Confronti internazionali

(aggiornato il 27 aprile 2017)

Fonte: Eurostat

Con la diffusione dei dati della procedura per deficit eccessivi (PDE) e l’aggiornamento del database Eurostat dei conti economici nazionali è possibile tracciare un bilancio consuntivo dell’anno appena trascorso, verificare lo scostamento rispetto alle previsioni e analizzare lo scenario macroeconomico che si prospetta per l’anno in corso nell’area dell’Euro.

 Previsioni 2017

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2017  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Nel 2016 il Pil nominale dell’eurozona dovrebbe aumentare del 2,9%. Tra i principali Paesi, a crescere maggiormente saranno l’Irlanda (+5,5%) e la Spagna (+4,1%). Fanalino di coda l’Italia (+2,3%).
L’avanzo primario dovrebbe crescere a 90 miliardi di euro e resta sostanzialmente stabile la spesa per interessi. Il rapporto deficit/Pil dovrebbe scendere all’1,3% con la sola Spagna (-3,1%) ancora dentro la procedura per deficit eccessivi. In calo al 90% del Pil anche il debito pubblico.

Consuntivo 2016

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Anno 2016 (variazioni percentuali)
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Nel 2016 la crescita nell’area Euro è stata del 1,8%, con il Pil dell’Irlanda cresciuto del 5,5%. Italia al penultimo posto (+0,9%), fa meglio solo della Grecia.

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Periodo 2008-2016 (variazioni percentuali)
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Rispetto al 2008, l’anno in cui ha avuto inizio la crisi economico-finanziaria,  l’Euroarea è cresciuta del 2,8% , con 12 Paesi in positivo, tra cui Germania (+8,2%) e Francia (+5%) e 7 in flessione. L’Italia è al terzultimo posto avendo accumulato una perdita del Pil reale del 6%.

 Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2016 (valori percentuali)
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Nel 2016, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a circa 230 miliardi di euro, il debito pubblico per i 19 Paesi dell’Uem è stato di 9.819 miliardi di euro .
E’ proseguita, anche se con un ritmo minore, la riduzione avviata nel 2015, raggiungendo il 91,3% del Pil.
Tutte e tre le componenti che agiscono sulla variazione del debito/Pil hanno contribuito alla sua diminuzione.
L’effetto ‘snow ball’, che incorpora la spesa per interessi nominali, l’inflazione e la crescita reale è sceso di 0,2 punti.
L’avanzo primario, pari a 70 miliardi di euro ha contribuito per -0,7 punti e il raccordo disavanzo/debito, anch’esso positivo per 31 miliardi di euro, ha fatto scendere il rapporto debito/Pil di altri 0,3 punti.

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2016 (milioni di euro)
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L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda praticamente solo l’Italia, che nel periodo 2011-2016 ha corrisposto pagamenti per quasi 20 miliardi e altre passività per 12miliardi, per un totale di quasi 32 miliardi di euro, di cui 8,3 nel solo 2016. In misura minore sono interessati la Germania (2,6 miliardi di euro), l’Austria (2,5 miliardi) e il Belgio (2 miliardi). Da notare che alcuni Stati dell’Unione monetaria ricavano un rendimento dalla gestione dei derivati, in particolare i Paesi Bassi (11 miliardi di euro).

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea- Anni 2008-2016 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

La previsione iniziale per il 2016 (notifica EDP di aprile 2015) è stata rivista in miglioramento di 0,2%. 
Nel periodo 2008-2016 si è avuta una revisione al ribasso delle stime del Pil nominale di 0,6%, con performance peggiori per Grecia (-4,4%) e Spagna (-2,5%). Solo per Irlanda (+3,9%), Germania (+0,6%), Belgio e Portogallo (entrambe +0,3%) i risultati a consuntivo si sono rivelati mediamente migliori delle stime iniziali.

Scomposizione della differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) in Italia  – Anni 2008-2016 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

Dal 2008 al 2016 la stima iniziale del Pil italiano, contenuta nel Def (o analogo strumento del passato) e nella notifica sulla procedura per deficit eccessivi di aprile è risultata sistematicamente superiore del dato a consuntivo. L’entità  della revisione è stata mediamente nel periodo di -0,9%, di cui -0,7% dovuti a una iniziale sovrastima sulla crescita (Pil reale) e -0,3% a una imprecisa valutazione del deflatore del Pil.

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2016, il saldo primario nell’Uem è stato positivo (+0,7%), grazie soprattutto all’attivo di Grecia (+3,9% in aumento rispetto a una previsione di +1,6%), Portogallo (+2,2%), Germania (+2,1%, meglio del previsto), Irlanda (+1,7%), Italia e Paesi Bassi (+1,5% per entrambi). Le previsioni per il 2017 indicano un ulteriore rafforzamento dell’avanzo promario (+0,8%).

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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L’indebitamento è risultato pari a 1,5%,meglio della previsione iniziale (-1,8%) e dovrebbe dominuire a 1,3% nel 2017, se saranno mantenuti gli obiettivi di riduzione dei Paesi a maggior indebitamento. Solo Germania (0,8%), Grecia (0,7% invece di un deficit previsto di 2,1%) e Olanda (0,4%) hanno registrato nel 2016 un saldo positivo tra entrate e uscite. Solo Francia (che dovrebbe rientrare nel 2017) e Spagna superano ancora il 3% e sono, quindi, soggetti alla procedura per deficit eccessivi.

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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Valori positivi dei flussi finanziari, in particolar modo Grecia e Portogallo,  vanno a sommarsi all’indebitamento e, quindi, aumentano il debito pubblico. Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è risultato negativo nel 2016 (-0.3%) e sarà nullo nel 2017. In particolare Spagna, Francia, Irlanda e Finlandia hanno ridotto nel 2016 la loro posizione debitoria grazie ai flussi finanziari.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati), nel 2016 è stato di 91,3%, mezzo punto percentuale inferiore alla previsione iniziale, grazie ai risparmi conseguiti nella spesa per interessi. L’Italia (132,6%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (179%).

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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(*) Rapporto tra spesa per interessi e stock di debito pubblico dell’anno precedente.

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2016 è sceso al 2,4% nell’eurozona e tale dovrebbe rimanere nel 2017. Quasi tutti i Paesi hanno beneficiato della riduzione dei tassi di interesse, che in Italia (3%) sono tra i più alti in assoluto.

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016 (previsione e consuntivo) e 2017 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2016, la spesa per investimenti pubblici nell’eurozona (2,6%) si mantiene ai minimi degli ultimi anni (era il 3,4% nel 2010). L’Italia (2,1%) è al di sotto della media, addirittura in peggioramento rispetto alla previsione iniziale (2,2%), nonostante abbia usufruito della cosiddetta clausola sugli investimenti prevista dai Trattati, ovvero una flessibilità nel percorso di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale in cambio di maggiori investimenti pubblici. Nel 2017 la situazione dovrebbe rimanere stazionaria (2,6%), senza un vero e proprio rilancio degli investimenti.

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Previsioni 2016

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2016  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Nel 2016 il Pil nominale dell’eurozona dovrebbe aumentare del 3%, oscillando tra il 7,6% dell’Irlanda e la diminuzione di 0,7% della Grecia. Oltre alla Grecia solo la Finlandia (+1,6%) prevede una variazione inferiore a quella italiana (+2,2%).
I conti pubblici dovrebbero migliorare, con una riduzione sia dell’indebitamento netto che del debito pubblico.

Consuntivo 2015

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Anno 2015 (variazioni percentuali)
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Nel 2015 la crescita nell’area Euro è stata del 1,7%, (quasi il doppio del 2014, +0,9%) con il Pil dell’Irlanda cresciuto del 7,8%. Italia al terzultimo posto (+0,8%) e solo la Grecia in negativo (-0,2%).

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Periodo 2008-2015 (variazioni percentuali)2016_edp_fig2

Rispetto al 2008, l’anno in cui ha avuto inizio la crisi economico-finanziaria,  l’Euroarea ha recuperato quanto era stato perso (+0,3%) , con 11 Paesi in crescita, tra cui Germania (+5,9%) e Francia (+3,2%) e 9 in flessione. L’Italia è al terzultimo posto avendo accumulato una perdita del Pil reale di -7,3%.

 Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2015 (valori percentuali)
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Il debito pubblico per i 19 Paesi dell’Uem è stato di 9.671 miliardi di euro nel 2015, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a circa 230 miliardi di euro.
Per la prima volta dal 2007 si è avuta una riduzione rispetto al Pil (dal 94,4% del 2014 al 92,9% del 2015).
Tutte e tre le componenti che agiscono sulla variazione del debito/Pil hanno contribuito alla sua diminuzione.
L’effetto ‘snow ball’, che incorpora la spesa per interessi nominali, l’inflazione e la crescita reale è sceso di 0,3 punti.
L’avanzo primario, pari a 35 miliardi di euro ha contribuito per -0,3 punti e il raccordo disavanzo/debito, anch’esso positivo per 92 miliardi di euro, ha fatto scendere il rapporto debito/Pil di altri 0,9 punti.

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2015 (milioni di euro)
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L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda praticamente solo l’Italia, che nel periodo 2011-2015 ha corrisposto pagamenti per quasi 15,6 miliardi e altre passività per 8 miliardi, per un totale di quasi 24 miliardi di euro . In misura minore sono interessati la Germania (2 miliardi di euro) e l’Austria (1,3 miliardi di euro). Da notare che alcuni Stati ricavano un rendimento dalla gestione dei derivati (Paesi Bassi, Belgio, Francia, Portogallo, Grecia, Irlanda).

Articoli collegati: Nel 2015 i derivati ci sono costati altri 6,7 miliardi di euro. E non è finita qui

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea- Anni 2008-2015 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

La previsione iniziale per il 2015 (notifica EDP di aprile 2014) è stata rivista in miglioramento di 0,3%, per la prima volta dal 2008. 
Nel periodo 2008-2015 si è avuta una revisione al ribasso delle stime del Pil nominale dello 0,8%, con performance peggiori per Grecia (-5,5%) e Spagna (-3,3%). Solo per Irlanda (+0,9%), Germania (+0,8%) e Portogallo (+0,6%) i risultati a consuntivo si sono rivelati migliori delle stime iniziali.

Scomposizione della differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) in Italia  – Anni 2008-2015 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

Dal 2008 al 2015 la stima iniziale del Pil italiano, contenuta nel Def (o analogo strumento del passato) e riportata nella notifica sulla procedura per deficit eccessivi di aprile è risultata sistematicamente superiore del dato a consuntivo. L’entità  della revisione è stata mediamente nel periodo di -1,3%, di cui -1% dovuti a una revisione delle stime sulla crescita (Pil reale) e -0,3% a una imprecisa valutazione del deflatore del Pil.

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2015, il saldo primario nell’Uem è stato positivo (+0,3%), grazie soprattutto all’attivo di Germania (+2,3%, in aumento rispetto a una previsione di +1,9%), Italia (+1,6%) e Austria (+1,2%). Le previsioni per il 2016 indicano un ulteriore rafforzamento dell’avanzo promario (+0,5%).

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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L’indebitamento è risultato pari al 2,1%, in linea con le previsioni iniziali e dovrebbe dominuire al 1,8% nel 2016, se saranno mantenuti gli obiettivi di riduzione dei Paesi a maggior indebitamento. Solo la Germania ha registrato nel 2015 un saldo positivo tra entrate e uscite. Sono rimasti in 4 i Paesi che superano il 3% e, quindi, soggetti alla procedura per deficit eccessivi: Francia, Portogallo, Spagna e Grecia. Secondo le previsioni solo la Francia (3,3%) dovrebbe trovarsi con un indebitamento elevato.

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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Valori positivi dei flussi finanziari (Finlandia e Austria) vanno a sommarsi all’indebitamento e, quindi, aumentano il debito pubblico. Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è risultato negativo nel 2015 (-0.9%) e sarà nullo nel 2016. In particolare Grecia, Paesi Bassi e Irlanda hanno ridotto nel 2015 la loro posizione debitoria grazie ai flussi finanziari.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati), nel 2015 è stato di 92,9%, quasi un punto percentuale inferiore alla previsione iniziale, grazie ai risparmi conseguiti nella spesa per interessi. L’Italia (132,7%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (176,9%).

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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(*) Rapporto tra spesa per interessi e stock di debito pubblico dell’anno precedente.

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2015 è sceso al 2,6% nell’eurozona ed è previsto al 2,5% nel 2016. Quasi tutti i Paesi hanno beneficiato della riduzione dei tassi di interesse, che in Italia (3,2%) sono tra i più alti in assoluto.

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015 (previsione e consuntivo) e 2016 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2015, la spesa per investimenti pubblici nell’eurozona (2,7%) si mantiene ai minimi degli ultimi anni (era il 3,4% nel 2010). La cifra dovrebbe contrarsi ulteriormente nel 2016 (2,6%).

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Consuntivo 2014

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Anno 2014 (variazioni percentuali)
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Nel 2014 la crescita nell’area Euro è stata dello 0,9%, con il Pil dell’Irlanda cresciuto del 4,8%. Solo 3 Paesi hanno avuto una crescita negativa tra cui l’Italia (-0,4%).

 La crescita del Pil nell’area dell’Euro – Periodo 2008-2014 (variazioni percentuali)2015_edp_fig2

Rispetto al 2008, l’anno in cui ha avuto inizio la crisi economico-finanziaria,  l’Euroarea ha ceduto l’1,4%, con 10 Paesi in crescita, tra cui Germania (+3,9%) e Francia (+2%) e 9 in flessione. L’Italia è al terzultimo posto avendo accumulato una perdita del Pil reale di -8%.

 Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2014 (valori percentuali)
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Il debito pubblico per i 19 Paesi dell’Uem ha raggiunto 9,533 miliardi di euro nel 2014, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a circa 240 miliardi di euro.
Negli ultimi 4 anni è passato da 83,8% del Pil del 2010 a 94,2% del 2014. Nel 2014 l’avanzo primario torna ad essere leggermente positivo, per la prima volta dal 2008.
Nel 2014 il debito pubblico è aumentato di quasi 1 punto percentuale rispetto al Pil. Tale aumento è dovuto per 0,9 punti all’effetto ‘snow ball’ e per 0,3 punti al raccordo disavanzo/debito. L’avanzo primario consente di ridurre la variazione del debito di 0,2 punti.
A sua volta l’effetto ‘snow ball’ è la somma della spesa per interessi nominali (+2,6), l’inflazione (-0,9) e la crescita  (-0,8).

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2014 (milioni di euro)
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L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda praticamente solo l’Italia, che nel periodo 2011-2014 ha corrisposto pagamenti per 12,4 miliardi e altre passività per 4,5 miliardi, per un totale di 16,9 miliardi di euro . In misura minore sono interessati i Paesi Bassi e l’Austria (circa 2 miliardi di euro) e la Germania (quasi 1 miliardo di euro).

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea- Anni 2008-2014 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

La previsione iniziale per il 2014 (notifica EDP di aprile 2014) è stata rivista in peggioramento in tutti i paesi dell’Euroarea ad eccezione dell’Irlanda (+3,3%) e Portogallo (+0,2%). Il Pil nominale per il totale UEM è risultato inferiore dello 0,7%. 
Nel periodo 2008-2014 si è avuta una revisione al ribasso delle stime del Pil nominale dello 0,9%, con performance peggiori per Grecia (-5,1%) e Spagna (-3%). Solo in Germania (+0,7%) e Portogallo (+0,5%) i risultati a consuntivo si sono rivelati migliori delle stime iniziali.

Scomposizione della differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) in Italia  – Anni 2008-2014 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

Dal 2008 al 2014 la stima iniziale del Pil italiano, contenuta nel Def (o analogo strumento del passato) e riportata nella notifica sulla procedura per deficit eccessivi di aprile è risultata sistematicamente superiore del dato a consuntivo. L’entità  della revisione è stata mediamente nel periodo di -1,3%, di cui -1% dovuti a una revisione delle stime sulla crescita (Pil reale) e -0,3% a un’errata valutazione del deflatore del Pil.

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
2015_edp_fig6

Nel 2014, per la prima volta dal 2008, il saldo primario nell’Uem è tornato positivo (+0,2%), grazie soprattutto all’attivo di Germania (+2,4%) e Italia (+1,6%). Le previsioni per il 2015 indicano +0,4%.

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
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L’indebitamento è risultato pari al 2,4%, in linea con le previsioni iniziali e dovrebbe dominuire al 2,1% nel 2015. Solo la Germania ha registrato nel 2014 un saldo positivo tra entrate e uscite. Sono 9 i Paesi che superano il 3% e, quindi, soggetti alla procedura per deficit eccessivi: Finlandia, Belgio, Grecia, Francia, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Cipro. Ben 6 di essi dovrebbero rientrare nel corso del 2015, rimanendo fuori solo Finlandia, Francia e Spagna.

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
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Valori positivi dei flussi finanziari vanno a sommarsi all’indebitamento e, quindi, aumentano il debito pubblico. Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è risultato leggermente positivo nel 2014 e sarà leggermente negativo nel 2015. Irlanda, Grecia, Portogallo e Paesi bassi hanno ridotto nel 2014 la loro posizione debitoria grazie ai flussi finanziari. La situazione opposta si è verificata per Austria, Italia, Finlandia, Germania, Belgio e Spagna.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
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Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati) ha raggiunto nel 2014 il livello di 94,2%, leggermente inferiore alla previsione iniziale grazie ai risparmi conseguiti nella spesa per interessi. L’Italia (132,1%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (177,1%).

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
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(*) Rapporto tra spesa per interessi e stock di debito pubblico dell’anno precedente.

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2014 è sceso al 2,9% nell’eurozona ed è previsto al 2,7% nel 2015. Quasi tutti i Paesi hanno beneficiato della riduzione dei tassi di interesse, che in Italia (3,6%) sono tra i più alti in assoluto, superati solo nel Portogallo (3,9%).

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2014 (previsione e consuntivo) e 2015 (previsione) –  (valori percentuali)
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Ancora in diminuzione nel 2014 gli investimenti nell’eurozona (2,7%) rispetto al 2010 (3,4%). La cifra dovrebbe stabilizzarsi nel 2015. L’ampio scarto tra previsioni e consuntivo dipende unicamente dalla diversa definizione di investimenti contenuta nel Sec2010 rispetto al Sec1995.

 Previsioni 2015

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2015  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Il 2015 dovrebbe segnare la definitiva uscita dei Paesi dell’euro dalla crisi economica. In termini nominali il Pil dovrebbe aumentare del 2,7%, oscillando tra il 6,9% dell’Irlanda e l’1,3% della Finlandia. L’Italia (1,4%) è al penultimo posto.
I conti pubblici dovrebbero migliorare, con una riduzione sia dell’indebitamento netto che del debito pubblico.
Anche per quest’anno si tratterà di verificare se le stime governative si riveleranno troppo ottimistiche o se il vento favorevole del quadro macroeconomico internazionale (prezzo del petrolio, cambio euro-dollaro, tassi di interesse bassi, quantitative easing della Bce) consentirà di rispettare gli obiettivi.

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