggregati macroeconomici, mostra un fattore positivo per la sola domanda estera netta (+0,2%), con consumi, investimenti e scorte di magazzino che spingono, invece, verso il basso. Rispetto ai trimestri precedenti appare particolarmente rilevante la flessione dei consumi.

L’analisi per branca produttrice mostra un contributo positivo dei servizi (+0,1%, grazie al settore del Commercio, trasporti, alloggi) che compensano l’apporto negativo dell’industria in senso stretto.

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