Confronti internazionali

(aggiornato il 24 ottobre 2021)

Fonte: Eurostat

Con la diffusione dei dati della procedura per deficit eccessivi (PDE) e l’aggiornamento del database Eurostat dei conti economici nazionali è possibile tracciare (ad aprile) un bilancio consuntivo dell’anno appena trascorso o valutare (ad ottobre) il quadro macroeconomico previsionale  per l’anno in corso, verificando lo scostamento rispetto alle previsioni delle principali determinanti della finanza pubblica nell’area dell’Euro.

Previsioni 2021 (settembre) e 2022

Documento programmatico di bilancio – previsioni di crescita nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021-2022  –  (valori percentuali)
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Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Quadro previsionale riassuntivo dell’Eurozona  – 2020-2021  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Con l’aggiornamento delle previsioni per il 2021, notificate a Eurostat il 30 settembre scorso e la trasmissione alla Commissione del Quadro programmatico di bilancio 2022, avvenuta il 15 ottobre, si delinea il quadro della crescita e dei conti pubblici nell’Eurozona per l’anno in corso e per il successivo.
Nel 2021, il Pil reale dell’eurozona dovrebbe recuperare il 5,3% (dopo la caduta del 6,5% dovuta alla pandemia), con l’Irlanda al +15,6% e la Finlandia al +3,3%. Il recupero del 2021 non è stato sufficiente a coprire le perdite del 2020 (tranne che per Irlanda e Finlandia), con un gap residuale consistente in Spagna (-5%), POrtogallo (-4%) e Italia (-3,5%). Solo alla fine del 2022 con una crescita media del 4,3% il Pil dell’Eurozona tornerà a superare il livello del 2019.
Quello che sta accadendo in Irlanda ha però del clamoroso. Nel 2021 il Pil cresce del 15,6% (più del tasso nominale, quindi con prezzi in diminuzione), con un contributo negativo della domanda interna (-16,6%) e un boom delle esportazioni nette (+32,5%), in prevalenza  delle multinazionali che hanno sede in Irlanda e trasferiscono i profitti altrove. Nel Dpb irlandese si legge che “i dati disponibili confermano che gran parte del settore multinazionale di proprietà straniera ha continuato a funzionare bene durante la terza ondata con, in alcuni casi, un forte incremento della produzione per la domanda legata alla pandemia”. Un sistema economico malato, controllato da prenditori privati che  danneggiano tutta Europa.
Nel 2021, il disavanzo primario, causato dagli interventi pubblici messi in campo dagli Stati per fronteggiare l’emergenza sanitaria, sostenere l’economia e garantire la tenuta sociale, dovrebbe sfiorare i 750 miliardi di euro (quasi 100 in più del 2020), di cui 241 in Germania, 173 miliardi in Francia, 107 in Italia e 77 in Spagna.
La spesa per interessi, grazie anche alle misure straordinarie adottate dalla Bce, si mantiene invariata, con l’onere maggiore che ricade sull’Italia (60 miliardi, più di un terzo del totale dell’Eurozona).
Il rapporto deficit/Pil raggiunge il  -7,6%, con Grecia, Italia, Francia e Spagna ben al di sopra della media .
Il debito pubblico, nonostante i 66 miliardi di flussi finanziari positivi (raccordo disavanzo-debito),  supera i 12 mila miliardi di euro, per la prima volta oltre il 100% del Pil, quasi un punto in più del 2020.
Rispetto alle stime di aprile, il quadro macroeconomico dell’eurozona è in netto miglioramento: disavanzo primario 93 miliardi di euro, indebitamento netto 90 miliardi, raccordo disavanzo/debito 15 miliardi, debito pubblico 105 miliardi.
Il Pil (nominale) è rivisto in aumento di 223 miliardi, di cui 68 in Germania, 41 in Italia, 28 nei Paesi Bassi e 20 in Francia.

Previsioni 2021 (aprile)

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2021  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Nel 2021 il Pil nominale dell’eurozona dovrebbe aumentare del 5,4%, un rimbalzo dovuto al crollo del 2020 causato dall’emergenza sanitaria. Tra i principali Paesi, a crescere maggiormente saranno la Spagna (+10,8%, che dovrebbe così recuperare il livello del 2019), Francia e Irlanda (+6,2%). La crescita nominale dell’Italia (+5,2%) dovrebbe essere di poco inferiore a quella dell’Eurozona e superiore a quella della Germania, che tuttavia ha avuto una perdita più contenuta nel 2020.
Il disavanzo primario tocca gli 844 miliardi di euro (sono stati 648 miliardi nel 2020) e la  spesa per interessi è ancora in calo. Il rapporto deficit/Pil peggiora da -7,2% a -8,5%, con l’Italia che ha il triste primato di -11,7% (la procedura per deficit eccessivi è sospesa dallo scorso anno). Il debito pubblico al lordo degli aiuti tra Paesi, tocca i 12,3 trilioni di euro e ha superato la soglia del 100% del Pil .

Consuntivo 2020

 L’andamento del Pil reale nell’area dell’Euro – Anno 2020 (variazioni percentuali)
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Nel 2020 la diminuzione del Pil nell’area Euro è stata del 6,6%, con la sola Irlanda in positivo (+3,4%). Peggio dell’Italia (-8,9%) ha fatto solo la Spagna (-10,8%).

 L’andamento del Pil reale nell’area dell’Euro – Periodo 2008-2020 (variazioni percentuali)
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Rispetto al 2008, l’anno in cui ha avuto inizio la grande recessione,  l’Euroarea è cresciuta del 2,3% , con 6 Paesi in doppia cifra guidati dall’Irlanda, la cui performance è ‘drogata’ dalle agevolazioni fiscali di cui godono le multinazionali. L’Italia è tra i 4 Paesi che ancora devono recuperare il gap, al penultimo posto (-11,5%).

 Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2020 (valori percentuali)
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Nel 2020, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a circa 230 miliardi di euro, il debito pubblico per i 19 Paesi dell’Uem è stato di 11.335 miliardi di euro, in aumento di oltre 1.000 miliardi rispetto al 2019 (tutti i Paesi hanno attuato interventi per fronteggiare la crisi economica conseguente al lockdown e alle restrizioni imposte dalla pandemia).
Si è pertanto interrotto il percorso di riduzione avviato nel 2015, con il rapporto rispetto al Pil passato bruscamente da 85,8% del 2019 a 100% (+14,2 punti in un anno).
L’effetto ‘snow ball’, che incorpora la spesa per interessi nominali, l’inflazione e la crescita reale (negativa nel 2020) è aumentato di 6,2 punti. Il disavanzo primario ha contribuito per 5,7 punti mentre il raccordo disavanzo/debito, negativo per quasi 260 miliardi di euro, ha fatto salirere il rapporto debito/Pil di 2,3 punti.

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2020 (milioni di euro)
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L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda quasi esclusivamente l’Italia, che nel periodo 2011-2020 ha corrisposto pagamenti per 31,8 miliardi e altre passività per 17,7 miliardi, per un totale di 49,5 miliardi di euro, di cui 4,4 nel  2020. In misura minore sono interessati la Germania (7,4 miliardi di euro), l’Austria (4,8 miliardi) e il Belgio (1,9 miliardi). Da notare che alcuni Stati dell’Unione monetaria hanno ricavato un rendimento dalla gestione dei derivati, in particolare i Paesi Bassi (23,8 miliardi di euro).

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea- Anni 2008-2020 (valori percentuali)
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(*) Negli anni in cui la stima iniziale era riferita al Sec 1995 e quella finale al Sec2010 è stato applicato il coefficiente di rivalutazione ricavabile dal confronto tra le due serie. Per il 2014 è stato utilizzato il coefficiente di rivalutazione del 2013.

La previsione iniziale per il 2020 (notifica EDP di aprile 2020, integrata dalle previsioni di primavera della Commissione europea) è stata rivista in miglioramento di 0,2%, nonostante il peggioramento della situazione pandemica, con cali più consistenti in Grecia (-9,1%), Portogallo (-7,7%), Austria (-4,6%), Paesi Bassi (-4,5%). 
Nel periodo 2008-2018 si è avuta mediamente una revisione al ribasso delle stime del Pil nominale di 0,2%, con performance peggiori per Grecia (-4,4%) e Spagna (-1,9%). Solo per Irlanda (+5,8%), Belgio (+1%), Germania (+0,4%) e Portogallo (+0,3%).

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2020, il saldo primario nell’Uem è stato negativo (-5,7%) e in linea con la previsione iniziale, con i maggiori disavanzi in Spagna (-8,7%), Francia (-7,9%), Austria (-7,5%) e Belgio (-7,4%). Le previsioni per il 2021 indicano un ulteriore peggioramento (-7,1%), con i maggiori disavanzi ascrivibili a Italia (-8,4%) e Germania (-8,3%).

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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L’indebitamento è risultato pari a 7,2% del Pil, leggermente migliore della previsione iniziale. ma  dovrebbe peggiorare a 8,5% nel 2021, a causa del perdurare dell’emergenza pandemica che non ha consentito una stabilizzazione dei bilanci pubblici. Tutti i Paesi dell’Uem hanno fatto registrare nel 2020 valori superiori alla soglia del 3%, ma la procedura per deficit eccessivi è temporaneamente sospesa. L’Italia ha avuto il terzo più alto indebitamento nel 2020 (9,5% rispetto al previsto 10,4%) e il peggiore del 2021 (11,7%).

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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Valori positivi dei flussi finanziari, nel 2020 ovunque tranne che in Irlanda e Grecia,  sono andati a sommarsi all’indebitamento e, quindi, ad aumentare il debito pubblico. Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è stato di 2,3% nel 2020 (quasi 260 miliardi di euro), mentre nel 2021 dovrebbe cambiare di segno (-0,4%). In particolare Portogallo, Germania e Finlandia hanno aumentato in misura consistente nel 2020 la loro posizione debitoria a causa dei flussi finanziari, non ricompresi nel calcolo dell’indebitamento.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati), nel 2020 è salito al 100%, 1,5 punti in più rispetto alla previsione iniziale. L’Italia (155,8%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (205,6%) e nel 2021 dovrebbe ulteriormente crescere.

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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(*) Rapporto tra spesa per interessi e stock di debito pubblico dell’anno precedente.

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2020 è sceso al 1,8% nell’eurozona e dovrebbe ulteriormente calare al 1,5% nel 2021 (era il 4,7% nel 2008), anche per le misure di sostegno straordinario intraprese dalla Bce (programma Pepp). Tutti i Paesi hanno beneficiato in questi anni della riduzione dei tassi di interesse, ma l’Italia (2,4%)  mostra il valore più alto in assoluto, dovuto alle emissioni di titoli di Stato poliennali effettuate in passato a tassi di interesse molto elevati rispetto ai livelli attuali. Ciò comporta un aggravio di spesa annuale per interessi, maggiore di quello sopportato da altri Paesi.

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020 (previsione e consuntivo) e 2021 (previsione) –  (valori percentuali)
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Nel 2020, nonostante la crisi pandemica, è proseguito l’aumento della spesa per investimenti pubblici nell’eurozona (3,1%), che dovrebbe proseguire anche nel 2021 (3,3%), avvicinandosi ai livelli raggiunti in precedenza (era il 3,4% nel 2010). L’Italia (2,7%), anche se in buona compagnia, è al di sotto della media. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza che si avvale del finanziamento straordinario del Recovery Fund (sovvenzioni e prestiti), dovrebbe consentire di arrivare al 3,2% nel 2021.

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Previsioni 2020 (settembre) e 2021

Documento programmatico di bilancio – previsioni di crescita nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020-2021  –  (valori percentuali)
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Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2020  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Quadro previsionale riassuntivo dell’Eurozona  – 2019-2020  –  (milioni di euro e valori percentuali)
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Con l’aggiornamento delle previsioni per il 2020, notificate a Eurostat il 30 settembre scorso e la trasmissione alla Commissione del Quadro programmatico di bilancio 2021, avvenuta il 15 ottobre, si delinea il quadro della crescita e dei conti pubblici nell’Eurozona per l’anno in corso e per il successivo, pur nell’incertezza generata dalla recrudescenza della pandemia.
Nel 2020, il Pil reale dell’eurozona dovrebbe diminuire del 7,7%, con un calo che varia dal 2,4% dell’Irlanda all’11,2% della Spagna. Il recupero del 2021 dovrebbe essere del 5,9%, insufficiente a coprire la perdita del 2020. In tutti i Paesi, alla fine del prossimo anno non si riuscirà a recuperare il livello del 2019, con il Portogallo (-3,6%) e l’Italia (-3,5%) che presentano il maggiore ritardo.
Nel 2020, il disavanzo primario, causato dagli interventi pubblici messi in campo dagli Stati per fronteggiare l’emergenza sanitaria, sostenere l’economia e garantire la tenuta sociale, dovrebbe sfiorare gli 800 miliardi di euro, con quasi 200 miliardi in Francia, 180 in Germania, 120 in Italia e 100 in Spagna.
La spesa per interessi, grazie anche alle misure straordinarie adottate dalla Bce, è inferiore al previsto, con l’onere maggiore che ricade sull’Italia (58 miliardi, un terzo del totale dell’Eurozona).
Il rapporto deficit/Pil raggiunge il  -8,7%, con Spagna, Italia, Belgio e Francia al di sopra del 10% .
Il debito pubblico, al quale contribuiscono i 120 miliardi del raccordo disavanzo-debito (flussi finanziari),  supera gli 11 mila miliardi di euro, il 101,5% del Pil, in forte aumento rispetto all’85,9% del 2019 (circa 1.100 miliardi di euro in più).
Rispetto alle stime di aprile, il disavanzo primario dell’eurozona peggiora di 37 miliardi di euro, la spesa per interessi si riduce di 13,5 miliardi e, quindi, l’indebitamento aumenta di ulteriori 23,5 miliardi, mentre il debito risulta più contenuto di 114 miliardi, per il contenimento dei flussi finanziari.
Il Pil (nominale) è rivisto in aumento di quasi 22 miliardi, di cui 20 dovuti al miglioramento delle stime tedesche.

A causa dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, la notifica di primavera 2020 è stata largamente incompleta, non consentendo le valutazioni effettuate ogni anno.

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Confronti internazionali 2018-2019

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