Confronti internazionali

(aggiornato il 23 ottobre 2022)

Fonte: Eurostat

Con la diffusione dei dati della procedura per deficit eccessivi (PDE) e l’aggiornamento del database Eurostat dei conti economici nazionali è possibile tracciare (ad aprile) un bilancio consuntivo dell’anno appena trascorso o valutare (ad ottobre) il quadro macroeconomico previsionale  per l’anno in corso, verificando lo scostamento rispetto alle previsioni delle principali determinanti della finanza pubblica nell’area dell’Euro.

Previsioni 2022 (settembre) e 2023

Documento programmatico di bilancio – previsioni di crescita nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2022-2023  –  (valori percentuali)
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Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2022  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Quadro previsionale riassuntivo dell’Eurozona  – 2021-2022  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Con l’aggiornamento delle previsioni per il 2022, notificate a Eurostat il 30 settembre scorso e la trasmissione alla Commissione del Quadro programmatico di bilancio 2023, avvenuta il 15 ottobre, si delinea il quadro della crescita e dei conti pubblici nell’Eurozona per l’anno in corso e per il successivo. Per quanto riguarda l’Italia, visto l’avvicendamento di Governo, le previsioni per il prossimo anno riguardano il solo quadro tendenziale a legislazione vigente.
Nel 2022, il Pil reale dell’eurozona dovrebbe crescere del 3,4% (dopo il 5,3% dell’anno precedente), con l’Irlanda al +10% e il Portogallo al +6,5%. Il livello prepandemico del 2019 è stato ampiamente superato (+2,2%), tranne che per la Spagna (-2,3), mentre l’Italia è tornata sostanzialmente in pareggio (+0,3%).
Continua a registrarsi un andamento anomalo in Irlanda, con la  domanda interna debole e un boom delle esportazioni nette, dovuta in prevalenza  alle multinazionali che hanno sede in Irlanda e trasferiscono i profitti altrove, soprattutto nei settori della farmaceutica, med-tech e Ict. Un sistema economico malato, controllato da prenditori privati che  danneggiano tutta Europa.
Nel 2022, il disavanzo primario, causato dagli interventi pubblici ancora dovuti all’emergenza sanitaria, dovrebbe sfiorare i 303 miliardi di euro (quasi 150 in meno del 2021), di cui 113 in Germania, 84 in Francia, 36 in Spagna e 22 in Italia.
La spesa per interessi riprende a crescere (210 miliardi, 30 in più del 2021), con l’onere maggiore che ricade sull’Italia (75 miliardi, più di un terzo del totale dell’Eurozona).
Il rapporto deficit/Pil si riduce al -3,9%, con Belgio, Italia, Francia e Spagna ben al di sopra della media .
Il debito pubblico, nonostante i 6 miliardi di flussi finanziari positivi (raccordo disavanzo-debito),  sfiora i 12,5 mila miliardi di euro, tornando però bel al disotto del 100% del Pil nominale.
Rispetto alle stime di aprile, il quadro macroeconomico dell’eurozona vede una riduzione del disavanzo primario per 45 miliardi di euro, ma un aumento della spesa per interessi per quasi 25 miliardi. Si riduce l’indebitamento netto, ma non il debito pubblico.
Il Pil (nominale) è rivisto in aumento di 178 miliardi, a causa dell’inflazione e dovrebbe crescere del 6,5% rispetto allo scorso anno.
Nel 2023, la crescita dell’eurozona dovrebbe dimezzarsi dal 3,4% all’1,6%, per effetto delle tensioni internazionali sul fronte energetico, con la sola Germania che prevede di fare meglio del 2022.

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Previsioni 2022 (aprile)

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2022  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Nel 2022 il Pil nominale dell’eurozona dovrebbe aumentare del 6,5% (2,7% di crescita reale e la restante parte dovuta all’aumento dei prezzi), in rallentamento rispetto alle precedenti stime, a causa della crisi ucraina. Tra i principali Paesi, a crescere maggiormente saranno l’Irlanda (+10,8%), Spagna (+9%) e Grecia (+7,8%). La crescita nominale dell’Italia (+6%, di cui ) dovrebbe essere di poco inferiore a quella dell’Eurozona e della Germania, ma superiore a quella della Francia.
Il disavanzo primario è di 348 miliardi di euro (sono stati 446 nel 2021) e la  spesa per interessi risale a 186 miliardi. Il rapporto deficit/Pil migliora da -5,1% a -4,1%, con Italia e Belgio ancora sopra il 5%  (la procedura per deficit eccessivi è sospesa dal 2020). Il debito pubblico al lordo degli aiuti tra Paesi, tocca i 12,4 trilioni di euro ed è tornato sotto la soglia del 100% del Pil .

Consuntivo 2021

 L’andamento del Pil reale nell’area dell’Euro – Anno 2021 (variazioni percentuali)
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Nel 2021 l’aumento del Pil nell’area Euro, caratterizzato dal rimbalzo rispetto alla caduta del 2020 per l’effetto Covid-19, è stato del 5,4%, con l’Irlanda al 13,5% e la Germania al 2,9.

 L’andamento del Pil reale nell’area dell’Euro – Periodo 2019-2021 (variazioni percentuali)
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Rispetto al livello pre-pandemia del 2019,  l’Euroarea deve ancora recuperare l’1,3% , con 11 Paesi (i più piccoli tranne i Paesi Bassi) tornati a un livello superiore. L’Italia (-3%) è al terz’ultimo posto e fanno peggio solo Portogallo e Spagna. L’Italia non è ancora neanche tornata ai livelli antecedenti la crisi finanziaria del 2008 (-5,6%), condividendo questa spiacevole condizione con la sola Grecia (-24,2%).

 Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2022 (valori percentuali)
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Nel 2021, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a circa 225 miliardi di euro, il debito pubblico per i 19 Paesi dell’Uem è stato di 11.720 miliardi di euro, in aumento di oltre 600 miliardi rispetto al 2020.
Il percorso di riduzione r
ispetto al Pil è però ripreso, con il rapporto  passato bruscamente da 99,2% del 2020 a 97,4%.
L’effetto ‘snow ball’, che incorpora la spesa per interessi nominali, l’inflazione e la crescita reale è sceso di 5,4 punti. Il disavanzo primario ha contribuito per 3,6 punti mentre il raccordo disavanzo/debito è appena positivo e quasi ininfluente.
La riduzione del debito rispetto al Pil dovrebbe proseguire anche nel 2022, anche se con minore intensità.

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2021 (milioni di euro)
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L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda quasi esclusivamente l’Italia, che nel periodo 2011-2021 ha corrisposto pagamenti per 33,5 miliardi e altre passività per 17,7 miliardi, per un totale di 51,2 miliardi di euro, di cui 1,7 nel  2021. In misura minore sono interessati la Germania (9,8 miliardi di euro), l’Austria (4,9 miliardi) e la Grecia (2,8 miliardi). Da notare che alcuni Stati dell’Unione monetaria hanno ricavato un rendimento dalla gestione dei derivati, in particolare i Paesi Bassi (26,4 miliardi di euro).

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea- Anni 2008-2021 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

La previsione iniziale per il 2021 (notifica EDP di aprile 2021, integrata dalle previsioni di primavera della Commissione europea) è stata rivista in miglioramento di 2,6%, con tutti i Paesi, fatta eccezione per la Spagna, che erano stati più prudenti nel valutare la ripresa dopo la pandemia. 
Nel periodo 2008-2021 si è avuta mediamente una revisione al rialzo delle stime del Pil nominale di 0,1%, con performance peggiori per Grecia (-3,6%) e Spagna (-2%). Solo per Irlanda (+5,5%), Belgio (+1,6%) e Germania (+0,7%) i risultati a consuntivo sono stati nettamente migliori.

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2021, il saldo primario nell’Uem è stato negativo (-3,6%) ma molto meno della previsione iniziale (-7,1%); i maggiori disavanzi si sono avuti in Francia (-5,1%) e Germania (-5%). Le previsioni per il 2022 indicano un ulteriore miglioramento (-2,7%), con tutti i Paesi ancora in disavanzo, tranne Portogallo e Irlanda.

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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L’indebitamento è risultato pari a 5,1% del Pil, ben migliore della previsione iniziale (8,1%). Molti Paesi dell’Uem hanno fatto registrare nel 2021 valori superiori alla soglia del 3%, ma la procedura per deficit eccessivi è temporaneamente sospesa. L’Italia ha avuto il secondo più alto indebitamento nel 2021 (7,2% rispetto al previsto 11,7%). Anche nel 2022, sebbene in riduzione, l’indebitamento netto continuerà ad essere consistente.

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è stato quasi nullo nel 2021 (appena 2 miliardi di euro), mentre nel 2022 dovrebbe essere più consistente (+0,3%, 40 miliardi). Le differenze tra i Paesi sono notevoli: mentre Portogallo, Finlandia, Austria, Italia e Paesi Bassi hanno ridotto nel 2021 la loro posizione debitoria per i flussi finanziari, non ricompresi nel calcolo dell’indebitamento, Irlanda, Belgio e Germania hanno sperimentato l’effetto opposto.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati), nel 2021 è sceso al 97,4%, 5,5 punti in meno rispetto alla previsione iniziale. L’Italia (150,8%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (193,3%) e nel 2022 dovrebbe leggermente diminuire.

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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(*) Rapporto tra spesa per interessi e stock di debito pubblico dell’anno precedente.

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2021 è sceso al 1,6% nell’eurozona, anche per le misure di sostegno straordinario intraprese dalla Bce (programma Pepp) e dovrebbe rimanere invariato nel 2022 (era il 4,7% nel 2008). Tutti i Paesi hanno beneficiato in questi anni della riduzione dei tassi di interesse, ma l’Italia (2,4% nel 2021 e 2,5% nel 2022)  mostra il valore più alto in assoluto, dovuto alle emissioni di titoli di Stato poliennali effettuate in passato a tassi di interesse molto elevati rispetto ai livelli attuali. Ciò comporta un aggravio di spesa annuale per interessi, maggiore di quello sopportato da altri Paesi.

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021 (previsione e consuntivo) e 2022 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2021, è proseguito l’aumento della spesa per investimenti pubblici nell’eurozona (3%), con una previsione del 3,1% per il 2022, avvicinandosi al 3,4% del 2010. L’Italia (2,9%), anche se in buona compagnia, è ancora al di sotto della media. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza che si avvale del finanziamento straordinario del Recovery Fund (sovvenzioni e prestiti), dovrebbe consentire di arrivare al 3,1% nel 2022.

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