240 mila morti in più in Europa nei primi mesi del 2015, per cause ignote

di Franco Mostacci
pubblicato sul Foglietto della Ricerca

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Il dato è tratto e sgombera il campo da qualsiasi altra ipotesi. L’Istat ha certificato che nel 2015 in Italia ci sono stati 54 mila morti in più rispetto all’anno prima. Il tasso di mortalità è il 10,7 per mille, il più alto misurato dal secondo dopoguerra in poi, con un aumento concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni).

Per l’Istat, “il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza “.

Sulla stessa linea il professor Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità, che ha dichiarato ad Adn Kronos: “E’ probabile che i dati sulla mortalità della popolazione più anziana e fragile, dopo aver usufruito di un trend positivo nel 2013-2014, siano stati influenzati anche da due eventi accaduti proprio nel 2015: il caldo record (a luglio, ndr) e il drammatico calo della copertura vaccinale anti-influenza”.

Motivazioni fin troppo generiche di fronte a una ecatombe di questa portata, che ha interessato tutta l’Europa.

La maggior parte dei decessi è avvenuta tra i mesi di gennaio e aprile del 2015 (figura 1), in cui sono morte circa 240.000 persone in più rispetto ai primi quattro mesi del 2014 (+14%)[1].

La stagione influenzale 2014-2015 non era iniziata sotto i migliori auspici, dopo i sospetti che la somministrazione di un vaccino potesse aver provocato 19 morti.

Nonostante le pronte rassicurazioni da parte delle autorità sanitarie, la psicosi ha fatto registrare un calo della copertura vaccinale dal 15,6% al 13,6% per l’intera popolazione italiana e ancora più consistente per le persone di almeno 65 anni (dal 55,4% al 48,6%).

Se, però, si confronta la diminuzione delle vaccinazioni con l’aumento della mortalità nelle diverse regioni non si riscontra una forte correlazione tra i due fenomeni (figura 2). Anzi. Nelle regioni del nord, dove il calo della copertura vaccinale per le persone in età anziana è stato più contenuto (nella Provincia autonoma di Bolzano sono addirittura aumentate), si è registrato un maggior incremento dei decessi. Viceversa, in Abruzzo, dove si è avuta una diminuzione del 16% delle vaccinazioni, l’aumento dei morti è inferiore alla media nazionale[2].

D’altronde, stando all’ultimo rapporto epidemiologico settimanale FluNews della scorsa stagione, in totale si sono verificati 648 casi gravi, di cui 163 deceduti. L’influenza spiegherebbe, quindi, meno dell’1% delle morti in più avvenute in Italia tra gennaio e aprile del 2015.

Qualche dettaglio in più si ricava dal Bilan Dèmographique 2015 dell’Insee, l’Istituto statistico francese, che prova a spiegare i 24.000 morti in più che si sono verificati Oltralpe nei primi tre mesi del 2015: “le vaccin n’était pas efficace contre certains virus et la couverture vaccinale des personnes de plus de 65 ans a baissé. En outre, le virus majoritaire lors de cet épisode est connu pour avoir provoqué des complications chez les personnes fragiles”.

In definitiva, se è stata l’influenza a portarsi via – al pari di una guerra – quasi 28mila persone in più in Italia e circa 240mila in Europa, come sembra desumersi da diverse dichiarazioni, perchè non vengono pubblicati dati incontestabili e quale ruolo hanno svolto in questa vicenda i vaccini? Se, invece, non fosse stata l’influenza, cosa è avvenuto nei primi mesi dello scorso anno?

La ragione per cui sono morte frotte di persone in età avanzata, al momento resta avvolta nel mistero.

Eppure, nella società dell’informazione e dei Big Data non dovrebbe essere difficile incrociare i dati su ricoveri ospedalieri, prescrizioni mediche, spesa farmaceutica, assistenza agli anziani e quant’altro, per formulare un’ipotesi plausibile su quanto è avvenuto, anche in un’ottica di prevenzione. Non ha molto senso dover attendere due anni per lo spoglio dei questionari cartacei sulle cause di morte, sperando che alla fine non si scopra che le persone siano decedute per arresto cardiaco.

[1] La cifra si ottiene sommando i dati di Italia, Germania, Inghilterra e Galles, Francia e Spagna a una proiezione per gli altri Paesi dell’Unione europea ottenuta applicando al numero dei decessi avvenuti nel 2014 la variazione media registrata nei 5 grandi Paesi (+14%).

[2]Per avere un quadro più preciso bisognerebbe mettere a confronto gruppi di popolazione omogenei per età, ma i relativi dati sono solo nella disponibilità di chi li detiene.

Figura 1 – Decessi in Europa nei primi 4 mesi del 2014 e 2015(*)
Decessi fig1
(*) Il dato 2015 per gli Altri Paesi UE è stato ricavato applicando al numero dei decessi 2014 la variazione registrata nei 5 grandi Paesi.
Fonte: elaborazioni su dati Eurostat e Istituti statistici nazionali

Figura 2 – Diminuzione della copertura vaccinale (persone sopra i 65 anni) e aumento dei decessi nei primi 4 mesi del 2015
Decessi fig2Fonte: elaborazioni su dati Istat e Ministero della Salute