Confronti internazionali

(aggiornato il 28 maggio 2026)

Fonte: Eurostat

Con la diffusione dei dati della procedura per deficit eccessivi (PDE) e l’aggiornamento del database Eurostat dei conti economici nazionali è possibile tracciare (ad aprile) un bilancio consuntivo dell’anno appena trascorso o valutare (ad ottobre) il quadro macroeconomico previsionale  per l’anno in corso, verificando lo scostamento rispetto alle previsioni delle principali determinanti della finanza pubblica nell’area dell’Euro.

Previsioni 2026 (aprile)

Quadro macroeconomico previsionale nei principali Paesi dell’Eurozona  – 2026  –  (milioni di euro e valori percentuali)

Nel 2026 il Pil nominale dell’eurozona dovrebbe aumentare del 3,4%, ma solo lo 0,9% sarà la crescita reale, mentre la restante parte è dovuta all’aumento dei prezzi. Tra i principali Paesi, a crescere maggiormente saranno
Portogallo, Irlanda, Grecia, Paesi Bassi e Spagna, tutti sopra il 4%. La crescita nominale dell’Italia (+2,4%, di cui 0,5% reale) è di poco superiore alla sola Francia.
Il disavanzo primario è di 234 miliardi di euro (sono stati 162 nel 2025) e la spesa per interessi sale a 331 miliardi, il valore più alto dal 2011, nonostante i tassi Bce abbiano continuato a scendere anche lo scorso anno. Il rapporto deficit/Pil aumenta a -3,4%, con Francia e Belgio al -5% e Germania al -4,2%, quindi in procedura di infrazione per deficit eccessivo. Il debito pubblico al lordo degli aiuti tra Paesi, sfiora i 15 trilioni di euro, il 90% del Pil.

Consuntivo 2025

L’andamento del Pil reale nell’area dell’Euro – Anno 2025 (variazioni percentuali)

Nel 2025 l’aumento del Pil nell’area Euro è stato di 1,4%, con l’Irlanda incredibilmente a +12,3% grazie al gigantesco export della farmaceutica (prima dell’introduzione dei dazi). In coda l’Italia (+0,5%), Germania e Finlandia (+0,2%).

Scomposizione della variazione del debito pubblico dell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2026 (valori percentuali)

Nel 2025, al lordo degli aiuti internazionali concessi ai paesi dell’area che ammontano a 213 miliardi di euro, il debito pubblico per i 21 Paesi dell’Uem è stato di 13.945 miliardi di euro, in aumento di 657miliardi rispetto al 2024.
Il percorso di riduzione rispetto al Pil si è interrotto, con il rapporto in aumento a 88,7%.
L’effetto ‘snow ball’, che incorpora la spesa per interessi nominali, l’inflazione e la crescita reale è negativo per 1,4 punti. Il disavanzo primario ha contribuito per 1 punto mentre il raccordo disavanzo/debito per 1,2 punti.
Nel 2026 dovrebbe continuare a crescere il debito rispetto al Pil, per l’aumento del disavanzo primario e del raccordo disavanzo/debito
cumulativamente superiori alla riduzione dello snow ball.

Esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Unione Monetaria Europea – Anni 2011-2023 (milioni di euro)

L’esposizione in strumenti finanziari derivati nell’Euroarea riguarda quasi esclusivamente l’Italia, che nel periodo 2011-2025 ha corrisposto pagamenti per 35,6 miliardi e altre passività per 13,4 miliardi, per un totale di 49 miliardi di euro. L’esborso si è congelato negli ultimi anni, per l’aumento dei tassi di interesse che hanno reso meno onerosi gli swap. L’Italia non ne ha comunque tratto alcun beneficio, perchè parallelamente è aumentata la spesa per interessi. In misura minore sono interessati la Germania (20,2 miliardi di euro), l’Austria (5,6 miliardi) e la Spagna (2,7 miliardi). Da notare che alcuni Stati dell’Unione monetaria hanno ricavato un rendimento dalla gestione dei derivati, in particolare i Paesi Bassi (27 miliardi di euro).

Confronto previsioni e consuntivo

Differenza tra stima iniziale e dato finale del Pil nominale (*) nei principali Paesi dell’Euroarea – Anni 2008-2023 (valori percentuali)

La previsione iniziale per il 2025 (notifica EDP di aprile 2025, integrata dalle previsioni di primavera della Commissione europea) è stata rivista in miglioramento di 1%, con tutti i Paesi (ad eccezione di Finlandia e Paesi Bassi) che erano stati più prudenti nel valutare l’aumento, viste le incertezze del quadro internazionale.
Nel periodo 2008-2025 si è avuta mediamente una revisione al rialzo delle stime del Pil nominale di 0,9%, con performance peggiori per Grecia (-2%), Finlandia (-0,6%) e Spagna (-0,4%). Solo per l’Irlanda (+6,6%) i risultati a consuntivo sono stati nettamente migliori.
Per l’Italia, fino al 2014 le previsoni erano soprastimate rispetto al consuntivo, ma dal 2015 in poi la tendenza si è invertita, preferendo una maggiore cautela iniziale.

Saldo primario in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

Nel 2025, il saldo primario nell’Uem è stato negativo (-1%); i maggiori disavanzi si sono avuti in Belgio e Francia (-2,9%), con pochi Paesi in avanzo. Le previsioni per il 2026 indicano un peggioramento (-1,4%), con l’Italia in controtendenza da +0,8% a +1,2%.

Indebitamento in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

L’indebitamento è risultato pari a 2,9% del Pil, meglio della previsione iniziale. Alcuni Paesi dell’Uem e tra questi Belgio, Francia, Austria, Finlandia e Italia hanno fatto registrare nel 2025 valori superiori alla soglia del 3% e non sono potuti uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivi. Nel 2026 l’indebitamento netto salirà al -3,4%, a causa della Germania (in aumento a -4,2%).

Raccordo disavanzo-debito in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

Per l’eurozona nel suo complesso il raccordo disavanzo-debito è stato positivo nel 2025 (+1,2% del Pil) e dovrebbe ridursi a +0,9% nel 2026 (circa 140 miliardi). Le differenze tra i Paesi sono notevoli, anche se nessuno di essi ha ridotto nel 2025 la propria posizione debitoria per i flussi finanziari non ricompresi nel calcolo dell’indebitamento.
Per l’Italia ha inciso in misura rilevante il disallineamento tra competenza (deficit) e cassa (debito) dei crediti fiscali del superbonus.

Debito pubblico in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

Il debito pubblico dell’eurozona, al lordo dei finanziamenti tra Paesi (partecipazione ai fondi salva-Stati), nel 2025 aumenta al 88,7%, essendosi ridotto l’effetto inflazione che agisce sul Pil nominale. L’Italia (137,1%) ha il secondo maggior debito dopo la Grecia (146,1%). Nel 2026 il rapporto debito/Pil  dovrebbe aumentare (90,1%), con situazioni difformi da Paese a Paese.

Tasso di interesse implicito(*) nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

Il tasso medio di interesse sul debito pubblico nel 2025 è stabile al 2,2% nell’eurozona e dovrebbe crescere a 2,3% nel 2026, salvo un deteriorarsi della situazione internazionale. Tutti i Paesi hanno beneficiato in questi anni della riduzione dei tassi di interesse (era il 4,7% nel 2008), ma l’Italia (3%) mostra il valore più alto in assoluto, dovuto alle emissioni di titoli di Stato poliennali effettuate in passato a tassi di interesse molto elevati rispetto ai livelli attuali. Ciò comporta un aggravio di spesa annuale per interessi, maggiore di quello sopportato da altri Paesi.

Investimenti in rapporto al Pil nei principali Paesi dell’Eurozona – 2025 (previsione e consuntivo) e 2026 (previsione) – (valori percentuali)

Nel 2025, è aumentata al 3,6% del Pil la spesa per investimenti pubblici dell’eurozona, con un’ulteriore crescita al 3,7% prevista per il 2026, ai valori massimi della serie storica. L’Italia è in linea con la media europea, grazie soprattutto all’effetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si avvale del finanziamento straordinario del Recovery Fund (sovvenzioni e prestiti). Ben maggiore la spinta degli investimenti pubblici in Grecia, Finlandia e Francia.

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